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Dio è l’essere pieno; ogni altro partecipa di Lui, anche la materia sussiste, nella sua instabile fragilità diveniente, per Lui, in Lui, da Lui: la materia è un fiore divino. Quindi non c’è nessuna diminuzione di Dio nella materia, Egli la vuole, la crea e non può farla somigliante a sé, perché nessuno dà ciò che non ha. Dio non è materia, ma l’ama.

Ma che lui voglia la materia umana, la carne, unita a sé, tanto da farla suo mero strumento, tanto da agire, Lui in persona, per mezzo di questa carne (che è viva, è un organismo animato), questo sembrerebbe che comporti una diminuzione di Dio; a meno che Lui non resti distinto da questo strumento, resti Dio mentre usa l’uomo. Così è successo, ma ciò facendo, Dio agli occhi umani non è più Dio, è uomo, è sottomesso ai bisogni della carne.

Come sarà possibile riconoscere che Egli, pur essendo come noi, non è come noi, resta Dio, è distinto dal suo vivere umano?

E, in effetti, il vivere umano lo diminuisce, lo fa scomparire come Egli è davvero, quasi svuotato della sua originaria pienezza; non è, però, annientato, Dio è sempre Dio; essendo presente in ogni essere, può anche assumere l’essere che crea e restarne distinto.

Nell’intreccio del vivere umano, dei bisogni fisici e psichici dell’uomo, trasparirà qualcosa che farà venire il sospetto, il dubbio, la probabilità, la certezza che Lui non è solo l’uomo, ma che la divinità sussiste davvero in Lui, finché Lui svelerà “Io Sono”, “Io e il Padre siamo lo stesso”, “chi vede Me vede il Padre”. L’Incarnato non è annientato, resta l’Essere perfettissimo, che si è incarnato per farsi amare.

Don Ennio Innocenti

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