l’Ermetismo italiano

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Il primo grande tentativo di annientare la tradizione mosaica fu compiuto in Egitto in nome dell’Ermete tre volte Grande contrapposto all’Essere tre volte Santo.

Mosé veniva fatto dipendere dall’Ermete mitologico. Il compromesso fra i sacerdoti ebrei e una corruzione di questo tipo era già stata stigmatizzata dal profeta Ezechiele verso la fine dell’esilio babilonese.

Uguale tentativo fu compiuto in Italia dall’ermetismo diffuso tra i cristiani sotto l’influsso di cabalisti: il culmine di questo tentativo empio è visibile nella Cattedrale di Siena dove in una tarsia marmorea della fine del Quattrocento si raffigura Mosé che riceve le tavole dal tre volte Grande Ermete. Tale tracotanza sarebbe inspiegabile senza un consenso nell’opinione pubblica dell’epoca (vds. lavoro della dott.ssa Daniela Bianchi: Temi ermetici nella pittura emiliana  del XVI secolo)

Il centro di irradiazione di questo ermetismo era già dalla metà del Quattrocento a Firenze, dove viveva un sacerdote mago, Marsilio Ficino, cappellano della famiglia Medici. Questa gli procurò un provvido canonicato al Duomo di Firenze e la villa di Poggio a Caiano, dove sul timpano della facciata è ben visibile il drago gnostico.

Ficino aveva fatto causa comune con Pico della Mirandola, che era sotto influsso cabalista, iranico ed ermetico e manteneva legami con il circolo colto di Lutero.

Pico, tuttavia, fu smascherato dai teologi di Roma e fuggì sotto l’ala protettiva del re di Francia. Tornò poi a Firenze sotto la protezione dei Medici. Rotti però i rapporti con Ficino si convertì e ricevette i sacramenti da Savonarola.

L’offensiva controriformistica del Cinquecento, Seicento e Settecento sconfisse l’ermetismo, che tuttavia rifiorì con il neo paganesimo illuminista e oggi si rivede particolarmente attivo anche in ambiente cristiano.

Don Ennio Innocenti