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I cattolici italiani, dopo la conquista armata di Roma, si riunirono nel 1874 a Firenze e nel 1875 a Venezia riscontrando la loro solidarietà nazionale contro il liberalismo massonico al potere; decisero pertanto nel 1878 di unire tutte le loro forze per contrastare il liberalismo.

Grazie a tale unità realizzarono una valanga di opere sociali a favore della gente comune diffondendole dovunque e dimostrando la loro forza con giornali e banche loro proprie. Orientarono la loro dottrina sociale non già sulla base del concetto di classe, bensì sulla base del concetto di corpo organico.

Ma tra loro emersero personaggi che volevano utilizzare la forza unitaria cattolica come partito democratico in alleanza col partito socialista.

Il Papa intervenne scoraggiando questa deviazione che implicava l’accettazione del concetto liberale di democrazia partitica e classista, affermando che di democrazia cristiana si potesse parlare solo nel senso dell’azione sociale in favore della gente.

Ma quando cambiò la direzione della organizzazione unitaria cattolica, si tornò a volere la democrazia cristiana in senso politico. A questo punto il Papa sciolse tutta l’organizzazione trattando duramente i democristiani.

La stessa cosa si ripeté dopo la guerra 1940 – 1945, quando si volle di nuovo riunire i cattolici nel partito della democrazia cristiana che implicava l’accettazione del principio democratico liberale.

Il partito si avvalse del’etichetta cristiana, ma quando la gente si accorse che aveva preso un indirizzo liberale gradualmente lo abbandonò finché il partito crollò sotto accuse infamanti.

Oggi si vuole ricostituire l’unità politica dei cattolici, ma generalmente si dimentica che il liberalismo è il principale avversario della dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

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