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Fra i recensori che mi hanno onorato della loro attenzione per la nuova edizione del libro “Statisti Cattolici Europei”, ce n’è uno, precisamente il prof. Roberto De Albentiis, che – nel suo perfetto panorama di considerazioni – ha inserito una velata critica per la mia omissione di un profilo di Robert Schuman, che gli storici considerano “Padre dell’attuale Unione Europea” insieme a De Gasperi e ad Adenauer. E’ opportuno che spieghi la mia omissione.

Schuman era cittadino tedesco, formatosi in università tedesche e inserito nei quadri tedeschi; tuttavia, con l’occupazione francese dell’Alsazia-Lorena del 1918, divenne un politico francese e nel 1940 aderì, anche se per poco, al governo di Petain; nel 1945, dietro raccomandazione dello spesso discusso Pierre Mendès-France, diventò Ministro delle Finanze, poi – per pochi mesi – Presidente del Consiglio e, infine, durante otto Governi, Ministro degli Esteri. E’ in questa veste che, in stretta collaborazione con Jean Monnet (longa manus degli Statunitensi), operò per reintegrare la Germania nella comunità dei popoli europei.

E’ proprio per non essere riuscito a focalizzare l’influsso di Monnet su Schuman che ho preferito omettere un profilo del personaggio.

C’è ora una richiesta d’indagare sulle sue virtù cristiane con un formale procedimento canonico (come per De Gasperi): può darsi che da questo processo esca una biografia chiarificatrice.

Tuttavia è un fatto che i padri cattolici della presente Unione Europea ci hanno lasciato una Istituzione fondamentalmente liberale, lontana dalle radici spirituali rivendicate dai Papi.

Don Ennio Innocenti

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