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Tutti ora parlano dell’Europa, nessuno però ricorda l’apporto di Pio XII alla costruzione dell’Unione Europea.

Pio XII era mosso da un’alta visione del senso della storia, che lo portò a considerare il mondo degli anni ’40 e ’50 dominato dall’incertezza, dallo smarrimento in ogni campo, da problemi formidabili. In più, il Pontefice fece un’analisi del periodo storico del suo Pontificato perfettamente calzante a questi primi 10 anni del 2000: anni di decadenza morale.

Infatti, il Papa considerava la società di allora minacciata da vari pericoli: l’orgoglio che porta l’Uomo a ribellarsi a Dio; l’emancipazione della ragione dall’autorità divina; l’esaltazione della forza ai danni della giustizia; la depressione morale; la mancanza di fiducia in se stessi, verso il prossimo e verso il futuro a causa dell’indebolimento della fede.

Il 2 giugno 1948, il Papa invitò i responsabili delle Nazioni a promuovere un’Unione Europea senza indugi, anzi, aggiungendo “se non sia già troppo tardi” perché già si delineavano profonde fratture tra Est e Ovest europei. Egli mise in guardia contro il predominio economico di qualcuno, che avrebbe impedito sia l’iniziativa concorrenziale che il mutuo soccorso in vista di un’unità politica ed economica superiore. Inoltre, Pio XII poneva la “questione fondamentale” della situazione socio-politica ed economica sulla “base morale incrollabile” giudicando che: “all’irreligione questo continente è debitore delle sue rovine”. E precisava che non basta l’affermazione di una “comune eredità di civiltà cristiana”, ma il riconoscimento espresso dei diritti di Dio e della Sua legge, per lo meno dei diritti naturali.

Il 15 luglio 1950, il Papa invitò gli Stati europei ad armonizzare il diritto privato tra di loro andando oltre le frontiere, prendendo come criterio dell’interesse comune il rispetto dei diritti naturali dell’uomo, mai sacrificabili alle “ragioni di Stato”.

Il 15 settembre 1952, il Papa si dichiarò angosciato dal constatare che l’atmosfera spirituale tra i popoli durante l’unificazione degli Stati europei difettava a causa di indugi sulle presunte colpe del passato, invece di mirare alla reciproca uguaglianza nella giustizia irrinunciabile. Il Papa condannò lo spirito offensivo della “guerra fredda” come immorale e contrappose all’azione di innominate “potenze oscure” l’unione dei Cattolici ispirata dalla fede.

Il 15 marzo 1953, Il Papa esortò gli Europei a non restare impiantati a questioni economiche, al sacrificio, all’amicizia, all’aiuto reciproco, impresso dal Cristianesimo nei popoli, perché solo saldando la fede con la cultura, l’Europa avrebbe avuto la forza di mantenere i suoi ideali e la sua indipendenza.

Il 18 settembre 1955, il Papa parlò con le Associazioni Euro-Americane e le ammonì gravemente e profeticamente circa la concordia tra i popoli. Infatti il Papa disse che per avere una vera concordia occorrono il rispetto delle caratteristiche originali proprie di ciascun popolo e dei presupposti morali e spirituali, altro che mettere al primo posto il materialismo delle comodità. Inoltre, egli aggiunse che bisogna ricordare le verità cristiane fondamentali per contrastare la demoralizzazione e l’egoismo. E che occorre discernimento nel valutare le influenze nei rapporti tra Europa e le Americhe e che bisogna salvaguardare il vero volto dell’Uomo.

Il 30 settembre 1955, il Papa sottolineò l’importanza delle autentiche radici del concetto di Patria: famiglie e comunità locali. Infatti, è da esse che prendono le mosse la collaborazione tra gli uomini anche a livello internazionale. Quindi, vi è la responsabilità di salvaguardare il patrimonio culturale e religioso delle famiglie e delle comunità locali per nutrire l’idea europea, la quale è un patrimonio anteriore al concetto di Stato nazionale e sostanziale affinché lo Stato non diventi un meccanismo di oppressione.

Il 19 novembre 1956, egli lamentò davanti ai giovani europei di come gli ostacoli spirituali frenino la collaborazione europea e ricordò ad essi come solo il Cristianesimo è la via di salvezza, ammonendoli dal non seguire le filosofie distruttici dell’uomo, incapaci di fondare la libertà, l’autorità, il fondamento divino dell’esistenza.

Il 14 giugno 1957, Pio XII esortò gli Europei a proseguire sulla via dell’unità non solo economica, ma verso la solidarietà politica, la politica estera comune, mettendo in giusto rilievo i rapporti con l’Africa e la “missione storica” di essere fermento cristiano nelle strutture internazionali di cui il mondo si sarebbe dotato.

Un anno dopo, il Papa romano morì con questo sogno.

Don Ennio Innocenti         

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