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E’ risaputo che nel Seicento, l’equilibrio tra l’Impero, ereditato da Carlo Magno sotto l’insegna del “Sacro”, e i nuovi potenti Stati cinquecenteschi si ruppe e l’Europa del Nord ritrovò solo molto faticosamente le vie di una fragile pace (l’Italia fu in massima parte immune da quelle guerre).

Fu per le popolazioni nordeuropee un periodo più che trentennale di d’immani sofferenze con almeno dieci milioni di morti, causati non tanto dalle nuove armi e dalle tecniche di guerra quanto dai danni provocati all’economia col seguito di carestie e malattie (queste lambirono anche l’Italia) e dalla depressione morale con terribili conseguenze nella convivenza.

Queste guerre furono condotte da generali tutti prezzolati, boemi, tedeschi, francesi, spagnoli, italiani, baltici e soprattutto svedesi col risultato di frequenti battaglie anche grandi, ma di risultati sempre effimeri perché la loro ispirazione era l’interesse politico (quando questo sovrastava quello di personali protagonismi)

Queste guerre sono state definite “di religione” erroneamente, perché in verità esse furono condotte da potenze politiche con scopi politici. In tale quadro i Papi ebbero solo un ruolo marginale e mal tollerato.

Anche nel Cinquecento, la guerra luterana “dei contadini” era stata sostanzialmente politica, come del resto, quella provocata dalle violenze calviniste era essenzialmente politica, trovando ambedue composizioni politiche.

Nel Seicento il predominio dell’Impero eccitò enormi ambizioni concorrenziali di varie potenze, soprattutto di Francia, Spagna, Danimarca e Svezia e, anche se abbastanza celata ma pericolosamente orchestratrice, dell’Inghilterra.

Con queste guerre del Seicento, ritardatrici dell’evoluzione armonica delle società nazionali, si preparò di fatto la terribile rivoluzione borghese del Settecento, matrice di quella marxista e, infine, della grande guerra civile europea del 1914-1918.

Don Ennio Innocenti

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