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Italia e Turchia si sono politicamente formate nell’Ottocento con reciproche relazioni e sotto l’influsso di potenze esterne.

Nel primo Novecento Italia e Turchia si sono caratterizzate prima per forte influsso massonico e poi per il loro progressivo inserimento in un sistema tendenzialmente globale, dominato dagli Statunitensi, ai quali hanno subordinato i loro interessi nazionali, pur mantenendo rapporti con l’antagonista principale degli Statunitensi in Europa, la Russia. La Turchia, però, ha iniziato un processo di rivendicazione autonomista con il suo intervento militare a Cipro nel 1974, mentre l’Italia restava sotto tutela statunitense negli anni di piombo (’77 /’84) e non riusciva a proteggere i propri interessi in Libia.

Successivamente gli Statunitensi, avvertendo le tendenze autonomistiche dei militari turchi, puntano su due personaggi politici Gülen ed Erdogan.

A causa della pericolosa reazione dei Turchi antiamericani, Gülen trova protezione in Pennsylvania, ma di là inizialmente sostiene Erdogan per contenere i militari. Intanto Erdogan si costruisce una sua autonomia, malgrado un colpo di stato che cerca di attribuire a Gülen. Nel frattempo l’Italia berlusconiana aveva tentato un effimero inserimento della Russia putiniana nel sistema occidentale (non tollerato dagli Statunitensi), ma Erdogan procede nell’eliminazione dell’influsso di Gülen (2016) con l’aiuto dei Russi e la solidarietà dell’Iran.

Attualmente l’Italia oscilla tra gli interessi che vede profilarsi con Russia e Iraniani, da una parte, e gli interessi libici tutelati da Trump, dall’altra.

Finchè Trump non sarà libero nello svolgere la “sua “politica nei confronti dei Russi, l’Italia è in sospeso più della Turchia (anch’essa incerta nella Nato).

Don Ennio Innocenti

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