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Reinseritosi a Nazaret, Gesù prese certamente coscienza dell’originale ceppo di Jesse (nazir) cui il clan faceva riferimento.

E’ probabile che venisse informato sulla matrice genealogica di Maria e di Giuseppe, riferita anche dal Vangelo.

Non poteva certo ignorare il vincolo tribale sacerdotale della madre e deve aver avuto qualche contatto con il bambino di Elisabetta: anzi, quando i due s’incontrarono al Giordano, fanno capire a chi ascolta, con le frasi che si scambiano, di conoscersi e di stimarsi reciprocamente, nella consapevolezza d’una missione preparata dalla Provvidenza. Il cugino di Gesù si era già formato un giudizio esatto sulla missione spirituale del Nazareno, e trovò ovvio che Gesù si distaccasse subito dalla sua cerchia di discepoli, isolandosi presto per un lungo periodo per dare inizio ad una evangelizzazione più radicale della sua.

La madre di Gesù aveva rapporti parentali con una famiglia di un certo rilievo a Cafarnao, presso la quale godeva di un notevole prestigio.

Quanto a Giuseppe, il suo stesso lavoro lo rendeva disponibile almeno ad un largo ventaglio di compaesani, rapporti che furono naturalmente ereditati da Gesù finché poi egli se ne distaccò dopo l’indicazione clamorosa che ne fece il celebre Battezzatore.

Gesù si forma la sua squadra di collaboratori con calma e gradualità, attento non solo ad evitare dipendenze dal circolo del cugino, ma anche ad evitare connessioni coi parenti dominanti (associandosi persone di tutta modestia).

Dai nomi dei discepoli, tuttavia, sorge l’ipotesi ch’egli abbia voluto lasciare uno spiraglio attrattivo per il partito, diciamo, degli insofferenti.

Accetta d’entrare in positivo rapporto col comandante romano di Cafarnao e anche con una signora di alto rilievo sociale (la moglie del ministro delle finanze del Re), che apriva una porta favorevole sia alla corte palestinese sia al circolo “coloniale”, probabilmente tenuto dalla moglie del Procuratore Romano.

Quando gli viene posto pubblicamente il problema politico dei rapporti con l’Autorità Romana, Gesù fa una distinzione che ammette collaborazione tra l’area sociopolitica e l’area propriamente sacrale, soddisfacente per ogni persona ragionevole.

Don Ennio Innocenti

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