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E’ impossibile spiegare l’avvento del Vangelo senza inquadrarlo sommariamente nella storia antica.

Essenziale è spiegare che il Vangelo è emerso da una società, quella ebraica, che aveva già duemila anni, e si è inserito in una civiltà diversa, quella romana, che non ignorava la prima, ma aveva già un proprio sviluppo durato quasi mille anni.

E’ importante connettere l’evangelizzazione con Roma e quindi, con la visita dell’Urbe, mostrare come i suoi famosi monumenti s’inseriscono nella sua viva storia. E’ bene mostrare i monumenti del periodo dei Re (Circo Massimo, Cloaca Massima, prime mura), quelle del periodo repubblicano (Tempio di Giove sul Campidoglio, lussuosa pavimentazione nel Foro) e quelli più grandiosi del periodo imperiale che inizia proprio con l’arrivo, a Roma, del Vangelo.

Ed ecco i monumenti che indicano la traccia della progressiva penetrazione del Vangelo nel tessuto urbano: prima i resti di case e di famiglie importanti, poi le catacombe e le prime chiese divenute più tardi basiliche.

Questa penetrazione del Vangelo avanza e matura nel secondo secolo e si avvale di artisti romani già nel terzo secolo; e qui la catechesi trarrebbe certamente vantaggio dalla visita di alcuni musei che dimostrano l’assimilazione dell’intero patrimonio biblico ed evangelico negli artisti assai prima dell’avvento della pace costantiniana.

Una tale inquadratura permetterebbe una più viva spiegazione degli scritti del Nuovo Testamento e quindi una consapevolezza della tradizione cristiana.

Don Ennio Innocenti

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