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La culla del cristianesimo russo è la città di Kiev, raggiunta dall’evangelizzazione iniziata da Cirillo e Metodio, protetti dal Vescovo di Roma. La fede cristiana crebbe tra quelle popolazioni insieme alla devozione mariana culminante con la liberazione dai mongoli nel 1380 proprio all’insegna di Madre di Dio, predicata dal santo monaco Sergio di Radones. Il metropolita Isidoro di Kiev ribadì l’unione con Roma nel 1439 a Firenze, ma questo non piacque al Principe Basilio che volle fare di Mosca la terza di Roma nel 1448.

Questa divisione fu ancora più ribadita un secolo dopo da Ivan il Terribile, volendo egli essere assoluto padrone dei capi dei popoli russi e dei capi delle Chiese russe.

Nel secolo seguente, ossia nel Seicento, la Russia fu dominata dallo Zar Pietro che voleva conformare la Russia alla protestante Prussia; dopo di lui la tedesca Zarina Caterina fece di tutto per impedire il riaccostamento degli esponenti russi a Roma.

Nell’Ottocento l’attrazione per Roma si rafforzò tra i Russi e il famoso ecumenista russo Soloviev diventò il profeta dell’unione tra la Chiesa di Roma e la Russia.

Nel Novecento il desiderio dell’unione è riacceso dalle visione profetiche di Fatima, mentre nel nostro secolo l’attuale capo della Russia, unico tra gli statisti del mondo che difende ancora il diritto naturale e divino, ritorna apertamente alla tradizionale devozione del popolo russo verso la Madre di Dio e si mostra amichevole verso il Vescovo di Roma. Poiché le professioni di fede di Roma e di Mosca sono evidentemente le stesse, non è strano che sussista ancora la divisione tra queste Chiese sorelle?

Don Ennio Innocenti

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