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Gesù stesso ebbe contatti con romani e persone estranee alla Palestina. I suoi amici incrementarono questi contatti con militari e con esponenti di altri popoli.

Presto si posero problemi con intellettuali e con culti diversi dall’ebraico. I rapporti commerciali velocizzarono la notizia del nuovo culto cristiano, cominciarono a circolare i nuovi scritti che prospettavano davvero delle novità non solo morali, ma anche nella concezione generale della storia, perché il cristianesimo era categorico nell’affermare che questo cosmo si sarebbe radicalmente trasformato.

Già nel primo secolo il cristianesimo arriva nel Caucaso e in India e perfino in Cina; nel primo secolo arriva in Spagna, a Lione; già nel primo secolo c’è un traffico di persone cristiane tra Egitto, Egeo, Adriatico.

Perciò non fa meraviglia che quando Costantino arriva a Roma trova nell’intero apparto centrale dell’Impero la presenza dei cristiani che non erano dichiarati, ma erano conosciuti e poté utilizzarli per le sue nuove prospettive di governo.

Oggi noi vediamo un fenomeno analogo negli apparati statali dei vari continenti e constatiamo che i cristiani sono già presenti nelle loro strutture. Occorreranno altri secoli anche per i nuovi venuti per penetrare profondamente nelle culture dei popoli, ma questo processo è inarrestabile, come è stato da noi.

Don Ennio Innocenti

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