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Il sistema nervoso centrale è a servizio del bene del corpo intero. Così anche tutta l’attività scientifica è al sevizio del bene umano comune. Naturalmente bisogna sapere quale è il bene comune, qualunque sia l’attività intrapresa: questa non è fine a se stessa, né ha per fine la glorificazione del ricercatore scientifico, né ha per fine il premio finanziario della ricerca stessa.

E’ ovvio che la ricerca scientifica sia libera, ma la sua divulgazione dev’essere responsabile e perciò controllata, a causa dei danni provocabili. Inoltre, poiché le ricerche, anche con prospettiva preziosa, non sono sempre immediatamente o a breve redditizie, è necessario l’impulso dell’Autorità che tutela il bene comune.

Per esempio: la prospettiva della terapia genica (specialmente in rapporto al trapianto d’organo e alla immunoterapia) è preziosissima, ma certo poco redditizia a breve, perché la grande mappa del genoma umano è sconosciuta.

Non siamo affatto in grado d’interpretare i segnali dei geni, di stabilire il numero esatto dei geni coinvolti in un processo e neppure conosciamo i processi che fanno cambiare il genoma. Non siamo perciò in grado di render conto degli effetti collaterali dei nostri interventi sui geni.

Perciò non si può contare su coloro che investono per un profitto esagerato (per giunta stabilito a priori!): bisogna contare sull’Autorità che tutela il bene comune e che sa perché si deve vivere. Ma se questa Autorità è in dominio di oligarchie miopi, allora la razionalità è nel disordine.

Don Ennio Innocenti

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