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Emmanuel Mounier è uno dei famosi convertiti francesi del primo Novecento e, come quasi tutti i convertiti, adattatosi con qualche difficoltà e disagio alla vita ecclesiale, soprattutto a causa d’influssi ideologici e politici discutibili.

Egli si mantenne genuino (superando i condizionamenti culturali) grazie alla sua matrice contadina, che confessava con queste parole: “Spesso mi rivolgo con riconoscenza verso i miei quattro nonni contadini, davvero contadini, tutti e quattro, con la terra sotto le scarpe, la levata alle tre del mattino e la fetta di salame tra le dita”.

Così mantenne genuina la fede, nella prova famigliare (una figlia fu colpita da meningite), come prova una lettera alla moglie in cui si legge: “Che senso avrebbe tutto questo se la nostra bambina fosse soltanto una carne malata, un po’ di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti, un’immensità di mistero e d’amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo faccia a faccia; se ogni colpo non fosse una nuova elevazione che ogni volta, allorché il nostro cuore comincia ad abituarsi al colpo precedente, si rivela come una nuova richiesta di amore”.

In quel periodo anche noi in Italia avemmo famosi convertiti come Eugenio Zolli, Curzio Malaparte e di altri personaggi interessanti.

Don Ennio Innocenti

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