Bellicismo e Pacifismo

  • di

Cambiata la dottrina militare, ormai orientata sulla strategia del “primo colpo”, gli Stati Uniti hanno ora ordinato una grandiosa generale prova d’attacco con mobilitazione della costa occidentale: occhi sul Pacifico.

Naturalmente queste manovre mettono in allarme l’alleanza russo-cinese: tutto questo rallenta certamente il possibile sviluppo del dialogo tra Vaticano e Cina.

Questo dialogo è stato sempre tormentato. I cristiani, come dimostrò la stampa cinese, arrivarono in Cina fin dal I secolo e trovarono subito l’opposizione buddista. Altri cristiani vi si impiantarono nel VI secolo. Nel Medio Evo penetrarono in Cina i missionari francescani, che costituirono a Pechino (1307) una Arcidiocesi, ma i Ming interruppero la missione. Questa fu ripresa con successo a partire dal 1622 e nel 1685 fu consacrato il primo Vescovo cinese per i nuovi 100.000 cattolici cinesi. Ma la discussione sui riti cinesi, la soppressione dei gesuiti e i rivolgimenti rivoluzionari francesi bloccarono ogni progresso. Tuttavia nell’800 i cattolici erano raddoppiati, quando intervenne la guerra dell’oppio ordita soprattutto da inglesi, francesi e statunitensi. Da allora il governo francese impedì lo sviluppo pastorale, ma nel 1912 i cattolici cinesi erano un milione e mezzo. Finita la dipendenza di Roma dalla Francia, Pio XI favorì il Concilio Cinese nel 1924 (i cattolici erano già più di due milioni con più di 1000 sacerdoti autoctoni) e decise l’ordinazione di sei vescovi autoctoni (1926). La successiva crisi crescente della politica cinese, l’avvento del comunismo persecutore e ora la nuova attenzione globale non favoriscono il desiderato dialogo Vaticano-Pechino.

Don Ennio Innocenti