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feb 222019

Dio, per essere tra noi come noi, si è esposto a vivere come noi e a soffrire come noi; e il perché l’ha detto: per i peccati.

Siccome i peccati sono atti di rottura fra noi e Lui, egli ha voluto ricomporre la comunione tra noi e Lui, accettando in se stesso, uomo come noi, ma non solo uomo, la conseguenza del peccato: così il peccato non ha più ragione, non si può più opporre alla comunione fra me e Lui, se io lo voglio, se l’uomo di ogni tempo lo vuole.

Infatti Lui, essendo anche Dio, raggiunge ogni essere, ogni uomo, e offre comunione senza che il peccato possa impedirlo. Gesù, che non è solo uomo, ha potuto immedesimarsi in ogni uomo fratello e in ognuno rendere impotente il peccato (se c’è collaborazione, se non c’è opposizione).

Gesù, scaturigine dell’essere di ognuno, ha raggiunto la più segreta intimità di ognuno e lì rendere impotente il peccato come ha fatto mentr’era crocifisso, mentre accettava in sé la conseguenza del peccato (la rottura dell’ordine divino).

Così ogni peccatore può accedere all’ intimità di Gesù, perché Gesù ha tolto al peccato ogni titolo di farsi valere, avendo esaurito in sé ogni conseguenza del peccato.

Sarebbe un errore pensare che Gesù identificandosi col peccatore si è identificato al peccato: Gesù è immune da peccato e proprio per questo può efficacemente opporsi al potere del peccato.

Il peccato ha conseguenze: ebbene, Gesù le ha assorbite in se stesso, perciò il peccato è senza potere.

L’uomo riconciliato con Dio può ancora volere il peccato, ma la comunione con Dio resta aperta, il peccato non può più opporsi.

Ci sono predicatori troppo sentimentali che dicono Gesù identificato al peccato, per poi dire che il peccato è annientato; non è vero: il peccato può tornare a causa della libertà, ma la libertà non è schiava delle conseguenze del peccato e la comunione con Dio resta aperta. Gesù resta senza peccato anche se si immedesima al peccatore (e no al suo peccato).

Don Ennio Innocenti

feb 212019

Dio è l’essere pieno; ogni altro partecipa di Lui, anche la materia sussiste, nella sua instabile fragilità diveniente, per Lui, in Lui, da Lui: la materia è un fiore divino. Quindi non c’è nessuna diminuzione di Dio nella materia, Egli la vuole, la crea e non può farla somigliante a sé, perché nessuno dà ciò che non ha. Dio non è materia, ma l’ama.

Ma che lui voglia la materia umana, la carne, unita a sé, tanto da farla suo mero strumento, tanto da agire, Lui in persona, per mezzo di questa carne (che è viva, è un organismo animato), questo sembrerebbe che comporti una diminuzione di Dio; a meno che Lui non resti distinto da questo strumento, resti Dio mentre usa l’uomo. Così è successo, ma ciò facendo, Dio agli occhi umani non è più Dio, è uomo, è sottomesso ai bisogni della carne.

Come sarà possibile riconoscere che Egli, pur essendo come noi, non è come noi, resta Dio, è distinto dal suo vivere umano?

E, in effetti, il vivere umano lo diminuisce, lo fa scomparire come Egli è davvero, quasi svuotato della sua originaria pienezza; non è, però, annientato, Dio è sempre Dio; essendo presente in ogni essere, può anche assumere l’essere che crea e restarne distinto.

Nell’intreccio del vivere umano, dei bisogni fisici e psichici dell’uomo, trasparirà qualcosa che farà venire il sospetto, il dubbio, la probabilità, la certezza che Lui non è solo l’uomo, ma che la divinità sussiste davvero in Lui, finché Lui svelerà “Io Sono”, “Io e il Padre siamo lo stesso”, “chi vede Me vede il Padre”. L’Incarnato non è annientato, resta l’Essere perfettissimo, che si è incarnato per farsi amare.

Don Ennio Innocenti

Italia mia!

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feb 192019

Dal Cinquecento al Settecento l’elite europea considerava essenziale il viaggio culturale in Italia, non solo per ammirarne tutte le arti, non solo per profittarne del clima salutare, ma anche per ricevere stimoli dalla scienza e dal modo di vivere italiano.

Forse nell’Ottocento rivoluzionario e bellicista ci fu una pausa in questi viaggi, ma l’osmosi riprese nel primo Novecento, quando pittori e musicisti italiani ebbero la fama di essere una entusiasmante  avanguardia. E come dimenticare il Nobel a Fermi? Anche la scienza italiana era ai primi posti.

Poi c’è stata la guerra e l’Italia è divenuta la cenerentola in Europa.

A parte gli alimentari doc, la moda di lusso, qualche cantante, qualche azienda primatista in settori tecnologici, l’Italia è scaduta in quasi tutto, anche sul piano turistico; al contrario vi è aumentata la disoccupazione, la povertà e la negatività demografica.

Quante volte, quando prego per la Patria, domando a Dio che sappia ispirarci una rinascita spirituale, cominciando dai sacerdoti e dalle famiglie, dalle scuole e dalle attività sportive, facendoci infondere entusiasmo per la nostra miracolosa storia e rinascere la fiducia nella Provvidenza, nella nostra perenne missione cristiana e nella nostra volontà di lavoro!

Siamo al centro del Mediterraneo, abbiamo vincoli antichi con la Russia, con la Cina, con l’Africa; come mai siamo tanto avviliti, privi di slancio per un serio miglioramento?

Don Ennio Innocenti

Sovranismo

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feb 172019

E’ una ideologia a servizio partitico che vorrebbe basarsi sull’idea di sovranità (stare sopra), intesa come supremazia (stare sopra tutti gli altri), di cui si è fatto banditore Trump con il motto “l’America prima di tutti”.

Bisogna riconoscere che Trump non ha inventato nulla! L’America da secoli si pensa al di sopra di tutto. Anzi, proprio l’idea di supremazia è alla base dell’idea della politica e del diritto proprio della modernità.

Prima l’idea di “supremo” riguardava solo Dio, poi fu applicato al Tribunale, nel senso che la sentenza emanata non consentiva un appello ad un Tribunale superiore.

Poi supremo e sovrano fu detto lo Stato, nel senso che era indipendente, autonomo da ogni altro Stato della società internazionale.

Successivamente, con la formula “superiorem non recognoscens” fu inteso che la volontà non dipendeva neppure da Dio.

A un certo momento fu detto che il popolo era sovrano, poi che tutto il potere del popolo era concentrato nello Stato e nei suoi organi, specie il Parlamento, che in realtà è una oligarchia di partiti, ognuno dei quali vorrebbe essere sovrano: così si diffonde l’ideologia, oggi estesa ad ogni individuo, a cui stupidamente si fa credere di essere sovrano, sicché ogni suo desiderio è un diritto che si trasforma in legge “superiorem non recognoscens”.

Don Ennio Innocenti

feb 152019

Cominciò, all’inizio del Seicento, l’inglese Francesco Bacone ad insegnare che la scienza era al servizio dell’utilità (scientia propter potentiam); nel Settecento vennero altri inglesi a rafforzare il criterio dell’utilità, sicché si ebbe una generalizzazione dell’utilitarismo esteso alla morale. Infine presero la scena gli Americani che sottoponevano tutta l’organizzazione sociale al canto della ricchezza nazionale, ossia dell’utilità delle grandi imprese.

Il primato dell’utilità si è manifestato come primato del denaro, della finanza e questa sottopone a sé ogni forma di cultura, aiutata dalla tecnica, che invade anche la scuola e si apre più strade, anche nella religione.

Ci si sarebbe aspettato che si reagisse riportando la cultura a servizio della verità, ma i giovani modernissimi misero sulla cattedrale di Genova il loro imperativo striscione che scandiva “la verità non esiste”. Erano i nipotini di Kant il quale aveva ben appreso la lezione dai fenomenisti utilitaristi inglesi e aveva insegnato che la realtà è inconoscibile, in quanto conosciamo soltanto il fenomeno che è prodotto soggettivo.

Alla fine ci si dovrà pur accorgere che, se la verità non ha il primato, non c’è più ragione per la morale, non c’è più difesa per l’uomo.

Quando vediamo trattare gli operai come oggetti, accorgiamoci in tempo che in ugual modo sarà trattato ciascuno di noi, ridotto a numero manipolato dalla statistica.

Don Ennio Innocenti

feb 122019

Le prossime elezioni europee non cambieranno le strutture che già conosciamo. I pochi che vogliono l’Europa federale a somiglianza degli Stati federali americani si rassegnino. La storia ha un peso. Gli Stati americani fin dalla loro nascita erano stati plurietnici; i nostri Stati europei hanno una storia quasi millenaria con fisionomie inconfondibili. Anche quelli che vorrebbero un’Europa confederale, con più marcato rilievo degli Stati, devono ricordarsi che, specialmente dopo la rivoluzione francese e per tutto il periodo romantico, lo Stato Nazione è ormai un distintivo dell’Europa: perciò bisogna limitarsi a strutture di coordinamento tra liberi Stati. Questi, poi, devono fare i conti coi popoli, perché ciò che è imposto è mal digerito e attualmente tutti sanno che il Parlamento Europeo è quasi una finzione.

Una vera unità europea avrebbe potuto avere la sua bandiera nel nome di Dio e del diritto naturale. Purtroppo i Francesi non vollero il riferimento a Dio e gli Stati che pur avevano nelle costituzioni un riferimento al diritto naturale l’hanno poi interpretato in senso storicistico e sociologistico.

Resta da far valere una cultura comune fra gli Europei, ma questo è possibile senza riferirsi alla comune storia cristiana?

Quelli che pretendono far valere la nascita dell’Europa con l’illuminismo, non si rendono conto che l’illuminismo è finito, come anche il liberalismo. Il progetto Europa sussiste, ma le sue ragioni sono ancora quelle del “mercato”? Occorrono ragioni e anche che siano condivise senza pregiudiziali esclusioni.

Don Ennio Innocenti

feb 122019

Nel 1951 finivo la seconda liceo e alla notizia dell’istituzione della “Piccola Europa”, la CECA, mi entusiasmai avendo sotto gli occhi il monito d’un Papa salvatore dell’Europa del ‘600, monito che legava la salvezza dell’Europa all’unione dei suoi popoli.

Nel 1957 ero appena diventato sacerdote e di nuovo mi entusiasmai alla notizia della firma dei Trattati che istituivano il Mercato Comune Europeo, avendo sotto gli occhi i discorsi degli Statisti che esaltavano Roma come patria comune e l’augurio del Papa Pio XII che auspicava più alte mete civili all’Unione Europea.

Oggi che sono vecchio non vedo più motivi d’entusiasmo, dopo che i rappresentanti legali dei popoli europei hanno esiliato Dio, incoraggiato l’aborto, respinto i fuggiaschi perseguitati, frantumato la solidarietà, subita la dipendenza dei poteri mondiali egemoni.

Perfino gli ultimi Papi si sono espressi in toni pessimisti constatando che i rappresentanti degli Stati europei erigono muri verso l’esterno mentre si abbassano i livelli demografici al loro interno.

Il pessimismo maggiore viene osservando che le chiese costruite dalla fede dei popoli sono ora vuote e spesso vendute per motivi amministrativi.

Intanto non passa settimana senza che emerga qualche tradimento sacerdotale.

Don Ennio Innocenti

feb 122019

Si avvicina la data per le elezioni europee: ce ne sono voluti di secoli perché dall’Europa unificata da Augusto si passasse a quella di Carlo Magno e poi a quella di Innocenzo III. E questa di oggi, che Europa è?

E’ quella illusa d’aver trovato l’equilibrio dopo la pace di Westfalia, quella illusa d’aver ritrovato l’equilibrio dopo la pace di Vienna , poi dopo quella di Versailles e infine quella illusa d’aver iniziato un’era di fraterna cooperazione dopo i Trattati di Roma del 1957. Oggi l’Europa è disillusa per la sperata solidarietà interna, per la sfiducia demografica delle proprie popolazioni, soprattutto perché dopo aver voltato le spalle a Gesù Cristo non sa più dove andare, che direzione prendere, quale sia il suo vero traguardo ideale.

Sa di essere stata oggetto e strumento della politica egemonica americana, si preoccupa delle nuove intenzioni russe, si vede comprata dai cinesi e perfino dagli Arabi.

L’Europa che andiamo ad eleggere è dimentica delle sue radici cristiane, dimentica della missione che i Papi le avevano affidato di evangelizzare l’Africa, inconsapevole delle conseguenze che avrà il divario tra ricchi e poveri al suo interno, priva d’ una base per fondare l’autorità delle sue leggi, soggetta ai leader degli Stati oligarchici che la compongono.

Ci fermiamo a leggere i nomi dei candidati che ci chiedono il voto, nomi che per lo più non ci dicono niente, niente più che ripetere illuminismo, liberalismo, mercatismo.

Don Ennio Innocenti

Un nostro corrispondente desidera questo chiarimento. Ebbene: le letture che si riferiscono ad Abramo si inquadrano nel II millennio a.C., quelle di Mosè nel I millennio a.C., quelle dei re d’Israele dopo il mille a. C.

Dopo Salomone i re decadono, il regno si divide, le oscillazioni politiche portano il regno al disastro con gli Assiri e sotto i Babilonesi, ma nel quinto secolo a. C. gli Ebrei sono di nuovo nella loro terra con la speranza d’un Messia Divino di cui prevedono il tempo e il luogo d’apparizione.

Ma arriva Alessandro il Macedone e dopo di lui una serie di re seleucidi che si dilaniano tra loro finché in Palestina vengono sopraffatti dai Maccabei, continuati dagli Asmonei e dagli Idumei. A questo punto intervengono i Romani con Lucullo che trovano gli Ebrei esausti dalla lunga lotta condotta contro i seleucidi e tra le loro fazioni. Perciò Pompeo impose il suo ordine nell’anno 63 a. C. , durante il consolato di Cicerone, il quale successivamente, si lamentava delle intrusioni politiche della colonia ebraica impiantatasi nell’Urbe.

L’intera regione siriaca, compresa la Palestina, passò sotto amministrazione romana con Metello Scipione (della eccelsa famiglia Cornelia) e successivamente Munazio Planco, Terenzio Varrone, Vispanio Agrippa, consigliere di Augusto, e poi Sulpicio Quirino, durante la cui amministrazione nacque Gesù, essendo fatto dai Romani re degli Ebrei il noto idumeo Erode.

Gesù morì durante il regno di Tiberio, il quale inviò a governare l’intera Siria Vitellio (che depose Caifa), mentre Caligola mise al posto di Vitellio il famoso Petronio e dopo di lui, con Nerone arriva in Palestina Vespasiano, che realizza la profezia di Gesù sulla fine di Gerusalemme.

Don Ennio Innocenti

feb 112019

La culla del cristianesimo russo è la città di Kiev, raggiunta dall’evangelizzazione iniziata da Cirillo e Metodio, protetti dal Vescovo di Roma. La fede cristiana crebbe tra quelle popolazioni insieme alla devozione mariana culminante con la liberazione dai mongoli nel 1380 proprio all’insegna di Madre di Dio, predicata dal santo monaco Sergio di Radones. Il metropolita Isidoro di Kiev ribadì l’unione con Roma nel 1439 a Firenze, ma questo non piacque al Principe Basilio che volle fare di Mosca la terza di Roma nel 1448.

Questa divisione fu ancora più ribadita un secolo dopo da Ivan il Terribile, volendo egli essere assoluto padrone dei capi dei popoli russi e dei capi delle Chiese russe.

Nel secolo seguente, ossia nel Seicento, la Russia fu dominata dallo Zar Pietro che voleva conformare la Russia alla protestante Prussia; dopo di lui la tedesca Zarina Caterina fece di tutto per impedire il riaccostamento degli esponenti russi a Roma.

Nell’Ottocento l’attrazione per Roma si rafforzò tra i Russi e il famoso ecumenista russo Soloviev diventò il profeta dell’unione tra la Chiesa di Roma e la Russia.

Nel Novecento il desiderio dell’unione è riacceso dalle visione profetiche di Fatima, mentre nel nostro secolo l’attuale capo della Russia, unico tra gli statisti del mondo che difende ancora il diritto naturale e divino, ritorna apertamente alla tradizionale devozione del popolo russo verso la Madre di Dio e si mostra amichevole verso il Vescovo di Roma. Poiché le professioni di fede di Roma e di Mosca sono evidentemente le stesse, non è strano che sussista ancora la divisione tra queste Chiese sorelle?

Don Ennio Innocenti

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