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Gesù morì alle 3 del pomeriggio. Ci volle tempo per andare a chiedere il permesso della sepoltura, comprare i lini, i profumi, deporre la salma dalla croce e trasportala alla tomba. Il tramonto arrivò presto e gli uomini pietosi dovettero sbrigarsi: stesero il lenzuolo, coprirono con questo la salma, avvolgendola con gli altri lini; la testa, già rigida l’avvolsero in un panno formando quasi un turbante.

Quando Pietro e Giovanni entrarono nella tomba l’involucro della salma era afflosciato e il “turbante” che avvolgeva il capo, non più sostenuto dalla testa, era rimasto rigido, staccato dai lini. Osservarono e Giovanni capì, mentre Pietro era turbatissimo (ed ebbe bisogno di conferma personale).

San Girolamo aveva tradotto bene in latino dal greco di Giovanni, mentre i contemporanei hanno tradotto male in italiano, per far meglio di Girolamo.

Il risultato è una traduzione che in qualunque ufficiale di polizia susciterebbe non la conclusione di Giovanni, che “vide e credette”, bensì il ragionevole sospetto che la tomba fosse stata violata.

Ma l’errore è nella traduzione: il “turbante” era ripiegato in quanto avvolgeva la testa, ed era staccato dagli altri lini perché la testa irrigidita non c’era più.

Giovanni, che aveva assistito alla provvisoria inumazione, si rendeva ben conto che la salma era come evaporata dall’involucro dei lini che vedeva composto come l’aveva lasciato.

Don Ennio Innocenti

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