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L’Italia restò militarmente occupata dagli Americani e dai Britannici fino alla fine del 1947, ma i vincitori incoraggiarono il formarsi di partiti che redassero la Costituzione del nuovo Stato arresosi al vincitore senza condizioni.

Ovviamente i cattolici si fecero avanti, capeggiati da De Gasperi, che era stato, prima della dittatura fascista, il fiduciario di Sturzo, prete d’impostazione politica liberale che guidava il Partito Popolare, successivamente esule in Inghilterra. De Gasperi, però, chiamò il suo nuovo partito Democrazia Cristiana, denominazione non gradita ai Papi del primo Novecento. Nonostante che De Gasperi dichiarasse che il suo partito fosse un “centro che marciava verso sinistra”, il Vaticano lo appoggiò in tutti i modi sia per impedire che la dispersione dei voti   favorisse i comunisti sia per l’illusione che i cattolici prevalendo nel partito lo indirizzassero secondo la dottrina sociale della Chiesa.

Invece il partito di De Gasperi si spinse sempre di più verso sinistra, con l’appoggio di vari sacerdoti (per es. Dossetti) e dopo l’avvento di Giovanni XXIII i comunisti raggiunsero il livello numerico dei democristiani. Sotto Paolo VI i rapporti d’intesa fra democristiani e comunisti crebbero fino a governare insieme sempre con criteri fondamentalmente liberali (divorzio, aborto) con crescente malcontento della popolazione più povera.

Con Giovanni Paolo II tutti e due partiti dominanti crollarono e avvenne una nuova diarchia liberale, una ispirata dal cattolico liberale Prodi coagulante la sinistra, l’altra ispirata dal cattolico liberale Berlusconi che coagulava la destra.

Tutti e due questi poteri crollarono e sotto Papa Francesco vediamo una strana marmellata politica che governa uno Stato ridotto all’ultimo posto degli Stati europei (tutti analogamente liberali), mentre il Papa ammonisce vanamente sul declino demografico europeo e sulla evidenza della crescente emarginazione mondiale dell’Europa (che fino a qualche tempo fa era ancora cristiana), diventata solo strumento del vincitore americano, anch’esso – del resto – in salute poco buona.

Don Ennio Innocenti

apr 152019

Il fascismo fu un movimento, una ideologia e un regime, governò per più di vent’anni ed ebbe complesse relazioni internazionali di Stato con variazioni di fatti e alleanze.

Fu dunque fenomeno complesso e riscosse molteplici apprezzamenti non solo da famosi statisti, ma anche dalla Santa Sede.

Ebbene, tutto è ridotto a mito di due stereotipi: razzismo e irrazionalismo. Ma razzista lo fu soltanto alla fine del suo percorso e irrazionalista lo fu soltanto nella sua fase iniziale, prima di fruire dei voti che lo legittimarono in Parlamento.

Soprattutto l’irrazionalismo appare una divisa insostenibile, quando si pensa a tutti gli intellettuali che l’ebbero in simpatia. In Italia aderirono al fascismo, oltre che l’intera Accademia, Marinetti e D’annunzio, Gentile ed Evola, Malaparte e Soffici.

In Francia furono in sintonia col fascismo Celin, Drieu La Rochelle, Brasillach, Maurras. In Romania furono filofascisti Mircea Eliade e Cioran. E inoltre: il poeta americano Erza Pound, l’irlandese Yeats, premio Nobel, il norvegese Hamsum, anch’egli premio Nobel. Tra i tedeschi basta nominare Schmitt e Heidegger. Tutti irrazionalisti?

Naturalmente ognuno di questi intellettuali aveva un suo mondo, ma forse avevano un filo comune che li legava in qualche modo al fascismo ed era la simpatia per Nietzsche, il profeta del nichilismo. Si può dissentire e bollare tutti costoro di errore, ma non di irrazionalismo.

Sarebbe sempre meglio rifarsi alla critica storica, tra luci e ombre.

Don Ennio Innocenti

apr 152019

I cattolici italiani, dopo la conquista armata di Roma, si riunirono nel 1874 a Firenze e nel 1875 a Venezia riscontrando la loro solidarietà nazionale contro il liberalismo massonico al potere; decisero pertanto nel 1878 di unire tutte le loro forze per contrastare il liberalismo.

Grazie a tale unità realizzarono una valanga di opere sociali a favore della gente comune diffondendole dovunque e dimostrando la loro forza con giornali e banche loro proprie. Orientarono la loro dottrina sociale non già sulla base del concetto di classe, bensì sulla base del concetto di corpo organico.

Ma tra loro emersero personaggi che volevano utilizzare la forza unitaria cattolica come partito democratico in alleanza col partito socialista.

Il Papa intervenne scoraggiando questa deviazione che implicava l’accettazione del concetto liberale di democrazia partitica e classista, affermando che di democrazia cristiana si potesse parlare solo nel senso dell’azione sociale in favore della gente.

Ma quando cambiò la direzione della organizzazione unitaria cattolica, si tornò a volere la democrazia cristiana in senso politico. A questo punto il Papa sciolse tutta l’organizzazione trattando duramente i democristiani.

La stessa cosa si ripeté dopo la guerra 1940 – 1945, quando si volle di nuovo riunire i cattolici nel partito della democrazia cristiana che implicava l’accettazione del principio democratico liberale.

Il partito si avvalse del’etichetta cristiana, ma quando la gente si accorse che aveva preso un indirizzo liberale gradualmente lo abbandonò finché il partito crollò sotto accuse infamanti.

Oggi si vuole ricostituire l’unità politica dei cattolici, ma generalmente si dimentica che il liberalismo è il principale avversario della dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

apr 132019

La prima Italia politicamente unitaria fu realizzata da Augusto e resisté finché non vennero i Longobardi. Riuscimmo a convertire i Longobardi, ma proprio allora l’Italia fu invasa dagli Islamici fino al Volturno: i Papi liberarono l’Italia dalla loro occupazione esortando gli Italiani a mettersi sotto la guida dei guerrieri normanni.

Quando sembrò che l’Italia fosse ormai libera di svilupparsi, arrivarono i Tedeschi di Barbarossa che volevano farne una loro colonia.

I Principi del sud e i Comuni del nord furono coalizzati dal Papa contro i Tedeschi e così tornarono liberi.  Ma quando la loro fioritura economica e culturale sembrò irraggiante, allora i Re francesi per ben due volte scesero nella Penisola vantando loro pretesi diritti, ma i Papi riuscirono a coalizzare i Principi italiani contro i Francesi e così tornarono liberi. Tuttavia divenne preponderante l’Imperatore Carlo V che sottomise l’Italia agli Spagnoli. Faticosamente i Papi si sottrassero a questo predominio e gradualmente anche le varie regioni italiane ripresero una certa autonomia. Purtroppo con la rivoluzione francese Napoleone invase l’Italia, ma i popoli italici resistettero e infine le truppe francesi furono cacciate.  Dopo di che i Piemontesi vollero impadronirsi dell’Italia e col loro liberalismo la condussero alla guerra civile. Arrivò Mussolini che la condusse alla sconfitta militare e dopo vennero gli Americani col loro liberalismo.  Adesso resta da liberarsi del giogo degli idoli americani, ma per questa liberazione occorrerebbe la rinascita dello spirito cristiano. Cercasi suscitatore di tale spirito.

Don Ennio Innocenti

Dappertutto vedo gruppi di turisti che passano di chiesa in chiesa per ammirarvi opere d’arte antica. Ma pensano forse alla spiritualità che le ha prodotte?

Possiamo definire la spiritualità come la via per la quale si porta a completo sviluppo lo spirito con tutte le sue risorse naturali e soprannaturali. Ma siccome lo spirito è in qualche modo infinito, come le sue risorse, è fatale che si abbiano molte strade: quelle principali, attraverso le quali hanno tentato di passare più gente, si possono chiamare scuole.

Fin dall’inizio cristiano si ebbero più scuole: i Vangeli e le Lettere degli Apostoli ne sono la prova; la Prima Patristica ne è una riprova.

Notiamo soprattutto due filoni: uno che accentua la rottura con il mondo per fissarsi sul soprannaturale, l’altro che vuole utilizzare tutte le risorse della natura e della storia per “salvarlo” nel soprannaturale.

Notiamo anche notevoli differenze fra Oriente e Occidente, fra i modi di leggere e meditare la Sacra Scrittura, fra i modi di sentire e concepire la Chiesa.

Soprattutto notiamo l’influsso della teologia sulle scuole di spiritualità: essa sollecita gli spiriti in certe direzioni, ma a sua volta ne rimane stimolata e anche sorpassata: l’esperienza di Dio supera in valore lo sforzo che l’intelligenza fa per acquistare la consapevolezza della fede.

Sant’Agostino segna una sintesi e anche una rottura: l’Occidente rimarrà molto influenzato dalla sua sintesi, ma l’Oriente andrà per la sua strada. L’Oriente sarà presente in Occidente soprattutto tramite Dionigi (di cui ho rivendicato l’autenticità del personaggio dell’opera “I nomi divini”).

Anche nel monachesimo troviamo un sintetizzatore delle varie esperienze in Benedetto, ma la sua fortuna (con la sottolineatura del valore del “lavoro” nella sua dottrina spirituale) segna anche la perdita di contatto con il misticismo del monachesimo orientale.

Non posso conservare questa sommarietà di linee nell’evocare la spiritualità medioevale perché in questo tempo le scuole di spiritualità pullulano da tutte le parti: è la primavera della nuova cristianità europea.

Ed è da questa primavera che nascono le opere artistiche del nuovo millennio.

Don Ennio Innocenti

apr 132019

Il Rosario è una preghiera facile e gradevolmente corale e perciò atta per espressioni religiose di massa, le quali concernano spesso l’invocazione dell’aiuto celeste per contrastare mali morali e sociali.

Per questo il Rosario è diventato più volte nei secoli bandiera spirituale per battaglie di significato anche politico.

Sia San Pio V che Pio XII, ma anche Papa Wojtyla e Papa Bergoglio hanno avallato questa espressione liturgica popolare.

Ultimamente l’Episcopato polacco mostrò al mondo la volontà religiosa del popolo polacco di preservare la propria cultura cristiana recitando il rosario lungo i confini della Patria.

In Gran Bretagna assistiamo nei parchi e negli stadi ad una impressionante ripresa della recita collettiva del Rosario.

E chi avrebbe immaginato che dietro la vittoria cattolica nelle ultime elezioni in Andalusia ci fosse una ripresa della diffusa recita del Rosario?

In Svizzera l’associazione legalmente riconosciuta Helvetia Christiana ha occupato varie piazze in diversi Cantoni per la recita collettiva del Rosario, anche se questo permesso è stato negato a Lugano.

Perché dunque meravigliarsi se un leader italiano si presenta in piazza ai suoi sostenitori con il rosario in mano?

In Brasile quel che è certo è che il Presidente ora eletto ha concluso il suo discorso d’insediamento con l’invocazione “Dio sopra tutto”.

E’ un segnale eloquente di voler una rinascita morale. O forse è meglio sperare nei partiti? O nei tribunali? O nella scienza?

E’ perché dovrebbero essere solo i preti e i Vescovi a innalzare il Rosario? Non è forse una libera preghiera popolare?

Don Ennio Innocenti

Ritorna il 25 aprile

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apr 122019

Il 20  aprile del 1945 si ruppe anche l’ultimo fronte bellico italiano e il 25 successivo l’intero territorio della Patria fu occupato dall’esercito vincitore. La sua avanzata era cominciata due anni prima con lo sbarco in Sicilia. L’autorità italiana aveva dato via libera all’esercito invasore il 3 settembre 1945, ma avendo permesso alle forze tedesche di calare senza barriere in tutta la penisola, si costituì un fronte che divise l’Italia in due parti: una occupata dall’esercito americano coi suoi alleati, l’altra occupata dall’esercito tedesco col suo alleato d’una nuova improvvisata Repubblica Sociale Italiana, in progressiva ritirata. In ognuna delle due parti occupate dagli eserciti stranieri si formarono delle resistenze italiane male armate, costituite da volontari di ogni età, compresa un’età quasi puerile, come dimostrano le foto delle due parti.

Queste resistenze erano ambedue inefficaci ad impedire in qualche modo gli eserciti che si fronteggiavano e i loro capi commisero tragici errori che si tradussero in amarissime rappresaglie in ambedue le parti.

Nella parte meridionale la resistenza fascista, animata da una decina di formazioni e disorganizzata, durò solo un anno. Invece nella parte settentrionale la resistenza antifascista riuscì a coordinarsi ricevendo anche aiuti dall’esterno, sicché dopo un anno critico riprese vigore disturbando i Tedeschi che negli scontri coi partigiani persero circa duemila uomini. Purtroppo i partigiani uccisi furono più di 20 mila, senza contare i 15 mila civili uccisi per rappresaglia.

Completata l’occupazione del territorio italiano, gli Americani non permisero la sua spartizione tra i loro alleati come fecero in Germania. Però furono necessari due anni per ristabilire l’ordine pubblico. Nel frattempo fu realizzato il referendum che decise il 2 giugno il regime repubblicano: questa propriamente sarebbe la data della rinascita della nuova Italia.

Don Ennio Innocenti

apr 102019

In una tesi dottorale approvata dall’Università di Catania su Sant’ Ildegarda di Bingen (mistica tedesca del tempo di Federico Barbarossa), l’autore, Gabriele Russo, riferisce che la Santa ha contestato la vulgata della colpevolezza della nostra progenitrice; conseguenza di questa colpevolezza sarebbe stata la caduta dell’uomo, il peccato originale, che, secondo la tradizione biblica, viene descritto come ciò che ha diviso l’uomo da Dio.

Com’è noto, l’ispirato poema del Genesi riferisce che Dio, creata la coppia umana, dette loro la missione di avere figli, di custodire e lavorare il meraviglioso ambiente in cui si ritrovavano, conferendo loro il primato su tutte le altre creature. Dio, però, aggiunse alla coppia un monito: di non pretendere la scienza suprema di determinare loro ciò che è bene e ciò che è male, perché questa pretesa li avrebbe fatti decadere.

Il libro del Genesi però racconta che proprio Eva si lasciò affascinare da questa ambizione e fu proprio lei a violare per prima il monito divino trascinando anche il marito nel suo errore.

Non so quale argomento Sant’Ildegarda adducesse a discolpa di Eva. Io immagino che la Santa abbia sottolineato l’entusiasmo con cui Adamo scoprì Eva e che la sua naturale passione abbia indotto Eva a sopravalutare il suo desiderio e giudizio.

Tuttavia la lettera del Genesi non consente un’inversione del racconto biblico.

Può anche darsi che Sant’Ildegarda abbia fatto una trasposizione tra la condizione della donna nel suo tempo e quella del tempo primigenio dell’umanità.

Il fatto che Sant’Ildegarda sia tra le quattro donne proclamate “dottore della Chiesa” non cambia i termini della questione. Il motivo per cui riferisco questo quadro del paradiso terrestre è il seguente: né la santità personale, né l’eminenza speciale della dottrina del santo, lo rendono immune da errore nell’insegnare.

Questa immunità è promessa solo alla professione di fede della Chiesa sotto la garanzia del Capo, Pietro, a certe condizioni molto strette, sicché i pronunciamenti infallibili dello stesso Capo della Chiesa sono rarissimi.

Don Ennio Innocenti

apr 022019

Com’è noto il Luteranesimo fu imposto con la forza in Svezia, Norvegia e Danimarca con distruzione dell’intera memoria storica locale dei precedenti secoli cattolici.

Il Cattolicesimo iniziò a riprendersi a partire dal Seicento, ma procedette con lentezza. La regina Cristina di Svezia preferì lasciare la patria per celebrare la sua conversione cattolica a Roma.

La Norvegia restò a lungo assorbita dalla Svezia e soltanto all’inizio del Novecento si ristabilì un colloquio con la cultura cattolica per merito di alcuni grandi scrittori.

In Danimarca contatto vivo con la cultura cattolica è evidente nell’Ottocento. Nella sua capitale, Copenaghen, risiede il Vescovo cattolico che ha cura pastorale della più grande diocesi del mondo, allargandosi alle isole dell’estremo nord e alla Groenlandia.

I suoi diocesani cattolici provengono da Paesi di tradizione cattolica coi quali mantengono contatti. Egli, però, ha rivelato, recentemente, che ha accolto vari giovani di provenienza luterana.

Mi pare molto interessante sottolineare che il Vescovo ha informato che proprio questi giovani convertiti dal Luteranesimo preferiscono la liturgia della Messa secondo il rito romano antico, che è ordinariamente gradito sia nella capitale, Copenaghen, sia in altre località dell’ampia diocesi.

Il Vescovo ha organizzato vari pellegrinaggi di danesi cattolici a Roma e l’ultimo è avvenuto proprio durante il Sinodo dei giovani, in ottobre.

Don Ennio Innocenti

mar 292019

Questa valanga di preti omosessuali fa dimenticare che la storia del clero mostra molte benemerenze.

A cominciare proprio dai minori, salvati, educati e portati in cattedra. In Italia abbiamo decine di preti canonizzati per la loro efficace dedizione ai poveri di ogni specie; centinaia di loro opere pubbliche sono ancora sussistenti, anzi proprio nei nostri giorni quanti di loro sono sulla strada per intercettare i drammatici bisogni contemporanei? E quanti di loro hanno contribuito al progresso civile? Beda studiò le maree, Guido d’Arezzo ci dette le buone notazioni musicali, Ruggero Bacone insegnò sperimentalismo scientifico, Copernico capì i movimenti del sistema solare, Clavio preparò la riforma del calendario, Grimaldi capì la diffrazione della luce, Steenser è il padre della geologia e il nostro Angelo Secchi non è il fondatore della spettografia stellare e Mendel non è il fondatore della genetica? Le Maître non aprì nuovi scenari alla cosmologia? E chi ha rallegrato con lo Champagne?.

Inutili? I preti restano utili anche quando sono difettosi perché ricordano a loro spese, a loro vergogna, che il Vangelo è tra noi, che la vita umana ha fini che superano i nostri brevi giorni, che la giustizia è inevitabile.

Senza agricoltori la selva mangerebbe la società, senza sacerdoti i peccatori non avrebbero più speranza.

Don Ennio Innocenti

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