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Il noto collasso della pratica religiosa nella popolazione e delle vocazioni dei ministri del culto ha messo in crisi la vitalità e il costoso mantenimento delle chiese, spesso importantissime anche come scrigni di arte e di storia. Di qui l’avvio d’una penosa chiusura, custodia, uso alternativo, vendita o anche svendita di molti edifici consacrati. Quando si dice “molti”, non si esagera.

In Germania le chiese sono più di 200 mila, in Italia più di 100.000, in Francia sono, ancora, più di 50.000.

Nessuno sa il numero dei luoghi di culto dei vari ordini religiosi o di proprietà privata, anch’essi a vario titolo “pericolanti”.

Finché questi edifici vengono convertiti in uso culturale o caritatevole, niente da obbiettare: i fedeli, nei secoli, si sono sacrificati per costruirli e abbellirli per la vita dello spirito, ma è giusto usarli anche per il bene della salute pubblica, se necessario; i dolori vengono quando vengono ceduti o venduti senza giuste condizioni. Sarebbe meglio, allora, abbatterli e vendere i terreni per gli usi consentiti dalla legge, utilizzando le somme ricavate per il mantenimento adeguato dei Templi residui o di nuovi nelle nuove aree abitate di recente o per opere pastorali e caritatevoli.

Durante la guerra di Spagna e la seconda guerra mondiale migliaia e migliaia di chiese furono abbattute e subito dopo ricostruite. Adesso c’e’ una crisi spirituale che porta, tra l’altro, alla svendita di edifici di culto. Ricostruiremo quando sarà tempo. E’ già successo.

Don Ennio Innocenti

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