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Quest’anno il “Natale” di Roma coincide con la Pasqua di Cristo ed è per me inevitabile pensarmi cristiano romano.

Gesù, nato sotto Augusto, ebbe rapporti personali diretti con vari ufficiali romani; Pietro, ascoltato dai Romani nel suo primo discorso di Pentecoste, battezzò vari ufficiali romani a Cesarea, tra cui un discendente della prestigiosa famiglia Cornelia; e probabilmente trovò rifugio a Roma quando il Re Agrippa voleva spegnere la Chiesa  nascente di Gerusalemme.

Quando la Roma italica cedette il suo primato politico alla Roma costantiniana sul Bosforo, questa seconda Roma ne dilatò gli spazi missionari ad Oriente, e quando questa seconda Roma abbassò la sua bandiera, questa fu innalzata da una terza Roma, quella nata da Kiev, a Mosca.

Mosca ha sempre esaltato la sua connessione con la prima Roma ravvivata dal successore di Pietro tutta protesa alla missione mondiale.

Così io, sacerdote romano, sono coscientemente erede di una tradizione tre volte millenaria, e, mentre benedico il disegno provvidenziale, prego Dio, nell’anniversario della prima fondazione della prima Roma, di voler benevolmente operare una rinascita spirituale di questa città, affinché ridiventi fiaccola attrattiva per tutti i popoli, nella luce della dignità dell’uomo esaltato da Dio, incarnato come uomo.

La rinascita spirituale che invoco è accessibile a tutti e causerebbe la felicità di tutti.

Don Ennio Innocenti

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