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Di matrice protestante, ma di professione ateistica, Jacques Maritain, d’indirizzo politico socialista, rivoluzionario, si convertì al cattolicesimo e andò a schierarsi nella destra antiliberale di Maurras.

Quando Pio XI si mostrò insofferente di questo indirizzo, se ne distaccò: siccome negli anni Trenta i comunisti in Francia tendevano la mano ai cattolici, Maritain, volendo anch’egli contestare il liberalismo, insegnò che il comunismo (come, del resto, il liberalismo) pur essendo persecutore era solo una eresia cristiana. Ma Pio XI gli tolse ogni illusione, insegnando che il comunismo era proprio intrinsecamente perverso. Allora Maritain se ne andò in America e fece l’elogio della sua democrazia (che era di matrice protestante liberale) e tornò in Francia dando copertura ai democristiani specialisti in compromessi con liberali e socialisti. Accortosi, però, delle disastrose conseguenze delle autonomie profane, si staccò da tutto e, da filosofo com’era generalmente stimato, andò – con la benedizione di Paolo VI – a ritirarsi fra i mistici, dove morì.

Fu, tuttavia, la sua fama di filosofo e non di mistico a perdurare, non quella che pur aveva ceduto alla psicanalisi e all’evoluzionismo, ma quella legata alla rivalutazione del tomismo, in nome del quale accreditò un personalismo. Questo suo personalismo fu seriamente contestato ma, siccome la discussione metafisica è per pochi, andò in voga il personalismo maritainiano, ancor oggi acriticamente citato.

Don Ennio Innocenti

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