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ott 172018

Laicismo è parola ideologica sbandierata equivocamente. Infatti laico,  derivato dal greco laos, significa solo popolo, popolare, membro del popolo: perciò è anche parola ecclesiale, intendendo la Chiesa come popolo di Dio, di Cristo. Il termine può essere ristretto al popolo in quanto distinto dai suoi ministri, che si chiamano chierici e formano il clero.

E’ vero che si è verificata nella storia una certa opposizione nella Chiesa tra laici, o laicato, e chierici o clero, ma questo è restato un fenomeno unicamente ecclesiale.  Per contingenze storiche questa opposizione spesso è stata trasferita dall’ambito ecclesiale a quello politico, ma sul piano dottrinale non c’è stata mai confusione tra i seguaci di Cristo, che ha insegnato la distinzione tra Cesare e Dio, tra la sfera religiosa e quella politica. E’ avvenuto, infatti, che, mancando l’autorità politica, questa sia stata talvolta occupata dall’autorità clericale. E’ nata allora l’ideologia laicista in opposizione a quella clericale (o clericalismo); col tempo, poi, il clericalismo è stato rappresentativo di abuso clericale, anzi della Chiesa; così laicismo ha preso il significato opposizione o limitazione alla Chiesa.  Anzi, poiché la Chiesa è stata identificata col cristianesimo, laicismo ha preso il significato di anticristiano o, addirittura, di ateismo.

L’invadenza delle competenze clericali (sia dentro la Chiesa sia fuori della sfera religiosa) è un disordine antiapostolico, ma il laicismo degenera nell’odio e questo è peggio. La sfera politica è laica, ma non deve essere laicistica, bensì armonica con la sfera religiosa.

Don Ennio Innocenti

ott 172018

Con la parola “illuminismo” si indica una complessa ideologia che è nata e cresciuta in Europa in epoca moderna e in ambiente cristiano: è ridicolo pensare che questa ideologia sia estranea al mondo e alla cultura cristiana. E’ vero che nella sua gestazione sono emerse componenti e correnti anticristiane e perfino atee, ma esse furono deviazioni dalla matrice cristiana, dalla quale veniva l’esaltazione della libertà come responsabilità e merito, l’esaltazione della fraternità come sigillo dell’unica paternità, l’esaltazione dell’uguaglianza come specchio della dignità infinita di ciascuno, essendo ognuno amato infinitamente dall’Infinito.

Ora è senz’altro vero che le deviazioni anticristiane hanno prevalso col giacobinismo e le sue derivazioni, ma è da tempo che gli alfieri ufficiali della Francia, roccaforte dell’illuminismo, dichiarano in Roma di voler rappresentare un illuminismo non ostile al cristianesimo.

In particolare la deviazione materialistica dell’illuminismo fu corretta dai capiscuola di Francoforte fin dal 1945.

E quanto alla deviazione del libertarismo praticamente classista oggi perfino il nostrano L’Espresso ripete che è fallito.

Illuminismo è parola che esalta la luce, ma proprio il Vangelo ha insegnato il trionfo della luce che illumina ogni uomo che viene al mondo; come può essere antagonista del Vangelo chi esalta la luce?

Solo colui che vuole una strana luce che ne oscuri la fonte.

Don Ennio Innocenti

Illusionismo giovanile

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ott 172018

Sento nel 2018 giovani politici proclamare di inaugurare una nuova era d’indipendenza e non posso fare a meno di ricordare che nel 1968 i giovani proclamavano l’immaginazione al potere.

I nostri giovani non si accorgevano che, finito il sogno del miracolo italiano dell’oscar della lira, si andava verso le bombe e gli “anni di piombo”.

I giovani americani non si accorgevano che, finito il sogno della patria della libertà, la discriminazione razziale andava verso la violenza dei ghetti.

I giovani tedeschi non si accorgevano che la grande politica dei blocchi sovrastava le rivendicazioni sociali e i giovani francesi non si accorsero della fine della “grandezza” finché De Gaulle arrivò a dire “la ricreazione è finita”.

Più tardi l’alfiere del ‘68 francese riconobbe “Noi siamo stati allora prigionieri della mitologia”, e anche l’alfiere italiano della “lotta continua” riconobbe “era come se fossimo posseduti”.

Quando Mussolini dichiarò la guerra facendo sogni imperiali, mio nonno (che pur era fascista) mi ammonì: “Bimbo mio tu non sai cosa sono la Francia e l’Inghilterra”.

E oggi che non sono più bambino, vorrei dire ai giovani che sognano l’indipendenza: “Cari ragazzi, ma voi sapete che il globo è sotto padrone?”.

Comunque, andiamo al “fronte”, dato che il Papa concede ai giovani il diritto di sognare.

Don Ennio Innocenti

Il Sinodo dei giovani

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ott 142018

La Chiesa ha sempre avuto la gioia di allevare i giovani alla santità, da Tarcisio di Roma al ragazzo del Pakistan che nei nostri anni è stato ucciso per avere riscattato i suoi coetanei asserviti; dai giovani principi Stanislao Koska e Luigi Gonzaga ai seminaristi inermi uccisi dai comunisti, da giovani come Giuseppe Toniolo (maturatosi   come apostolo fra i giovani, come padre di sette figli e come docente di dottrina sociale) a Giosuè Borsi che si stacca dalla mondanità per diventare bandiera eroica all’intera gioventù nazionale; da Egidio Bullesi che dal suo banco di tecnico di marina si eleva ad esempio di apostolato laicale fino a Luigi Calabresi modello come apostolo, come padre di famiglia e come professionista di Polizia, che diventa luminoso martire per l’odio fanatico di rivoluzionari atei.

Fra le ragazze, inoltre, abbiamo davvero l’imbarazzo della scelta fra le Italiane, da Maria Goretti alle giovani mamme che si immolano per la vita germinata nel loro seno. I giovani santi non mancheranno mai alla Chiesa perché Gesù stesso li sceglie, li custodisce, li matura e, quando vuole, li impone all’attenzione della Chiesa ad incoraggiamento per gli altri.

Don Ennio Innocenti

Pessimismo esagerato

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ott 142018

Dopo il colpo, ancora non digerito, del Papa dimissionario, ci sono appassionati cattolici che vedono l’attuale Papa con un bilancio negativo nel governo curiale e nel sinodo sulla famiglia, evidentemente spaccato, con interi Episcopati in disagio e ora con un nuovo sinodo sui giovani per avvolto nella nebbia.

E commentano: dove andremo a finire? E io rispondo loro: non vi ricordate delle crisi passate? Non ricordate che il Papato le ha sempre superate?

Altri, concentrati sulla crisi italiana, ingrandiscono, gonfiano il potere occulto della massoneria e io dico loro: cosa volete che facciamo? I massoni non sono nemmeno 25.000, non hanno neppure mille logge, non vedete la sproporzione del loro presunto dominio? Ma le leggi sul divorzio e l’aborto l’hanno volute loro! Si, rispondo, ma non l’avrebbero conseguite senza tante complicità a loro estranee.

Altri, infine, si scoraggiano di fronte alle centinaia di chiese vendute, alla mancata ripresa delle vocazioni sacerdotali e alla continua calata della pratica sacramentale. A costoro dico: tutto questo succede nella nostra piccola Europa, ma altrove non è così. In Africa, per esempio, l’adesione alla Chiesa e al ministero ecclesiastico aumenta. E se la piccola Europa vede una risorsa nuova nell’Africa, perché la Chiesa non avrebbe ragione nel vedere in quel Continente una nuova risorsa? Non successe così nel ‘500, quando la Chiesa parve restringersi in Europa, ma si allargò in America per poi riprendersi anche in Europa?

La Provvidenza Divina veglia.

Don Ennio Innocenti

Guide malsicure

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ott 142018

Rimbalza sui giornali il nome di Steve Bannon, un cattolico americano che dopo aver guidato la campagna elettorale di Trump, si è sistemato in Italia, a Trisulti, provincia di Frosinone, dove ha fondato una associazione culturale con ambizioni europee.

Mentre cerco di capire cosa voglia l’americano, mi viene in mente la vicenda di Charles Maurras, un giornalista francese che riscosse molto seguito col suo nazionalismo tradizionalista fino al collasso bellico francese del 1940, da cui raccolse una condanna politica al carcere. Morì nel 1952 e fu allora che conobbi la sua vicenda. Egli, pur cresciuto in collegio cattolico, perdette la fede e dal giornalismo passò alla politica nazionalista coinvolgendo molti cattolici, tra cui Jacques Maritain, il quale se ne distaccò, quando Pio XI emise un verdetto di condanna contro il movimento lanciato da Maurras.

Durante la sua lunga carcerazione Maurras aveva ritrovato la fede e redasse un importante volume in difesa dell’azione pastorale di Pio X .

La storia di Bannon è tutta diversa, lui è stato sempre cattolico, ma mi lascia perplesso la sua vittoriosa azione a favore di Trump e, ancor di più, la sua attuale semina in Europa, di cui non si capiscono ancora bene i veri fini. Cosa vorrà mai tra noi questo liberale statunitense? Cosa può attendersi un vero cattolico da un erede di quell’americanismo nei confronti del quale il grande papa Leone XIII aveva messo severamente in guardia? Certo non gradiremmo mascherature, perché il liberalismo resta per un vero cattolico il principale avversario della dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

Com’è noto, conclusa la conquista piemontese dell’Italia, i brogli elettorali della prima dirigenza pseudodemocratica italiana determinarono il Papa a dissuadere i cattolici di partecipare ad ulteriori elezioni; tuttavia, 40 anni dopo, con l’apparizione dei grandi scioperi socialisti del primo Novecento, il Papa consentì che dei cattolici fossero eletti nelle liste liberali.  In quello schieramento i cattolici votarono a favore della guerra in Libia e perfino a favore della prima guerra mondiale.

Dopo la guerra molti cattolici vollero tentare di partecipare alla democrazia liberale in una formazione politica aconfessionale, guidata da un sacerdote, Sturzo: il partito popolare italiano. Questo partito alle elezioni del 1922 non riuscì a primeggiare, rassegnandosi a collaborare con Mussolini, che poi vinse nettamente le elezioni del 1924. Poiché Mussolini si dichiarò anti illuminista e favorevole a un concordato con la Santa Sede, Sturzo fu consigliato di andarsene via dall’Italia mentre il suo segretario, De Gasperi, veniva impiegato alla Biblioteca Vaticana.

Finita la guerra proprio De Gasperi fondò il partito (detto “dei cattolici”), che si alleò coi liberali, perdendo così progressivamente consenso e passando prima all’alleanza coi socialisti (con il cedimento sul divorzio e sull’aborto) e poi coi comunisti, con la conseguente uccisione del suo ultimo capo, Aldo Moro. A questo punto il partito democristiano fu sommerso dalla corruzione e alcuni suoi esponenti tentarono allora di inserirsi in una nuova formazione di “progressisti”, in maggioranza già comunisti, che ottennero la Presidenza della Repubblica (Napolitano) senza, però, a avere il consenso per il governo messo in opera, con conseguente auto dissoluzione.

Così a distanza di un secolo dal primo loro inserimento nella democrazia liberale, i cattolici italiani hanno dimostrato la loro incapacità di raddrizzare il sistema e ricondurlo alle leggi naturali (di per sé armoniche con la legge evangelica).

Don Ennio Innocenti

Per capire la religione romana non bisogna badare ai culti importati da fuori (come il sanguinoso mitraismo, il mito dionisiaco o quello di Iside) bensì a quello tradizionale, il cui significato essenziale è ben riassunto da Cicerone, 50 anni prima di Cristo.

Cicerone crede nel Dio Altissimo, nell’immortalità dell’uomo libero e responsabile, nella legge naturale scritta nel cuore di ognuno, nel rispetto del prossimo e nell’amicizia civica.

Questo era il senso della religione romana tradizionale, che, confrontandosi col Vangelo universalistico di Gesù e col suo semplicissimo rito di acqua, pane e vino, ha superato i pregiudizi e l’ha accettato.

Inoltre l’Impero aveva gravi problemi di governo interno (le guerre sociali non le avevano risolti) e anche esterno (varie etnie, non solo quella ebraica, erano indocili), mentre il cristianesimo appariva funzionale alle esigenze di governo (carità per i poveri e senso religioso dell’autorità in armonia con la legge naturale), offrendo anche una selezione di cristiani eminenti per cultura e senso civico che era utilizzabile.

L’Impero si persuase che gli era più conveniente adottare il cristianesimo ormai radicatosi nelle città che proteggere culti divisivi provenienti dall’Oriente; per questo Costantino varò il primo tempio cristiano all’interno della cinta urbana e regalò il palazzo imperiale, ereditato da sua moglie Fausta, al Vescovo di Roma, il quale vi convocò subito il primo Sinodo dei Vescovi del Lazio. Il dado era tratto.

Don Ennio Innocenti

Abbiamo varie fonti di conoscenza, tra le quali spiccano le lapidi funerarie. Ne abbiamo molte migliaia, sia in latino sia in greco e ci forniscono molte edificanti informazioni, tanto sul contenuto della fede dei primi cristiani quanto della loro condizione familiare e sociale.

Abbiamo anche qualche libro che raccoglie vari studi sparsi nelle riviste e nelle tesi di laurea. Purtroppo pochi di essi riportano la traduzione dei testi.

Questo campo delle lapidi funerarie cristiane sarebbe certamente una miniera di preziose informazioni se fosse lavorato con l’aiuto dell’informatica, oggi tanto evoluta da consentire luminose connessioni dei dati.

Oltre il repertorio esplicitamente cristiano, ci sarebbe da esplorare quello privo di riferimenti chiari cristiani, ma, tuttavia, tanto significativi da consentire deduzioni sicure. Per esempio, io ho avuto la grande gioia di pubblicare, coi debiti permessi, il testo di una lapide del primo secolo cristiano che consente di affermare con morale certezza la presenza dei cristiani in un ramo della famiglia di Seneca. Dato, questo, che consente di fare ipotesi molto interessanti su certi propositi apostolici espressi da San Paolo nella sua lettera ai Romani.

Don Ennio Innocenti

ott 032018

I comunisti francesi nacquero dal tronco liberal massonico del parlamento rivoluzionario francese a fine ‘700. Verso la metà dell’800 Marx redasse il famoso Manifesto dei Comunisti che era supportato dalla dialettica “scientifica” di matrice hegeliana, vera anima del comunismo leninista russo, codificato da Stalin nel celebre libro Materialismo storico e Materialismo dialettico. Il comunismo italiano fu fondato nel 1921 con un profilo speciale, teorizzato da Gramsci, che dava grande importanza alla cultura nella strategia per la conquista del potere. Com’è noto, le elezioni del 1922 non permisero una chiara dialettica di schieramenti e il Re dette l’incarico di formare un governo di coalizione al principale antagonista di Gramsci, Benito Mussolini, il quale si accordò con liberali e popolari e vinse le successive elezioni. Dopo l’assassinio di Matteotti nel 1924 l’opposizione si estraniò dal Parlamento e questo permise a Mussolini di sciogliere i partiti. Gramsci, successivamente (1926), fu condannato per l’illegalità della sua opposizione a vent’anni di reclusione, durante la quale si ammalò. La diplomazia sovietica tentò varie volte di ottenere la liberazione di Gramsci: in ultimo Molotov interessò Pacelli, nunzio a Berlino, e questi mobilitò la Segreteria di Stato che, tramite il gesuita Tacchi Venturi, ottenne la grazia da Mussolini. Gramsci, così, andò a curarsi nella famosa Clinica Quisisana, tenuta da suore, e lì morì lì fra le braccia della suora infermiera. Successivamente i comunisti furono guidati, secondo l’indirizzo di Gramsci, da Togliatti, che ebbe contatti con vari prelati e, ultimamente, prima di morire all’estero, con il Cardinale Siri. Dopo le guide successive di Longo e Berlinguer, i comunisti italiani scesero con i democristiani a dei compromessi, che scissero il partito portandolo allo snaturamento perfezionato da Prodi, Renzi e Mattarella e alla finale sua insignificanza nell’elettorato italiano.

Don Ennio Innocenti

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