Il mito

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La nostra conoscenza di ciò che sperimentiamo non è esaustiva, ma pur essendo parziale è pur sempre ricchissima, tanto che non la possiamo comunicare se non ricorrendo a simboli, immagini e racconti fantastici, che si chiamano miti.

Questi miti vengono utilizzati anche negli scritti del Vecchio Testamento, ma l’Apostolo Pietro e l’Apostolo Paolo si mostrano molto guardinghi verso i miti che contrappongono alla verità dell’evento storico e alla sua verace testimonianza.

Del resto, anche nei libri canonici del Vecchio Testamento i mitici mostri caotici sono sottoposti all’unico potere del Creatore. Nei libri apocrifi, invece, il contagio mitologico è innegabile.

Gli esegeti razionalisti d’ambito protestante hanno interpretato come miti molte narrazioni evangeliche, perfino la narrazione del fatto della risurrezione di Gesù, ma così hanno forzato i testi, hanno ridotto a falsificatori i narratori, ossia gli Apostoli, e hanno ridotto le misteriose e sovrannaturali verità rivelate da Dio a simboli di significati razionalmente normali.

La vera esegesi cattolica non sottopone la rivelazione al mito, bensì il mito al fatto storico ed è il fatto storico che dà il vero significato all’eventuale narrazione mitica.

Don Ennio Innocenti