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I comunisti francesi nacquero dal tronco liberal massonico del parlamento rivoluzionario francese a fine ‘700. Verso la metà dell’800 Marx redasse il famoso Manifesto dei Comunisti che era supportato dalla dialettica “scientifica” di matrice hegeliana, vera anima del comunismo leninista russo, codificato da Stalin nel celebre libro Materialismo storico e Materialismo dialettico. Il comunismo italiano fu fondato nel 1921 con un profilo speciale, teorizzato da Gramsci, che dava grande importanza alla cultura nella strategia per la conquista del potere. Com’è noto, le elezioni del 1922 non permisero una chiara dialettica di schieramenti e il Re dette l’incarico di formare un governo di coalizione al principale antagonista di Gramsci, Benito Mussolini, il quale si accordò con liberali e popolari e vinse le successive elezioni. Dopo l’assassinio di Matteotti nel 1924 l’opposizione si estraniò dal Parlamento e questo permise a Mussolini di sciogliere i partiti. Gramsci, successivamente (1926), fu condannato per l’illegalità della sua opposizione a vent’anni di reclusione, durante la quale si ammalò. La diplomazia sovietica tentò varie volte di ottenere la liberazione di Gramsci: in ultimo Molotov interessò Pacelli, nunzio a Berlino, e questi mobilitò la Segreteria di Stato che, tramite il gesuita Tacchi Venturi, ottenne la grazia da Mussolini. Gramsci, così, andò a curarsi nella famosa Clinica Quisisana, tenuta da suore, e lì morì lì fra le braccia della suora infermiera. Successivamente i comunisti furono guidati, secondo l’indirizzo di Gramsci, da Togliatti, che ebbe contatti con vari prelati e, ultimamente, prima di morire all’estero, con il Cardinale Siri. Dopo le guide successive di Longo e Berlinguer, i comunisti italiani scesero con i democristiani a dei compromessi, che scissero il partito portandolo allo snaturamento perfezionato da Prodi, Renzi e Mattarella e alla finale sua insignificanza nell’elettorato italiano.

Don Ennio Innocenti

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