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Rimbalza sui giornali il nome di Steve Bannon, un cattolico americano che dopo aver guidato la campagna elettorale di Trump, si è sistemato in Italia, a Trisulti, provincia di Frosinone, dove ha fondato una associazione culturale con ambizioni europee.

Mentre cerco di capire cosa voglia l’americano, mi viene in mente la vicenda di Charles Maurras, un giornalista francese che riscosse molto seguito col suo nazionalismo tradizionalista fino al collasso bellico francese del 1940, da cui raccolse una condanna politica al carcere. Morì nel 1952 e fu allora che conobbi la sua vicenda. Egli, pur cresciuto in collegio cattolico, perdette la fede e dal giornalismo passò alla politica nazionalista coinvolgendo molti cattolici, tra cui Jacques Maritain, il quale se ne distaccò, quando Pio XI emise un verdetto di condanna contro il movimento lanciato da Maurras.

Durante la sua lunga carcerazione Maurras aveva ritrovato la fede e redasse un importante volume in difesa dell’azione pastorale di Pio X .

La storia di Bannon è tutta diversa, lui è stato sempre cattolico, ma mi lascia perplesso la sua vittoriosa azione a favore di Trump e, ancor di più, la sua attuale semina in Europa, di cui non si capiscono ancora bene i veri fini. Cosa vorrà mai tra noi questo liberale statunitense? Cosa può attendersi un vero cattolico da un erede di quell’americanismo nei confronti del quale il grande papa Leone XIII aveva messo severamente in guardia? Certo non gradiremmo mascherature, perché il liberalismo resta per un vero cattolico il principale avversario della dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

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