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Abbiamo varie fonti di conoscenza, tra le quali spiccano le lapidi funerarie. Ne abbiamo molte migliaia, sia in latino sia in greco e ci forniscono molte edificanti informazioni, tanto sul contenuto della fede dei primi cristiani quanto della loro condizione familiare e sociale.

Abbiamo anche qualche libro che raccoglie vari studi sparsi nelle riviste e nelle tesi di laurea. Purtroppo pochi di essi riportano la traduzione dei testi.

Questo campo delle lapidi funerarie cristiane sarebbe certamente una miniera di preziose informazioni se fosse lavorato con l’aiuto dell’informatica, oggi tanto evoluta da consentire luminose connessioni dei dati.

Oltre il repertorio esplicitamente cristiano, ci sarebbe da esplorare quello privo di riferimenti chiari cristiani, ma, tuttavia, tanto significativi da consentire deduzioni sicure. Per esempio, io ho avuto la grande gioia di pubblicare, coi debiti permessi, il testo di una lapide del primo secolo cristiano che consente di affermare con morale certezza la presenza dei cristiani in un ramo della famiglia di Seneca. Dato, questo, che consente di fare ipotesi molto interessanti su certi propositi apostolici espressi da San Paolo nella sua lettera ai Romani.

Don Ennio Innocenti

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