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Frequentemente accade che le autorità di polizia riscontrino in delinquenti comuni e terroristi islamici segni di instabilità psichica.

Ognuno è responsabile della auto costruzione del proprio patrimonio  psichico a partire dalle prime esperienze di vita.

Questo patrimonio è simile ad una architettura, un edificio, un tempio. Esso se ben costruito e se non è urtato dall’esterno appare stabile, coerente funzionale. Può capitare che da cattiva costruzione o cattiva manutenzione esso diventi poco stabile, ma possa ancora essere salvato.

Più difficile se non resiste a urti esterni.

Il caso più frequente è il primo, quello del delinquente comune che, riconosciuto tempestivamente come bisognoso di cure, può essere ristabilito.

Nel caso dell’islamico che diventa terrorista si verifica probabilmente l’urto esterno al quale egli non sa resistere, non è capace di assorbirlo, di integrarlo nel patrimonio precedente che lo faceva apparire stabile.

L’urto di cui parlo come esterno è di tipo sociale, culturale: la tensione cresce, non si riesce a controllarla, esplode fuori del controllo razionale. Mi pare che la cultura islamica contenga spinte che favoriscono la crescita della tensione.

E’ evidente la tensione fanatica che oppone sciiti e sunniti, ma anche la tensione istillata fin dalla puerizia tra fedeli e infedeli; lo stesso generale rifiuto islamico di interpretare il Corano e adattarlo alle situazioni storiche, l’esagerato letteralismo della sua comune lettura è fonte di tensione e disagio tale da diventare sofferenza intollerabile.

Anche per evitare questo genere di tensione in ambiente cristiano San Paolo raccomandava di coltivare i doni dello Spirito Santo tutti fattori di calma, serenità, dolcezza, tolleranza, pace e ammoniva: attenti! La pietas, l’atteggiamento filiale e affettuoso, è sempre utile.

Don Ennio Innocenti

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