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L’uomo antico non dubitò mai che tutti gli esseri mondani da lui sperimentati dipendessero da un Essere infinitamente perfetto, ma innominabile e misterioso, sicché lo nominò in vario modo ben sapendo che i suoi nomi erano inadeguati.

Quando ero ginnasiale restai molto sorpreso nell’apprendere la somiglianza tra il nome di Giove e quello di Yahweh o Geova.

Allora non sapevo il rimescolio di popoli che si era verificato dopo l’ultima grande mutazione climatica di 5 – 10 mila anni or sono, ma mi restò a lungo, anche successivamente, l’enigma che la dizione greca di Giove, che si leggeva Ia-pater (in latino Iuppiter), diventava, nella declinazione dell’accusativo Dia, da cui veniva il nome, da noi preferito, Dio.

Mi contentavo della spiegazione che il nome Dio avesse la stessa radice del latino dies che significa giorno. Mi piaceva che la cupola illuminata del cielo significasse la divinità e che Gesù stesso vi avesse fatto allusione connettendo il Padre Divino col Cielo (Padre che sei nei cieli).

Quale è stata ora la mia sorpresa nell’apprendere che i Cinesi, forse prima dei Greci, chiamassero il dio supremo proprio col nome Di.

Sapevo che lo chiamassero “cielo”, ma non che lo nominassero Di, proprio come noi.

Forse la grande migrazione che scese dal Nord circa tre-quattro mila anni prima di Cristo e che affluì certamente fino al Mediterraneo e all’India interessò anche la regione cinese. Mi piace crederlo.

Don Ennio Innocenti

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