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Non poche persone sono spiacevolmente sorprese nel vedere che nostri luoghi di culto sono usati anche per culti non cattolici. Bisogna rendersi conto che le popolazioni sono ormai molto mischiate e che la domanda di luoghi di preghiera, in sé buona, è frequente e ragionevolmente motivata, sicché le differenze confessionali cristiane possono essere caritativamente tollerate.

Certo problemi più seri sorgono davanti a richieste da parte di culti non cristiani. Per questo in molti luoghi (specie in ambienti ospedalieri e universitari) vengono aperte delle aule speciali, anonime, destinate a raccoglimento o preghiera, a favore di persone di culti non cristiani o anche di persone che si dicono religiose senza appartenenza a culti riconosciuti.

E’ bene alimentare la religiosità in un momento in cui questa viene vista con sufficienza, se non proprio combattuta.

Anche tra noi Italiani, battezzati al 95%, coloro che si qualificano cristiani sono il 75%, mentre i praticanti sono il 25%.

Del resto è evidente il crollo quasi generale della pratica morale cristiana, che dimostra la scissione tra fede e prassi e fa dubitare della fede dei più.

Tuttavia resta nella maggioranza della nostra popolazione un senso religioso diffuso, che può diventare facilmente invocazione o preghiera, per lo più indirizzata a Dio, talvolta semplicemente all’Essere Superiore Indeterminato, al Divino.

La stessa cosa si verifica in persone nate e cresciute in ambienti non permeati del cristianesimo e questo ci induce a favorire occasioni in cui il lucignolo fumigante della religiosità trovi un minimo alimento per non spegnersi del tutto.

Don Ennio Innocenti

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