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Un professore di liceo mi ha chiesto qualche complemento al breve profilo su Salazar pubblicato nel mio libro Statisti Cattolici Europei. E’ utile che li offra anche ad altri.

Antonio di Oliveira Salazar proveniva da modesta famiglia cattolica e fu dapprima educato nella scuola cattolica, di qui passò al Seminario con l’intento di diventare sacerdote; tuttavia, ricevuti gli ordini minori, ripensò la sua vocazione e decise di dedicarsi all’insegnamento, diventando rapidamente professore di diritto e d’economia.

Il Portogallo era uscito dall’anarchia, ma non dalla bancarotta e fu per questo che Salazar fu chiamato come ministro ristabilendo l’equilibrio economico, grazie anche al suo corporativismo, non marcato dall’ideologia fascista. Assicurò al Portogallo quaranta anni di pace e prosperità, riuscendo a farne un Paese finalmente industrializzato senza cedere a demagogie.

Il Portogallo è un terzo dell’Italia e Salazar sognava un rapporto di mutua collaborazione tra Rio, Lisbona e Luanda, mantenendo la porta aperta all’Asia (un’idea più imperiale che coloniale, che faceva ombra ai progressisti). Governò con mano ferma (vedendo i guasti massonici  e comunisti della vicina Spagna), ma non credo si possa definire un dittatore, anche se egli gradiva riferirsi a Maurras e a Petain.

Mentre in Portogallo crescevano i democristiani filomaritainisti, Salazar fece crescere come politico Caetano, il quale gli succedette e in quattro anni fece riforme che assimilarono il Portogallo alla Spagna e alla sua decadenza sinistrorsa.

Chi governa senza principi sicuri (o senza esservi coerente) è esposto ai compromessi che fanno decadere.

Don Ennio Innocenti

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