logo-fraternitas-small

Il fondamentalismo

Senza categoria Commenti disabilitati
mag 182019

Questa parola fa riferimento al fondamento ed ha un’applicazione molto varia per analogia. Ma il finale in ismo indica che è una ideologia che esalta fanaticamente il fondamento. Quest’ultimo può essere giusto, ma se lo si usa da fanatici allora neppure il fondamento può giustificare certe azioni.

Tuttavia la polemica contro il fondamentalismo è sospetta, perché non si gradisce la coerenza, la logica deduzione da ciò che è fondamentale.

Da quando la filosofia moderna ha insegnato che noi non conosciamo la realtà, ma solo il prodotto della nostra fantasia e della nostra mente, non si vuole parlare più neppure di verità e chi vuole affermare la verità diventa nemico della democrazia che è tutta fondata sull’opinione mutevole.

Il cattolico che si rifà ai principi del catechismo diventa un fondamentalista, come il fanatico che si fa esplodere.

La realtà è che senza fondamenti qualunque costruzione crolla, come ha insegnato Gesù stesso.

Don Ennio Innocenti

mag 172019

Quando l’incendio danneggiò ancora una volta la Cattedrale di Parigi, abbiamo visto una processione di Capi di Stato che mostravano di ricordarsi della storia cristiana d’Europa.

E se un incendio o un terremoto danneggiasse le Basiliche Papali di Roma, i Capi dei popoli si ricorderebbero di ciò che rappresenta Roma? Altro che capitale d’Italia. Sì, è senz’altro comprensibile che gli Italiani abbiano voluto farne la loro capitale, ma Roma, oltre ad essere stata la fondatrice di un Impero dominante per secoli e secoli su tanti popoli, è stata (ed è fino al presente) il centro promozionale della civiltà cristiana.

La Basilica di San Pietro potrebbe crollare, ma il suo significato va ben oltre Michelangelo e perfino ben oltre i Papi: è il simbolo incrollabile del centro dell’evangelizzazione mondiale iniziato da Pietro, che vi è sepolto.

Vogliamo ricostruire la Cattedrale di Francia? Facciano pure, se vogliano tenere viva la memoria della storia europea.

Quanto alla Basilica di San Pietro non occorrerebbe ricostruirla per mantenere il suo simbolo, il suo significato, perché il fiume di gente di ogni colore, che affluisce alla Basilica, viene lì a piangere il peccato e invocare la redenzione che supera la nostra civiltà e anche la futura.

Don Ennio Innocenti

mag 172019

Gesù stesso ebbe contatti con romani e persone estranee alla Palestina. I suoi amici incrementarono questi contatti con militari e con esponenti di altri popoli.

Presto si posero problemi con intellettuali e con culti diversi dall’ebraico. I rapporti commerciali velocizzarono la notizia del nuovo culto cristiano, cominciarono a circolare i nuovi scritti che prospettavano davvero delle novità non solo morali, ma anche nella concezione generale della storia, perché il cristianesimo era categorico nell’affermare che questo cosmo si sarebbe radicalmente trasformato.

Già nel primo secolo il cristianesimo arriva nel Caucaso e in India e perfino in Cina; nel primo secolo arriva in Spagna, a Lione; già nel primo secolo c’è un traffico di persone cristiane tra Egitto, Egeo, Adriatico.

Perciò non fa meraviglia che quando Costantino arriva a Roma trova nell’intero apparto centrale dell’Impero la presenza dei cristiani che non erano dichiarati, ma erano conosciuti e poté utilizzarli per le sue nuove prospettive di governo.

Oggi noi vediamo un fenomeno analogo negli apparati statali dei vari continenti e constatiamo che i cristiani sono già presenti nelle loro strutture. Occorreranno altri secoli anche per i nuovi venuti per penetrare profondamente nelle culture dei popoli, ma questo processo è inarrestabile, come è stato da noi.

Don Ennio Innocenti

Dopo la rivoluzione culturale e politica di fine Settecento, sorgono dappertutto iniziative di spiritualità con caratteristiche nuove vagliate e approvate dai Papi.

Una, in Italia, ha caratteristiche singolari ed è vigoreggiante ancor oggi, oltre che in Italia, anche in Inghilterra, Irlanda e America: è la scuola spirituale rosminiana.

Antonio Rosmini, sacerdote di Rovereto, già noto per un libro che ebbe grande eco (Delle cinque piaghe della Santa Chiesa), si sentì sollecitato a dar vita a un istituto centrato sulla carità che risanasse le intelligenze inquinate dall’empietà moderna e le guidasse alla perfezione cristiana.

La sua opera, approvata nel 1839, fu frenata dal fermento rivoluzionario massonico italiano, ma il fondatore aveva messo alla base dell’istituto idee luminose di filosofia e di teologia che hanno dato frutto e ispirato tante persone religiose di eminente cultura.

Egli mirava a una nuova enciclopedia di tutte le scienze, ma non come quella illuminista, sparpagliata in un vocabolario disorganico, bensì organica, incardinata su idee che consapevolmente superavano l’illuminismo e avevano una costruzione positiva della civiltà cristiana.

Queste idee fondamentali rosminiane furono a lungo frenate anche in ambiente cattolico e solo recentemente, durante il magistero di Papa Giovanni Paolo II e quello di Papa Benedetto XVI, furono liberate dagli equivoci che ne impedivano un pieno accredito.

Adesso la scuola spirituale rosminiana ha via libera per un grande sviluppo, di significato attualissimo, basato sulla vitale espansione della carità intellettuale, attuatrice delle opere di misericordia spirituale.

Don Ennio Innocenti

Pasqua 2019 e Roma

Senza categoria Commenti disabilitati
apr 272019

Quest’anno il “Natale” di Roma coincide con la Pasqua di Cristo ed è per me inevitabile pensarmi cristiano romano.

Gesù, nato sotto Augusto, ebbe rapporti personali diretti con vari ufficiali romani; Pietro, ascoltato dai Romani nel suo primo discorso di Pentecoste, battezzò vari ufficiali romani a Cesarea, tra cui un discendente della prestigiosa famiglia Cornelia; e probabilmente trovò rifugio a Roma quando il Re Agrippa voleva spegnere la Chiesa  nascente di Gerusalemme.

Quando la Roma italica cedette il suo primato politico alla Roma costantiniana sul Bosforo, questa seconda Roma ne dilatò gli spazi missionari ad Oriente, e quando questa seconda Roma abbassò la sua bandiera, questa fu innalzata da una terza Roma, quella nata da Kiev, a Mosca.

Mosca ha sempre esaltato la sua connessione con la prima Roma ravvivata dal successore di Pietro tutta protesa alla missione mondiale.

Così io, sacerdote romano, sono coscientemente erede di una tradizione tre volte millenaria, e, mentre benedico il disegno provvidenziale, prego Dio, nell’anniversario della prima fondazione della prima Roma, di voler benevolmente operare una rinascita spirituale di questa città, affinché ridiventi fiaccola attrattiva per tutti i popoli, nella luce della dignità dell’uomo esaltato da Dio, incarnato come uomo.

La rinascita spirituale che invoco è accessibile a tutti e causerebbe la felicità di tutti.

Don Ennio Innocenti

apr 272019

I trasmettitori della spiritualità dei primi secoli cristiani ai fedeli medievali furono i Papi Leone e Gregorio, vescovi come Cesario, laici come Boezio e Cassiodoro.

I grandi iniziatori furono i dottori Anselmo e Bernardo. Poi vengono le famose scuole di spiritualità:

1)    scuola benedettina di Cluny: Pietro il Venerabile, Anselmo, Ildegarda (tra le donne più eccezionali del Medioevo);

2)    scuola cistercense (di cui spicca la contemplazione dell’umanità di Cristo): Bernardo, Gioacchino da Fiore, Gertrude la Grande e Brigida di Svezia, altre donne eccezionali e precorritrici;

3)    scuola agostiniana di San Vittore (di cui è celebre il metodo di meditazione superiore: Riccardo e specialmente Ugo hanno un grande prestigio: il loro apporto sarà utilizzato da tutti in seguito);

4)    scuola francescana: dietro il cantico di frate sole, la pietà eucaristica e l’affetto al divino Bambino, crescono mistici come Bonaventura, Angela da Foligno e Raimondo Lullo;

5)    scuola domenicana: bastano tre nomi: Tommaso d’Aquino, Caterina da Siena, Vincenzo Ferreri; del primo è da notare la teoria dei doni dello Spirito Santo, della seconda l’ardore all’umanità di Cristo, del terzo il direttorio ascetico;

6)    scuola dionisiaca (ispirata dall’opera “I nomi divini”): Mastro Eckart, Giovanni Taulero, Enrico Susone, Giovanni Ruysbrook (scuola pericolosa che suggestiona molto anche i moderni);

7)    scuola di Windeshein: di cui é celebre Tommaso da Kempis con l’Imitazione di Cristo;

8)    scuola certosina i cui valori affettivi sono degnamente rappresentati da Dionigi il Certosino;

9)    scuola gersoniana: Gersone tentò una sistemazione della spiritualità tradizionale, precursore dei moderni maestri di spirito.

Le scuole moderne sono molte e gli indirizzi spirituali novecenteschi ancor di più.

Don Ennio Innocenti

apr 252019

Fin dalla creazione l’uomo fu ammonito a non fare di se stesso l’assoluto, il padrone della determinazione del bene e del male, il primo idolo.

Disubbidendo, l’uomo si fece schiavo di molti idoli e fra questi l’idolo dell’autorità politica, quasi che questa veste dell’umano la facesse diventare divina, assoluta, fonte del bene e del male.

Il Faraone è l’emblema tipico dell’autorità politica sacra, assoluta, che Mosè dimostra falsa.

Ma è solo Gesù che stabilisce per sempre la distinzione fra l’autorità politica e Dio. Dopo Gesù è ristabilito l’ordine: lo Stato è solo umano e quindi è relativo come tutto ciò che è umano.

E difatti il cristianesimo ha sempre preteso la distinzione tra Chiesa e Stato ed è stato sempre disponibile a qualunque forma di Stato che gli uomini preferissero, nessuna di esse essendo un idolo, nessuna di esse potendo essere Dio, arbitro assoluto del bene e del male.

Di qui comincia la discussione tutta umana e libera sulla possibile o preferibile forma di Stato e di esercizio dell’autorità politica, che i popoli scelsero via via secondo le loro necessità riconosciute.

E così l’uomo ha potuto illudersi d’essersi redento dall’idolatria politica, ma l’idolo si è ripresentato quando ha preteso di diventare arbitro assoluto del bene e del male nella forma di assemblea popolare o parlamentare: il popolo è Dio? Il Parlamento è Dio?

E’ successo che lo Stato Moderno proclamasse di non conoscere alcuna autorità superiore alla sua e così ritornasse ad essere idolo, vanificando la redenzione che aveva voluto Gesù.

Don Ennio Innocenti

L’Italia restò militarmente occupata dagli Americani e dai Britannici fino alla fine del 1947, ma i vincitori incoraggiarono il formarsi di partiti che redassero la Costituzione del nuovo Stato arresosi al vincitore senza condizioni.

Ovviamente i cattolici si fecero avanti, capeggiati da De Gasperi, che era stato, prima della dittatura fascista, il fiduciario di Sturzo, prete d’impostazione politica liberale che guidava il Partito Popolare, successivamente esule in Inghilterra. De Gasperi, però, chiamò il suo nuovo partito Democrazia Cristiana, denominazione non gradita ai Papi del primo Novecento. Nonostante che De Gasperi dichiarasse che il suo partito fosse un “centro che marciava verso sinistra”, il Vaticano lo appoggiò in tutti i modi sia per impedire che la dispersione dei voti   favorisse i comunisti sia per l’illusione che i cattolici prevalendo nel partito lo indirizzassero secondo la dottrina sociale della Chiesa.

Invece il partito di De Gasperi si spinse sempre di più verso sinistra, con l’appoggio di vari sacerdoti (per es. Dossetti) e dopo l’avvento di Giovanni XXIII i comunisti raggiunsero il livello numerico dei democristiani. Sotto Paolo VI i rapporti d’intesa fra democristiani e comunisti crebbero fino a governare insieme sempre con criteri fondamentalmente liberali (divorzio, aborto) con crescente malcontento della popolazione più povera.

Con Giovanni Paolo II tutti e due partiti dominanti crollarono e avvenne una nuova diarchia liberale, una ispirata dal cattolico liberale Prodi coagulante la sinistra, l’altra ispirata dal cattolico liberale Berlusconi che coagulava la destra.

Tutti e due questi poteri crollarono e sotto Papa Francesco vediamo una strana marmellata politica che governa uno Stato ridotto all’ultimo posto degli Stati europei (tutti analogamente liberali), mentre il Papa ammonisce vanamente sul declino demografico europeo e sulla evidenza della crescente emarginazione mondiale dell’Europa (che fino a qualche tempo fa era ancora cristiana), diventata solo strumento del vincitore americano, anch’esso – del resto – in salute poco buona.

Don Ennio Innocenti

apr 152019

Il fascismo fu un movimento, una ideologia e un regime, governò per più di vent’anni ed ebbe complesse relazioni internazionali di Stato con variazioni di fatti e alleanze.

Fu dunque fenomeno complesso e riscosse molteplici apprezzamenti non solo da famosi statisti, ma anche dalla Santa Sede.

Ebbene, tutto è ridotto a mito di due stereotipi: razzismo e irrazionalismo. Ma razzista lo fu soltanto alla fine del suo percorso e irrazionalista lo fu soltanto nella sua fase iniziale, prima di fruire dei voti che lo legittimarono in Parlamento.

Soprattutto l’irrazionalismo appare una divisa insostenibile, quando si pensa a tutti gli intellettuali che l’ebbero in simpatia. In Italia aderirono al fascismo, oltre che l’intera Accademia, Marinetti e D’annunzio, Gentile ed Evola, Malaparte e Soffici.

In Francia furono in sintonia col fascismo Celin, Drieu La Rochelle, Brasillach, Maurras. In Romania furono filofascisti Mircea Eliade e Cioran. E inoltre: il poeta americano Erza Pound, l’irlandese Yeats, premio Nobel, il norvegese Hamsum, anch’egli premio Nobel. Tra i tedeschi basta nominare Schmitt e Heidegger. Tutti irrazionalisti?

Naturalmente ognuno di questi intellettuali aveva un suo mondo, ma forse avevano un filo comune che li legava in qualche modo al fascismo ed era la simpatia per Nietzsche, il profeta del nichilismo. Si può dissentire e bollare tutti costoro di errore, ma non di irrazionalismo.

Sarebbe sempre meglio rifarsi alla critica storica, tra luci e ombre.

Don Ennio Innocenti

apr 152019

I cattolici italiani, dopo la conquista armata di Roma, si riunirono nel 1874 a Firenze e nel 1875 a Venezia riscontrando la loro solidarietà nazionale contro il liberalismo massonico al potere; decisero pertanto nel 1878 di unire tutte le loro forze per contrastare il liberalismo.

Grazie a tale unità realizzarono una valanga di opere sociali a favore della gente comune diffondendole dovunque e dimostrando la loro forza con giornali e banche loro proprie. Orientarono la loro dottrina sociale non già sulla base del concetto di classe, bensì sulla base del concetto di corpo organico.

Ma tra loro emersero personaggi che volevano utilizzare la forza unitaria cattolica come partito democratico in alleanza col partito socialista.

Il Papa intervenne scoraggiando questa deviazione che implicava l’accettazione del concetto liberale di democrazia partitica e classista, affermando che di democrazia cristiana si potesse parlare solo nel senso dell’azione sociale in favore della gente.

Ma quando cambiò la direzione della organizzazione unitaria cattolica, si tornò a volere la democrazia cristiana in senso politico. A questo punto il Papa sciolse tutta l’organizzazione trattando duramente i democristiani.

La stessa cosa si ripeté dopo la guerra 1940 – 1945, quando si volle di nuovo riunire i cattolici nel partito della democrazia cristiana che implicava l’accettazione del principio democratico liberale.

Il partito si avvalse del’etichetta cristiana, ma quando la gente si accorse che aveva preso un indirizzo liberale gradualmente lo abbandonò finché il partito crollò sotto accuse infamanti.

Oggi si vuole ricostituire l’unità politica dei cattolici, ma generalmente si dimentica che il liberalismo è il principale avversario della dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

© 2011 Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis Suffusion theme by Sayontan Sinha