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mar 022020

L’obiettivo dell’azione liturgica è di favorire l’accesso del cristiano al mistero.

Alcuni riti sono stati determinati da Gesù stesso. Il rito eucaristico è stato adattato dagli Apostoli a seconda dei Paesi della diffusione evangelica: in ogni popolo essi hanno preso atto della lingua e dei costumi locali, compiendo una traduzione delle parole e dei gesti di Gesù e adottando i simboli che sembravano loro più efficaci. Questo successe tra gli Arabi, tra le genti del Caucaso, tra gli Indiani e poi al nord tra i Romani.

Personalmente ho trovato grande vantaggio dalla lettura del libro di Cipriano Vagaggini, Il senso teologico della liturgia e del libro di Joseph A. Jungmann, Missarum Solemnia.

Alle obiezioni rivolte, anche da Cardinali, alla riforma di Paolo VI fu risposto dalla competente Congregazione in un modo che mi parve corretto e accettabile.

Don Ennio Innocenti

mar 022020

L’unione mistica consiste nella massima comunione con Dio. Il cristiano comune può realizzare questa unione perché Dio gli viene incontro con i Sacramenti. E’ lui che opera la comunione cui il cristiano consente per l’attrazione che il Padre esercita su di lui; è la stessa attrazione che c’è verso Gesù, che così può dire “Nessuno viene a me se il Padre non lo attrae”; “Se uno mi accetta, Io e il Padre ci uniamo a lui”.

Per mezzo dei Sacramenti il cristiano comune può perfezionare la sua unione con Dio in una costante purificazione e in una costante adesione all’attrazione divina.

Il Battesimo è una immersione nel mistero che ci fa desiderosi dell’Infinito; la Cresima è una ricezione dei doni dello Spirito Santo; la Penitenza è un ritorno tra le braccia del Redentore; l’Eucaristia è l’immedesimazzione con la missione del Redentore; l’Ordine è la massima collaborazione con la missione apostolica e consiste in una offerta sacrificale di se stessi per le vie del mondo; l’Unzione degli infermi consiste nel rimettersi senza riserve all’abbraccio del Padre; il Matrimonio consiste nell’imitare il dono che Gesù fa di se stesso agli uomini.

Per questo è giusto parlare di vocazione universale alla santità.

Don Ennio Innocenti

feb 042020

Il sentiero dei catechisti diventa arduo quando si deve trattare di Dio Uno e Trino, come è stato indicato da Gesù prima di sottrarsi alla presa sensibile dei suoi amici: “andate a tutti i popoli insegnando loro tutto ciò che io vi ho trasmesso e immergendoli nel mistero del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Anzitutto il mistero del Padre, che è il Principio infinito, del quale dobbiamo chiederci se è assolutamente incognito (“nessuno ha visto il Padre”) oppure se ha qualcosa di espressivo da cui si può conoscere.

L’espressività del Padre è il Figlio, tanto che anche tra noi uomini spesso si dice di un bambino “è tutto suo padre”; questa espressività culmina con l’incarnazione, con Gesù.

Il rapporto tra il Padre e il Figlio introduce nel mistero perché il Padre si riversa tutto senza riserve nel Figlio, ma lo stesso fa il Figlio riversandosi tutto nel Padre; è per questo che il Padre si compiace nel Figlio e il Figlio può dire: “chi vede me vede il Padre”.

Tra il Padre e il Figlio c’è dunque un rapporto di amore ed è per questo che i Padri della Chiesa chiamavano questo rapporto il “bacio” o “il respiro vitale del Padre e del Figlio”.

Immersi sacramentalmente in questo mistero, se ne esce rinnovati desiderando di vivere in quel circolo, di essere imitatori di Dio: circolo a tre perché il dono dell’infinito è infinito.

Tra le tre Persone della Trinità c’è differenza di rivelazione nel senso che l’uno non è l’altro, ma l’uno ha la perfezione dell’altro, sicché il Figlio può dire: “Vado dal Padre e ve lo manderò e Lui prenderà ciò che è mio e ve lo darà, portando a perfezione ciò che io vi ho trasmesso”.

I suoi amici lo hanno inteso così bene che l’hanno identificato come lo Spirito di Gesù con i famosi sette doni perfettivi.

Don Ennio Innocenti

gen 312020

Oltre ai noti influssi provenienti dal Medio Oriente ed ai rapporti commerciali romani con l’Estremo Oriente, in Italia ci sono stati influssi più silenziosi, ma antichi e continui, sulla costa adriatica derivanti dalla sponda opposta balcanica. Questo è stato dimostrato da una eccellente ricercatrice che ha trovato resti archeologici preromani, accademicamente vagliati: essi dimostrano la permeabilità del territorio italico a queste penetrazioni durate nei secoli fino alla grande tragedia della strage di Otranto effettuata dagli Ottomani il 28 luglio 1480.

Don Ennio Innocenti

l'Ermetismo italiano

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gen 312020

Il primo grande tentativo di annientare la tradizione mosaica fu compiuto in Egitto in nome dell’Ermete tre volte Grande contrapposto all’Essere tre volte Santo.

Mosé veniva fatto dipendere dall’Ermete mitologico. Il compromesso fra i sacerdoti ebrei e una corruzione di questo tipo era già stata stigmatizzata dal profeta Ezechiele verso la fine dell’esilio babilonese.

Uguale tentativo fu compiuto in Italia dall’ermetismo diffuso tra i cristiani sotto l’influsso di cabalisti: il culmine di questo tentativo empio è visibile nella Cattedrale di Siena dove in una tarsia marmorea della fine del Quattrocento si raffigura Mosé che riceve le tavole dal tre volte Grande Ermete. Tale tracotanza sarebbe inspiegabile senza un consenso nell’opinione pubblica dell’epoca (vds. lavoro della dott.ssa Daniela Bianchi: Temi ermetici nella pittura emiliana  del XVI secolo)

Il centro di irradiazione di questo ermetismo era già dalla metà del Quattrocento a Firenze, dove viveva un sacerdote mago, Marsilio Ficino, cappellano della famiglia Medici. Questa gli procurò un provvido canonicato al Duomo di Firenze e la villa di Poggio a Caiano, dove sul timpano della facciata è ben visibile il drago gnostico.

Ficino aveva fatto causa comune con Pico della Mirandola, che era sotto influsso cabalista, iranico ed ermetico e manteneva legami con il circolo colto di Lutero.

Pico, tuttavia, fu smascherato dai teologi di Roma e fuggì sotto l’ala protettiva del re di Francia. Tornò poi a Firenze sotto la protezione dei Medici. Rotti però i rapporti con Ficino si convertì e ricevette i sacramenti da Savonarola.

L’offensiva controriformistica del Cinquecento, Seicento e Settecento sconfisse l’ermetismo, che tuttavia rifiorì con il neo paganesimo illuminista e oggi si rivede particolarmente attivo anche in ambiente cristiano.

Don Ennio Innocenti

gen 282020

In generale ci si rifà all’Egitto e all’Asia per raccordarsi alle più antiche civiltà, ma l’Italia non ha nulla da invidiare alle altre fonti, come sembrano suggerire le grandi sculture in scala tridimensionale visibili al museo antropologico di Cagliari risalenti a prima delle grandi sculture tridimensionali egizie.

Le notizie della Saturnia Tellus, ricca di biada, di armenti e di faville notturne provenienti dai vulcani, che promettevano metalli, raggiunse le popolazioni del Baltico che avevano progredito in un periodo ottimo climaticamente, raggiungendo vertici civili: il successivo mutamento climatico in peggio le spinse a scendere verso sud, soprattutto verso l’Italia.

Dall’Italia queste popolazioni trasbordarono in Grecia per poi tornare all’antica madre, la “Magna Grecia”. In questa regione, mentre facevo le vacanze a Porto Cesareo, capitai per caso fra degli operai, che sotto la guida di un professore dell’Università di Lecce, avevano trovato poco a nord di Otranto le fondazioni di spesse mura di una città portuale rivolta ad oriente, mura che il mare aveva lentamente eroso.

Le celebrazioni per la città di Matera hanno messo in luce l’antichità di questa popolosa città contemporanea alle prime grandi città agricole della Siria; inoltre è necessario precisare che Matera sorgeva in un contesto articolato con altri centri agricoli. Questo contesto è durato fino all’Ottocento suscitando per la sua produzione lanifera l’invidia dell’Inghilterra già avviata sulla via della moderna industria tessile.

Anche i successivi influssi della cultura islamica, terminati con la conquista meridionale del normanno Ruggero, si connettevano a più antiche radici.

Don Ennio Innocenti

Il fondamentalismo

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mag 182019

Questa parola fa riferimento al fondamento ed ha un’applicazione molto varia per analogia. Ma il finale in ismo indica che è una ideologia che esalta fanaticamente il fondamento. Quest’ultimo può essere giusto, ma se lo si usa da fanatici allora neppure il fondamento può giustificare certe azioni.

Tuttavia la polemica contro il fondamentalismo è sospetta, perché non si gradisce la coerenza, la logica deduzione da ciò che è fondamentale.

Da quando la filosofia moderna ha insegnato che noi non conosciamo la realtà, ma solo il prodotto della nostra fantasia e della nostra mente, non si vuole parlare più neppure di verità e chi vuole affermare la verità diventa nemico della democrazia che è tutta fondata sull’opinione mutevole.

Il cattolico che si rifà ai principi del catechismo diventa un fondamentalista, come il fanatico che si fa esplodere.

La realtà è che senza fondamenti qualunque costruzione crolla, come ha insegnato Gesù stesso.

Don Ennio Innocenti

mag 172019

Quando l’incendio danneggiò ancora una volta la Cattedrale di Parigi, abbiamo visto una processione di Capi di Stato che mostravano di ricordarsi della storia cristiana d’Europa.

E se un incendio o un terremoto danneggiasse le Basiliche Papali di Roma, i Capi dei popoli si ricorderebbero di ciò che rappresenta Roma? Altro che capitale d’Italia. Sì, è senz’altro comprensibile che gli Italiani abbiano voluto farne la loro capitale, ma Roma, oltre ad essere stata la fondatrice di un Impero dominante per secoli e secoli su tanti popoli, è stata (ed è fino al presente) il centro promozionale della civiltà cristiana.

La Basilica di San Pietro potrebbe crollare, ma il suo significato va ben oltre Michelangelo e perfino ben oltre i Papi: è il simbolo incrollabile del centro dell’evangelizzazione mondiale iniziato da Pietro, che vi è sepolto.

Vogliamo ricostruire la Cattedrale di Francia? Facciano pure, se vogliano tenere viva la memoria della storia europea.

Quanto alla Basilica di San Pietro non occorrerebbe ricostruirla per mantenere il suo simbolo, il suo significato, perché il fiume di gente di ogni colore, che affluisce alla Basilica, viene lì a piangere il peccato e invocare la redenzione che supera la nostra civiltà e anche la futura.

Don Ennio Innocenti

mag 172019

Gesù stesso ebbe contatti con romani e persone estranee alla Palestina. I suoi amici incrementarono questi contatti con militari e con esponenti di altri popoli.

Presto si posero problemi con intellettuali e con culti diversi dall’ebraico. I rapporti commerciali velocizzarono la notizia del nuovo culto cristiano, cominciarono a circolare i nuovi scritti che prospettavano davvero delle novità non solo morali, ma anche nella concezione generale della storia, perché il cristianesimo era categorico nell’affermare che questo cosmo si sarebbe radicalmente trasformato.

Già nel primo secolo il cristianesimo arriva nel Caucaso e in India e perfino in Cina; nel primo secolo arriva in Spagna, a Lione; già nel primo secolo c’è un traffico di persone cristiane tra Egitto, Egeo, Adriatico.

Perciò non fa meraviglia che quando Costantino arriva a Roma trova nell’intero apparto centrale dell’Impero la presenza dei cristiani che non erano dichiarati, ma erano conosciuti e poté utilizzarli per le sue nuove prospettive di governo.

Oggi noi vediamo un fenomeno analogo negli apparati statali dei vari continenti e constatiamo che i cristiani sono già presenti nelle loro strutture. Occorreranno altri secoli anche per i nuovi venuti per penetrare profondamente nelle culture dei popoli, ma questo processo è inarrestabile, come è stato da noi.

Don Ennio Innocenti

Dopo la rivoluzione culturale e politica di fine Settecento, sorgono dappertutto iniziative di spiritualità con caratteristiche nuove vagliate e approvate dai Papi.

Una, in Italia, ha caratteristiche singolari ed è vigoreggiante ancor oggi, oltre che in Italia, anche in Inghilterra, Irlanda e America: è la scuola spirituale rosminiana.

Antonio Rosmini, sacerdote di Rovereto, già noto per un libro che ebbe grande eco (Delle cinque piaghe della Santa Chiesa), si sentì sollecitato a dar vita a un istituto centrato sulla carità che risanasse le intelligenze inquinate dall’empietà moderna e le guidasse alla perfezione cristiana.

La sua opera, approvata nel 1839, fu frenata dal fermento rivoluzionario massonico italiano, ma il fondatore aveva messo alla base dell’istituto idee luminose di filosofia e di teologia che hanno dato frutto e ispirato tante persone religiose di eminente cultura.

Egli mirava a una nuova enciclopedia di tutte le scienze, ma non come quella illuminista, sparpagliata in un vocabolario disorganico, bensì organica, incardinata su idee che consapevolmente superavano l’illuminismo e avevano una costruzione positiva della civiltà cristiana.

Queste idee fondamentali rosminiane furono a lungo frenate anche in ambiente cattolico e solo recentemente, durante il magistero di Papa Giovanni Paolo II e quello di Papa Benedetto XVI, furono liberate dagli equivoci che ne impedivano un pieno accredito.

Adesso la scuola spirituale rosminiana ha via libera per un grande sviluppo, di significato attualissimo, basato sulla vitale espansione della carità intellettuale, attuatrice delle opere di misericordia spirituale.

Don Ennio Innocenti

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