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Pasqua 2019 e Roma

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apr 272019

Quest’anno il “Natale” di Roma coincide con la Pasqua di Cristo ed è per me inevitabile pensarmi cristiano romano.

Gesù, nato sotto Augusto, ebbe rapporti personali diretti con vari ufficiali romani; Pietro, ascoltato dai Romani nel suo primo discorso di Pentecoste, battezzò vari ufficiali romani a Cesarea, tra cui un discendente della prestigiosa famiglia Cornelia; e probabilmente trovò rifugio a Roma quando il Re Agrippa voleva spegnere la Chiesa  nascente di Gerusalemme.

Quando la Roma italica cedette il suo primato politico alla Roma costantiniana sul Bosforo, questa seconda Roma ne dilatò gli spazi missionari ad Oriente, e quando questa seconda Roma abbassò la sua bandiera, questa fu innalzata da una terza Roma, quella nata da Kiev, a Mosca.

Mosca ha sempre esaltato la sua connessione con la prima Roma ravvivata dal successore di Pietro tutta protesa alla missione mondiale.

Così io, sacerdote romano, sono coscientemente erede di una tradizione tre volte millenaria, e, mentre benedico il disegno provvidenziale, prego Dio, nell’anniversario della prima fondazione della prima Roma, di voler benevolmente operare una rinascita spirituale di questa città, affinché ridiventi fiaccola attrattiva per tutti i popoli, nella luce della dignità dell’uomo esaltato da Dio, incarnato come uomo.

La rinascita spirituale che invoco è accessibile a tutti e causerebbe la felicità di tutti.

Don Ennio Innocenti

apr 272019

I trasmettitori della spiritualità dei primi secoli cristiani ai fedeli medievali furono i Papi Leone e Gregorio, vescovi come Cesario, laici come Boezio e Cassiodoro.

I grandi iniziatori furono i dottori Anselmo e Bernardo. Poi vengono le famose scuole di spiritualità:

1)    scuola benedettina di Cluny: Pietro il Venerabile, Anselmo, Ildegarda (tra le donne più eccezionali del Medioevo);

2)    scuola cistercense (di cui spicca la contemplazione dell’umanità di Cristo): Bernardo, Gioacchino da Fiore, Gertrude la Grande e Brigida di Svezia, altre donne eccezionali e precorritrici;

3)    scuola agostiniana di San Vittore (di cui è celebre il metodo di meditazione superiore: Riccardo e specialmente Ugo hanno un grande prestigio: il loro apporto sarà utilizzato da tutti in seguito);

4)    scuola francescana: dietro il cantico di frate sole, la pietà eucaristica e l’affetto al divino Bambino, crescono mistici come Bonaventura, Angela da Foligno e Raimondo Lullo;

5)    scuola domenicana: bastano tre nomi: Tommaso d’Aquino, Caterina da Siena, Vincenzo Ferreri; del primo è da notare la teoria dei doni dello Spirito Santo, della seconda l’ardore all’umanità di Cristo, del terzo il direttorio ascetico;

6)    scuola dionisiaca (ispirata dall’opera “I nomi divini”): Mastro Eckart, Giovanni Taulero, Enrico Susone, Giovanni Ruysbrook (scuola pericolosa che suggestiona molto anche i moderni);

7)    scuola di Windeshein: di cui é celebre Tommaso da Kempis con l’Imitazione di Cristo;

8)    scuola certosina i cui valori affettivi sono degnamente rappresentati da Dionigi il Certosino;

9)    scuola gersoniana: Gersone tentò una sistemazione della spiritualità tradizionale, precursore dei moderni maestri di spirito.

Le scuole moderne sono molte e gli indirizzi spirituali novecenteschi ancor di più.

Don Ennio Innocenti

apr 252019

Fin dalla creazione l’uomo fu ammonito a non fare di se stesso l’assoluto, il padrone della determinazione del bene e del male, il primo idolo.

Disubbidendo, l’uomo si fece schiavo di molti idoli e fra questi l’idolo dell’autorità politica, quasi che questa veste dell’umano la facesse diventare divina, assoluta, fonte del bene e del male.

Il Faraone è l’emblema tipico dell’autorità politica sacra, assoluta, che Mosè dimostra falsa.

Ma è solo Gesù che stabilisce per sempre la distinzione fra l’autorità politica e Dio. Dopo Gesù è ristabilito l’ordine: lo Stato è solo umano e quindi è relativo come tutto ciò che è umano.

E difatti il cristianesimo ha sempre preteso la distinzione tra Chiesa e Stato ed è stato sempre disponibile a qualunque forma di Stato che gli uomini preferissero, nessuna di esse essendo un idolo, nessuna di esse potendo essere Dio, arbitro assoluto del bene e del male.

Di qui comincia la discussione tutta umana e libera sulla possibile o preferibile forma di Stato e di esercizio dell’autorità politica, che i popoli scelsero via via secondo le loro necessità riconosciute.

E così l’uomo ha potuto illudersi d’essersi redento dall’idolatria politica, ma l’idolo si è ripresentato quando ha preteso di diventare arbitro assoluto del bene e del male nella forma di assemblea popolare o parlamentare: il popolo è Dio? Il Parlamento è Dio?

E’ successo che lo Stato Moderno proclamasse di non conoscere alcuna autorità superiore alla sua e così ritornasse ad essere idolo, vanificando la redenzione che aveva voluto Gesù.

Don Ennio Innocenti

L’Italia restò militarmente occupata dagli Americani e dai Britannici fino alla fine del 1947, ma i vincitori incoraggiarono il formarsi di partiti che redassero la Costituzione del nuovo Stato arresosi al vincitore senza condizioni.

Ovviamente i cattolici si fecero avanti, capeggiati da De Gasperi, che era stato, prima della dittatura fascista, il fiduciario di Sturzo, prete d’impostazione politica liberale che guidava il Partito Popolare, successivamente esule in Inghilterra. De Gasperi, però, chiamò il suo nuovo partito Democrazia Cristiana, denominazione non gradita ai Papi del primo Novecento. Nonostante che De Gasperi dichiarasse che il suo partito fosse un “centro che marciava verso sinistra”, il Vaticano lo appoggiò in tutti i modi sia per impedire che la dispersione dei voti   favorisse i comunisti sia per l’illusione che i cattolici prevalendo nel partito lo indirizzassero secondo la dottrina sociale della Chiesa.

Invece il partito di De Gasperi si spinse sempre di più verso sinistra, con l’appoggio di vari sacerdoti (per es. Dossetti) e dopo l’avvento di Giovanni XXIII i comunisti raggiunsero il livello numerico dei democristiani. Sotto Paolo VI i rapporti d’intesa fra democristiani e comunisti crebbero fino a governare insieme sempre con criteri fondamentalmente liberali (divorzio, aborto) con crescente malcontento della popolazione più povera.

Con Giovanni Paolo II tutti e due partiti dominanti crollarono e avvenne una nuova diarchia liberale, una ispirata dal cattolico liberale Prodi coagulante la sinistra, l’altra ispirata dal cattolico liberale Berlusconi che coagulava la destra.

Tutti e due questi poteri crollarono e sotto Papa Francesco vediamo una strana marmellata politica che governa uno Stato ridotto all’ultimo posto degli Stati europei (tutti analogamente liberali), mentre il Papa ammonisce vanamente sul declino demografico europeo e sulla evidenza della crescente emarginazione mondiale dell’Europa (che fino a qualche tempo fa era ancora cristiana), diventata solo strumento del vincitore americano, anch’esso – del resto – in salute poco buona.

Don Ennio Innocenti

apr 152019

Il fascismo fu un movimento, una ideologia e un regime, governò per più di vent’anni ed ebbe complesse relazioni internazionali di Stato con variazioni di fatti e alleanze.

Fu dunque fenomeno complesso e riscosse molteplici apprezzamenti non solo da famosi statisti, ma anche dalla Santa Sede.

Ebbene, tutto è ridotto a mito di due stereotipi: razzismo e irrazionalismo. Ma razzista lo fu soltanto alla fine del suo percorso e irrazionalista lo fu soltanto nella sua fase iniziale, prima di fruire dei voti che lo legittimarono in Parlamento.

Soprattutto l’irrazionalismo appare una divisa insostenibile, quando si pensa a tutti gli intellettuali che l’ebbero in simpatia. In Italia aderirono al fascismo, oltre che l’intera Accademia, Marinetti e D’annunzio, Gentile ed Evola, Malaparte e Soffici.

In Francia furono in sintonia col fascismo Celin, Drieu La Rochelle, Brasillach, Maurras. In Romania furono filofascisti Mircea Eliade e Cioran. E inoltre: il poeta americano Erza Pound, l’irlandese Yeats, premio Nobel, il norvegese Hamsum, anch’egli premio Nobel. Tra i tedeschi basta nominare Schmitt e Heidegger. Tutti irrazionalisti?

Naturalmente ognuno di questi intellettuali aveva un suo mondo, ma forse avevano un filo comune che li legava in qualche modo al fascismo ed era la simpatia per Nietzsche, il profeta del nichilismo. Si può dissentire e bollare tutti costoro di errore, ma non di irrazionalismo.

Sarebbe sempre meglio rifarsi alla critica storica, tra luci e ombre.

Don Ennio Innocenti

apr 152019

I cattolici italiani, dopo la conquista armata di Roma, si riunirono nel 1874 a Firenze e nel 1875 a Venezia riscontrando la loro solidarietà nazionale contro il liberalismo massonico al potere; decisero pertanto nel 1878 di unire tutte le loro forze per contrastare il liberalismo.

Grazie a tale unità realizzarono una valanga di opere sociali a favore della gente comune diffondendole dovunque e dimostrando la loro forza con giornali e banche loro proprie. Orientarono la loro dottrina sociale non già sulla base del concetto di classe, bensì sulla base del concetto di corpo organico.

Ma tra loro emersero personaggi che volevano utilizzare la forza unitaria cattolica come partito democratico in alleanza col partito socialista.

Il Papa intervenne scoraggiando questa deviazione che implicava l’accettazione del concetto liberale di democrazia partitica e classista, affermando che di democrazia cristiana si potesse parlare solo nel senso dell’azione sociale in favore della gente.

Ma quando cambiò la direzione della organizzazione unitaria cattolica, si tornò a volere la democrazia cristiana in senso politico. A questo punto il Papa sciolse tutta l’organizzazione trattando duramente i democristiani.

La stessa cosa si ripeté dopo la guerra 1940 – 1945, quando si volle di nuovo riunire i cattolici nel partito della democrazia cristiana che implicava l’accettazione del principio democratico liberale.

Il partito si avvalse del’etichetta cristiana, ma quando la gente si accorse che aveva preso un indirizzo liberale gradualmente lo abbandonò finché il partito crollò sotto accuse infamanti.

Oggi si vuole ricostituire l’unità politica dei cattolici, ma generalmente si dimentica che il liberalismo è il principale avversario della dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

apr 132019

La prima Italia politicamente unitaria fu realizzata da Augusto e resisté finché non vennero i Longobardi. Riuscimmo a convertire i Longobardi, ma proprio allora l’Italia fu invasa dagli Islamici fino al Volturno: i Papi liberarono l’Italia dalla loro occupazione esortando gli Italiani a mettersi sotto la guida dei guerrieri normanni.

Quando sembrò che l’Italia fosse ormai libera di svilupparsi, arrivarono i Tedeschi di Barbarossa che volevano farne una loro colonia.

I Principi del sud e i Comuni del nord furono coalizzati dal Papa contro i Tedeschi e così tornarono liberi.  Ma quando la loro fioritura economica e culturale sembrò irraggiante, allora i Re francesi per ben due volte scesero nella Penisola vantando loro pretesi diritti, ma i Papi riuscirono a coalizzare i Principi italiani contro i Francesi e così tornarono liberi. Tuttavia divenne preponderante l’Imperatore Carlo V che sottomise l’Italia agli Spagnoli. Faticosamente i Papi si sottrassero a questo predominio e gradualmente anche le varie regioni italiane ripresero una certa autonomia. Purtroppo con la rivoluzione francese Napoleone invase l’Italia, ma i popoli italici resistettero e infine le truppe francesi furono cacciate.  Dopo di che i Piemontesi vollero impadronirsi dell’Italia e col loro liberalismo la condussero alla guerra civile. Arrivò Mussolini che la condusse alla sconfitta militare e dopo vennero gli Americani col loro liberalismo.  Adesso resta da liberarsi del giogo degli idoli americani, ma per questa liberazione occorrerebbe la rinascita dello spirito cristiano. Cercasi suscitatore di tale spirito.

Don Ennio Innocenti

Dappertutto vedo gruppi di turisti che passano di chiesa in chiesa per ammirarvi opere d’arte antica. Ma pensano forse alla spiritualità che le ha prodotte?

Possiamo definire la spiritualità come la via per la quale si porta a completo sviluppo lo spirito con tutte le sue risorse naturali e soprannaturali. Ma siccome lo spirito è in qualche modo infinito, come le sue risorse, è fatale che si abbiano molte strade: quelle principali, attraverso le quali hanno tentato di passare più gente, si possono chiamare scuole.

Fin dall’inizio cristiano si ebbero più scuole: i Vangeli e le Lettere degli Apostoli ne sono la prova; la Prima Patristica ne è una riprova.

Notiamo soprattutto due filoni: uno che accentua la rottura con il mondo per fissarsi sul soprannaturale, l’altro che vuole utilizzare tutte le risorse della natura e della storia per “salvarlo” nel soprannaturale.

Notiamo anche notevoli differenze fra Oriente e Occidente, fra i modi di leggere e meditare la Sacra Scrittura, fra i modi di sentire e concepire la Chiesa.

Soprattutto notiamo l’influsso della teologia sulle scuole di spiritualità: essa sollecita gli spiriti in certe direzioni, ma a sua volta ne rimane stimolata e anche sorpassata: l’esperienza di Dio supera in valore lo sforzo che l’intelligenza fa per acquistare la consapevolezza della fede.

Sant’Agostino segna una sintesi e anche una rottura: l’Occidente rimarrà molto influenzato dalla sua sintesi, ma l’Oriente andrà per la sua strada. L’Oriente sarà presente in Occidente soprattutto tramite Dionigi (di cui ho rivendicato l’autenticità del personaggio dell’opera “I nomi divini”).

Anche nel monachesimo troviamo un sintetizzatore delle varie esperienze in Benedetto, ma la sua fortuna (con la sottolineatura del valore del “lavoro” nella sua dottrina spirituale) segna anche la perdita di contatto con il misticismo del monachesimo orientale.

Non posso conservare questa sommarietà di linee nell’evocare la spiritualità medioevale perché in questo tempo le scuole di spiritualità pullulano da tutte le parti: è la primavera della nuova cristianità europea.

Ed è da questa primavera che nascono le opere artistiche del nuovo millennio.

Don Ennio Innocenti

apr 132019

Il Rosario è una preghiera facile e gradevolmente corale e perciò atta per espressioni religiose di massa, le quali concernano spesso l’invocazione dell’aiuto celeste per contrastare mali morali e sociali.

Per questo il Rosario è diventato più volte nei secoli bandiera spirituale per battaglie di significato anche politico.

Sia San Pio V che Pio XII, ma anche Papa Wojtyla e Papa Bergoglio hanno avallato questa espressione liturgica popolare.

Ultimamente l’Episcopato polacco mostrò al mondo la volontà religiosa del popolo polacco di preservare la propria cultura cristiana recitando il rosario lungo i confini della Patria.

In Gran Bretagna assistiamo nei parchi e negli stadi ad una impressionante ripresa della recita collettiva del Rosario.

E chi avrebbe immaginato che dietro la vittoria cattolica nelle ultime elezioni in Andalusia ci fosse una ripresa della diffusa recita del Rosario?

In Svizzera l’associazione legalmente riconosciuta Helvetia Christiana ha occupato varie piazze in diversi Cantoni per la recita collettiva del Rosario, anche se questo permesso è stato negato a Lugano.

Perché dunque meravigliarsi se un leader italiano si presenta in piazza ai suoi sostenitori con il rosario in mano?

In Brasile quel che è certo è che il Presidente ora eletto ha concluso il suo discorso d’insediamento con l’invocazione “Dio sopra tutto”.

E’ un segnale eloquente di voler una rinascita morale. O forse è meglio sperare nei partiti? O nei tribunali? O nella scienza?

E’ perché dovrebbero essere solo i preti e i Vescovi a innalzare il Rosario? Non è forse una libera preghiera popolare?

Don Ennio Innocenti

Ritorna il 25 aprile

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apr 122019

Il 20  aprile del 1945 si ruppe anche l’ultimo fronte bellico italiano e il 25 successivo l’intero territorio della Patria fu occupato dall’esercito vincitore. La sua avanzata era cominciata due anni prima con lo sbarco in Sicilia. L’autorità italiana aveva dato via libera all’esercito invasore il 3 settembre 1943, ma avendo permesso alle forze tedesche di calare senza barriere in tutta la penisola, si costituì un fronte che divise l’Italia in due parti: una occupata dall’esercito americano coi suoi alleati, l’altra occupata dall’esercito tedesco col suo alleato d’una nuova improvvisata Repubblica Sociale Italiana, in progressiva ritirata. In ognuna delle due parti occupate dagli eserciti stranieri si formarono delle resistenze italiane male armate, costituite da volontari di ogni età, compresa un’età quasi puerile, come dimostrano le foto delle due parti.

Queste resistenze erano ambedue inefficaci ad impedire in qualche modo gli eserciti che si fronteggiavano e i loro capi commisero tragici errori che si tradussero in amarissime rappresaglie in ambedue le parti.

Nella parte meridionale la resistenza fascista, animata da una decina di formazioni e disorganizzata, durò solo un anno. Invece nella parte settentrionale la resistenza antifascista riuscì a coordinarsi ricevendo anche aiuti dall’esterno, sicché dopo un anno critico riprese vigore disturbando i Tedeschi che negli scontri coi partigiani persero circa duemila uomini. Purtroppo i partigiani uccisi furono più di 20 mila, senza contare i 15 mila civili uccisi per rappresaglia.

Completata l’occupazione del territorio italiano, gli Americani non permisero la sua spartizione tra i loro alleati come fecero in Germania. Però furono necessari due anni per ristabilire l’ordine pubblico. Nel frattempo fu realizzato il referendum che decise il 2 giugno il regime repubblicano: questa propriamente sarebbe la data della rinascita della nuova Italia.

Don Ennio Innocenti

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