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Cominciò, all’inizio del Seicento, l’inglese Francesco Bacone ad insegnare che la scienza era al servizio dell’utilità (scientia propter potentiam); nel Settecento vennero altri inglesi a rafforzare il criterio dell’utilità, sicché si ebbe una generalizzazione dell’utilitarismo esteso alla morale. Infine presero la scena gli Americani che sottoponevano tutta l’organizzazione sociale al canto della ricchezza nazionale, ossia dell’utilità delle grandi imprese.

Il primato dell’utilità si è manifestato come primato del denaro, della finanza e questa sottopone a sé ogni forma di cultura, aiutata dalla tecnica, che invade anche la scuola e si apre più strade, anche nella religione.

Ci si sarebbe aspettato che si reagisse riportando la cultura a servizio della verità, ma i giovani modernissimi misero sulla cattedrale di Genova il loro imperativo striscione che scandiva “la verità non esiste”. Erano i nipotini di Kant il quale aveva ben appreso la lezione dai fenomenisti utilitaristi inglesi e aveva insegnato che la realtà è inconoscibile, in quanto conosciamo soltanto il fenomeno che è prodotto soggettivo.

Alla fine ci si dovrà pur accorgere che, se la verità non ha il primato, non c’è più ragione per la morale, non c’è più difesa per l’uomo.

Quando vediamo trattare gli operai come oggetti, accorgiamoci in tempo che in ugual modo sarà trattato ciascuno di noi, ridotto a numero manipolato dalla statistica.

Don Ennio Innocenti

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