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Crisi della Sinistra?

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mar 202019

L’esito delle elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha riproposto un tema – quello della crisi della Sinistra – tutt’altro che nuovo, in quanto le élites intellettuali ne discutono almeno da cinquanta anni non solo in Italia bensì anche in Europa e negli Stati Uniti d’America.

E’ dunque piuttosto fatuo imputare la responsabilità della sconfitta elettorale del Partito Democratico ad errori o alla personalità del segretario del partito e della sua classe dirigente, che possono certo avere inciso in qualche misura, ma che non possono essere ritenuti determinanti proprio perché tale crisi (che esiste, ma in termini diversi da quanto si ritiene abitualmente) risale nel tempo e si inscrive in una più ampia parabola discendente di tutti i partiti di sinistra europei.

E’ necessario, pertanto, che tutta la Sinistra, e non solo il Partito Democratico, si proponga di individuare le cause di questa sconfitta; ma, in via preliminare, è indispensabile una riflessione su quale sia o debba essere il contenuto identitario di una forza politica ‘di sinistra’ nell’attuale contesto storico. Addirittura, a seconda di come si individuano i tratti identitari della Sinistra, si potrebbe porre la domanda se abbia ancora senso, oggi, sostenere la possibilità o la necessità di una ‘Sinistra’. E’ noto, infatti, che da più parti si sostiene che le contrapposizioni Destra/Sinistra siano ormai superate e prive di significato; affermazione, questa, un tempo sostenuta solo da qualche intellettuale, ma oggi molto più condivisa e fatta propria anche da un movimento politico come quello dei “5 Stelle”, che proclama essere ormai intervenuta la ‘fine delle ideologie’ e che si definisce esplicitamente “né di destra né di sinistra”.

Tuttavia, l’affermazione che le categorie di Destra e di Sinistra sono ormai superate presuppone, come è ovvio, una definizione sia della Destra che della Sinistra. Va subito detto che Destra e Sinistra sono designazioni relativamente recenti, desunte semplicemente dalla collocazione dei rappresentanti dei partiti nelle aule parlamentari rispetto al Presidente dell’assemblea, collocazione che risale al tempo della Rivoluzione francese: nel 1789, l’Assemblea degli Stati Generali – la cui disposizione verticale-gerarchica, con il Re in alto e via via scendendo i vari ceti sociali (clero, nobiltà, terzo stato), rappresentava plasticamente l’immagine di una società come ‘organismo’ in cui le singole parti sono tra loro interconnesse – si dispose diversamente, in modo non più verticale-gerarchico, ma in modo orizzontale con i rappresentanti dei corpi sociali strutturati per ‘opinioni’ e ‘partiti’: a destra del Presidente, coloro che sostenevano lo status quo e il mantenimento del potere di veto regio; a sinistra, i propugnatori della sua riforma. Da allora la Destra è stata identificata con la posizione di ‘conservazione’ tendenziale dell’ordine esistente, mentre la Sinistra è identificata, nelle sue varie sfumature, con la tendenza a modificare tale ordine, a riformarlo o a sovvertirlo del tutto per sostituirlo con un altro.

Tale definizione, inizialmente “neutra” in quanto meramente descrittiva e priva di contenuti valoriali, assume una qualificazione positiva quando la tendenza al mutamento comincia ad essere vista come un ‘progresso’ in sé; conseguentemente, le forze politiche che sostengono le idee di cambiamento, cioè le ‘progressiste’, sono quelle portatrici di valori positivi, mentre la Destra, con le sue posizioni ideologiche di difesa dello stato di cose presente, viene definita come conservatrice o reazionaria e, opponendosi al progresso in quanto i valori in cui essa crede sono immutabili, viene vista come una forza retriva, che difende gli interessi dei potenti e propugna valori che il “progresso” disvela come posti a difesa delle classi abbienti. Come si vede, l’idea evoluzionista – formulata inizialmente come ipotesi limitata al mondo animale – è stata successivamente trasferita, (tra l’altro, come se si trattasse di un’acquisizione ormai definitiva), anche nel campo delle scienze sociali ed applicata alla storia, confondendo così la storia della civiltà con un processo di evoluzione naturale, per cui il presente è per definizione più “evoluto” rispetto al passato e meno “evoluto” rispetto al futuro.

Questa contrapposizione tra Destra intesa come ‘conservazione’ (termine che è ora caricato di significato negativo) e Sinistra intesa come ‘progresso’ e ‘cambiamento’ (visti sempre come positivi) non ha tuttavia alcuna stabilità. Infatti, Destra e Sinistra così intese sono definizioni relative e provvisorie, applicabili solo in una determinata situazione politica e sociale, e non ne indicano il “contenuto sostanziale”; perciò, una formazione politica, qualificata ‘di sinistra’ in un certo contesto, può essere superata ‘a sinistra’ da una nuova formazione che propone ulteriori cambiamenti alla situazione sociale e quindi in tal modo viene a trovarsi alla sua destra, pur non avendo affatto mutato la propria proposta politica. E così la Sinistra finisce per trasformarsi in Destra: basti pensare a quanto avvenuto nell’URSS, dove i comunisti, ormai al potere, divengono ‘conservatori’ e quindi si collocano a destra, mentre gli anticomunisti, che si oppongono alla conservazione dell’esistente e sono favorevoli a mutamenti in senso democratico e liberale, vengono riguardati come ‘progressisti’ e collocati a sinistra dello schieramento politico, laddove in Occidente sarebbero ritenuti forze politiche di destra. D’altra parte, l’evoluzione dal liberalismo al democraticismo, da questo al socialismo, e da questo ancora al comunismo non è altro che un progressivo spostamento a sinistra della proposta politica che fa giudicare ‘conservatrice’ una posizione prima giudicata di sinistra. Tale evoluzione, inoltre, dimostra come la Sinistra sia sempre il risultato di una costante insoddisfazione e del conseguente spirito critico e di scissione. E’ evidente, altresì, che, per converso, i valori che prima erano considerati di Sinistra ora vengono qualificati “di Destra”.

Perciò, riteniamo che sia necessario individuare la sostanza identitaria di tali movimenti dello spirito: e allora la vera essenza consiste, per quanto riguarda la Destra, nella difesa del concetto di limite, proprio dello spirito tradizionale – inteso come quello che si fonda su una concezione del mondo basata su valori immutabili, esistenti ab aeterno perché non posti dall’uomo, ma risalenti all’ordine naturale del mondo e tramandati di generazione in generazione, e che nel campo sociale prevede una società gerarchica in cui la funzione del comando è legata al servizio e non all’esercizio del potere –; la Destra rettamente intesa è fedeltà allo spirito della tradizione che rimanda a un ordine increato di valori, indipendenti da qualunque arbitrio umano. Per quanto riguarda la Sinistra, la sua essenza consiste nel rifiuto del limite, nella contestazione di tali valori, che essa ritiene imposti dalle classi dominanti a difesa dei propri interessi, e nel propugnare il ‘progresso’ continuo dell’umanità, sia in campo sociale, verso un avvenire di uguaglianza, in cui sia abolita ogni gerarchia, sia nel campo dei valori, che non sono immutabili ma, al contrario, essendo posti dall’uomo, devono essere continuamente aggiornati nel tempo in funzione delle contingenze storiche.

Così intese Destra e Sinistra, in primo luogo possiamo affermare la validità perenne di tale dicotomia, che permane irriducibile anche oggi; in secondo luogo, non può certo dirsi che la Sinistra abbia fallito, tutt’altro: infatti, mai come nell’epoca moderna è del tutto assente l’accettazione di un limite all’agire umano, così come sono rifiutati i valori spirituali posti a base di ogni ordine sociale tradizionale.

Se invece – come comunemente viene fatto, grazie alla capacità che ha avuto la Sinistra di imporre i propri moduli concettuali – per Destra si intende una “tecnica di gestione del potere al servizio dei più forti”, allora è evidente che la sconfitta della Sinistra è completa giacché mai come adesso le cosiddette élites economiche e finanziarie hanno avuto tanto potere, in grado come sono di condizionare agevolmente anche gli Stati nazionali. In realtà, però, tali élites non sono affatto di destra, come invece viene solitamente affermato: al contrario, esse sono l’esito del liberismo, e il liberalismo è nettamente antitradizionale poiché segna l’avvio della rivoluzione della borghesia contro la società organica tradizionale, per quanto decaduta ormai essa fosse, e vengono considerate di destra per il semplice fatto che tendono a “conservare” il potere che hanno acquisito con le “riforme”, le “rivoluzioni”, il “progresso” promossi dalla Sinistra.

Sembra corretto, quindi, individuare nella perenne insoddisfazione del presente e nella conseguente ansia di un mondo nuovo, in cui tutte le ineguaglianze vengono eliminate, il motivo centrale dell’essere ‘di sinistra’. La Sinistra tende sempre al cambiamento: per essa, il mondo è sempre deficitario e spetta all’uomo rovesciare l’ordine esistente fino a giungere ad un ordine nuovo in cui sarà realizzata la perfetta uguaglianza sociale. L’uomo di sinistra condanna il presente – società, famiglia, istituzioni, morale…,  perché non corrisponde al suo ideale e quindi vuole cambiarlo.

Per la Destra il mondo in sé è ordine e bellezza, è ‘buono’ in quanto uscito all’origine dalla volontà creatrice di Dio, ed è l’uomo ad essersi allontanato dalla perfezione originaria con la sua ribellione a Dio e la conseguente ‘caduta’, ed è l’uomo, pertanto, la causa del male nel mondo; questo può essere eliminato solo con la restaurazione dello stato di perfezione originaria; per la Sinistra, invece, il mondo è sempre imperfetto e spetta all’uomo, quale nuovo demiurgo, stabilirne l’ordine nuovo, mediante un progresso continuo nel tempo (si può ricordare, a tale proposito, che la bandiera brasiliana riporta il motto “Ordine e progresso”); questo ordine perfetto, tuttavia, è destinato a non realizzarsi mai in quanto, appena instaurato un nuovo ordine, esso diviene ‘situazione’ che, come tale, va superata. Quello che per l’uomo di sinistra è progresso per l’uomo di destra è decadenza perché è allontanamento dal principio.

Quello della Sinistra è un costante atteggiamento di rottura: con l’ordine presente, con la tradizione e i suoi valori; la sua aspirazione ad un mondo nuovo e perfetto, tuttavia, è destinata a non realizzarsi mai e a restare pura utopia perché la Sinistra detesta il mondo così com’è, verso il quale ha sempre un atteggiamento critico. Infatti, come già nel 1969 riconosceva J.-M. Domenach, all’epoca Direttore di Esprit ed espressione del mondo intellettuale progressista, non appena il progetto politico della Sinistra si realizza e diviene situazione esso, in quanto situazione data, diviene subito oggetto di critica e la Sinistra, divenuta ‘partito di potere’, fa emergere inevitabilmente alla sua sinistra una nuova Sinistra, e la prima diviene così ‘Centro’ o addirittura ‘Destra’: conseguentemente, afferma lo stesso Domenach, “gli uomini di sinistra si dividono perché rappresentano dogmi e interessi, e non più una speranza e una volontà di trasformare la realtà”.  Lo stesso Domenach aggiungeva che un altro motivo della crisi della Sinistra era dovuto al fatto che “la lotta di classe si affievolisce nelle società industriali: la massa diventa proprietaria, o almeno tanto largamente consumatrice da indietreggiare davanti alla prospettiva di una rivoluzione”. E già nel 1969 vari intellettuali francesi di sinistra constatavano tristemente che la Sinistra non aveva resistito alla prova del potere e che era in via di sparizione.

Dunque, la crisi attuale della Sinistra europea (o, per meglio dire, le sconfitte elettorali delle forze politiche che si definiscono di sinistra e come tali sono comunemente percepite), risale a vari decenni or sono e su di essa esiste una vasta saggistica: questo non vuol dire che non sussistono anche le responsabilità dei singoli leaders e dei vari partiti che si definiscono di sinistra, ma certo esse vanno inscritte nel quadro di un processo storico che le sorpassa enormemente e che le ridimensiona.

A causa di tale processo storico, c’è chi sostiene che le differenze politiche tra Destra e Sinistra siano ormai ridotte e non investano più le ideologie bensì le tattiche, i mezzi per raggiungere obiettivi sostanzialmente condivisi; altri ritengono che quello che è in crisi ormai da tempo è l’idea stessa di “progresso” (con i suoi corollari di crescita e sviluppo) che è alla base della ideologia di Sinistra, di ogni Sinistra. Il progresso, infatti, da sempre considerato dalla Sinistra – sia liberale che socialista – come il fattore dell’affrancamento dell’uomo dai bisogni, è ora visto, al contrario, come fattore di rischio per l’esistenza individuale e collettiva, che viene minacciata dalla rivolta della natura contro la pervasività della tecnologia nell’utilizzo delle risorse: da qui le mutazioni climatiche, il buco nell’ozono, la crescente desertificazione, le tante catastrofi industriali, l’inquinamento urbano e degli oceani, ecc.: è il caso di sottolineare, a tale proposito, che quello ecologico non è – propriamente – un tema di sinistra, bensì di destra, giacché riguarda la conservazione della natura e del suo ordine.

La Sinistra, preso atto che il progresso, da essa tanto osannato, ha condotto – per una sorta di eterogenesi dei fini – proprio all’affermarsi su scala planetaria di una classe tecnocratica, dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere, coerentemente, che tale tecnocrazia non è affatto di destra ma, al contrario, è la propria erede naturale, che si è affermata in tutto il mondo a scapito delle classi che essa inizialmente voleva difendere: ed è per questo che la Sinistra è percepita ormai come establishment, tanto più che essa ha ormai abbracciato altri temi, non più economici, ma culturali, in realtà tipici della borghesia intellettuale (questioni migratorie, ius soli, femminismo, teorie di gender, coppie di fatto, unioni civili, utero in affitto, eutanasia, ecc.), molto lontani dai concreti interessi e bisogni delle classi più deboli.

Da qui, pertanto, l’acuirsi della crisi di identità della Sinistra: da una parte, essa vede messa in discussione l’idea stessa di progresso, su cui si fonda la sua stessa esistenza; dall’altra, ha da molto tempo ormai, se non abbandonato, certo posto con minor rilievo i suoi temi fondanti (su tutti quello dell’abolizione delle disuguaglianze sociali ed economiche, come aveva constatato già alla fine degli anni sessanta del Novecento Domenach, quando affermava che la moderna società industriale aveva ormai svuotato di contenuto le istanze rivendicative tipiche della Sinistra).

Il focus della Sinistra, quindi, si è spostato dal tema dell’uguaglianza delle condizioni economiche a quelli della libertà e dei diritti dell’individuo; mentre per la Destra il fondamento della libertà e dei diritti dell’uomo si trova al di fuori dell’uomo (nell’ordine naturale, e quindi in Dio) e pertanto l’uomo non può disporne a suo piacimento (ricordiamo il senso del limite proprio della Destra), la Sinistra considera la libertà e i diritti civili come assoluti, senza alcun limite oltre quelli eventualmente posti dall’uomo stesso: perciò, anche in materia di diritti individuali, di diritto familiare, ecc. la Sinistra è costantemente tesa a scardinare l’ordine esistente, che essa considera come un insieme di vincoli alla assoluta libertà dell’individuo, per sostituirlo con un ordine diverso posto dall’uomo; la Destra ritiene queste iniziative della Sinistra come un attentato all’ordine naturale delle cose, e quindi a Dio. Per la Sinistra, non c’è un ordine dato, immutabile, ma è l’uomo a porre l’ordine: l’uomo si fa Dio.

In conclusione, poiché le disuguaglianze non sono abolite (anzi la distanza tra i primi e gli ultimi aumenta a dismisura sia all’interno dei singoli Stati ad economia capitalistica sia tra questi e gli Stati del sud del mondo) la Sinistra ha certo fallito nel suo obiettivo di eliminare le disuguaglianze economiche e sociali; essa, tuttavia, con le sue élites, ha conquistato il potere economico, finanziario, culturale, dei mass media… e, soprattutto, ha vinto la battaglia più importante, cioè quella di riuscire a plasmare in profondità le coscienze degli uomini contemporanei, che hanno assorbito, anche inconsapevolmente, e condiviso i temi tipici della sinistra liberista e radicale (divorzio, aborto, coppie di fatto, unioni civili, eutanasia, ….) ed hanno quindi smarrito il senso del limite proprio dell’uomo della Destra tradizionale; e perciò la Destra in nessun periodo storico come nell’attuale ha conosciuto una débacle tanto completa e forse definitiva.

Alessandro Barilà

mar 182019

I giornali ogni tanto sottolineano imminenti pericoli, come quello climatico o quello bellico o quello dell’alimentazione o quello della bolla monetaria.

Ma c’è un pericolo sicuramente più imminente per noi Europei ed è il crollo demografico, molto evidente in Italia, ma coinvolgente l’intero Continente.

Nessun Paese europeo ha un tasso di natalità che permette la sostituzione della popolazione: presto sarà difficile mantenere l’attuale livello delle pensioni perché la popolazione lavorativa è in rapida decrescita.

Anche presupponendo un 33% d’incremento nei tassi di fertilità oltre i livelli attuali, si prevede una diminuzione della popolazione europea nell’ordine dei trenta milioni verso la metà di questo secolo.

Ormai neppure se le nostre donne facessero almeno tre figli si potrebbe evitare l’imminente disastro, alla cui base c’è il galoppante egoismo e la smania per il successo. I rimedi sociologici suggeriti per rimediare al problema sono inadeguati.

Solo una grande ripresa spirituale potrebbe fare il miracolo di salvare la tradizione culturale europea, una ripresa spirituale motivata dalla fede nella Provvidenza, una fede riconoscente e desiderosa di collaborare con Gesù alla salvezza del mondo.

Don Ennio Innocenti

mar 172019

Il costituzionalismo europeo costituito a tavolino da illuministi ha portato al fallimento del primo tentativo d’una costituzione europea nella forma d’un progetto costituzionale intergovernativo.

L’ideologismo anticristiano pretese che il progetto iniziasse con l’esclusione della radice cristiana dei popoli civili europei.

I governi polacco, ceco, lituano, maltese, portoghese, e poi austriaco, tedesco, greco, ungherese, lettone, lussemburghese, olandese s’erano detti favorevoli alla menzione delle radici cristiane, ma si opposero Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Slovenia, Svezia, Regno Unito e soprattutto la Francia.

Il Papa Giovanni Paolo II si spese più volte rivendicando la verità storica e il valore morale delle radici cristiane dell’Europa. Invano.

Quando poi il progetto fu presentato ad alcuni popoli esso fu respinto.

Così i dirigenti europei hanno ripiegato sulla formulazione d’un trattato e la Costituzione Europea si è arenata.

Ma chi semina vento raccoglie tempesta e ora l’Unione Europea è profondamente scossa nella sua identità, nella sua politica estera, nella sua solidarietà economica e sociale; si avanzano i “sovranismi” che rivendicano i diritti degli Stati e dei Popoli.

Don Ennio Innocenti

mar 112019

Leggo su un quotidiano che un consigliere russo Dughin, venendo talvolta in Italia, s’incontra spesso con cittadini del vertice leghista.

Mi rivolgo fraternamente a costoro: si tratta d’un intellettuale che ha una concezione ciclica della storia, ricalcante la teoria gnostica dell’eterno ritorno, di marca immanentista, senz’altro anticristiana.

Il mio avviso non implica nessun coinvolgimento di Putin, che fa aperta professione di fede cristiana ed è l’unico statista al mondo che ancora difende il diritto naturale rivendicato dalla bimillenaria tradizione cristiana.

L’occasione mi suggerisce di ricordare che l’ultimo libro del Nuovo Testamento, l’Apocalisse, spiega la concezione cristiana della storia, già accennata da Gesù mentre si recava all’uliveto dopo la sua ultima cena, distinguendo la fine di Gerusalemme dalla fine della storia di questo mondo.

L’Apocalisse spiega il crescente dramma dei cristiani nella storia culminante in una coalizione mondiale anticristiana che sarà definitivamente sconfitta da un intervento divino, dopo il quale prospetta un cosmo nuovo, inimmaginabile, nel trionfo dell’amore divino per il mondo.

Don Ennio Innocenti

mar 102019

Tutti ora parlano dell’Europa, nessuno però ricorda l’apporto di Pio XII alla costruzione dell’Unione Europea.

Pio XII era mosso da un’alta visione del senso della storia, che lo portò a considerare il mondo degli anni ’40 e ’50 dominato dall’incertezza, dallo smarrimento in ogni campo, da problemi formidabili. In più, il Pontefice fece un’analisi del periodo storico del suo Pontificato perfettamente calzante a questi primi 10 anni del 2000: anni di decadenza morale.

Infatti, il Papa considerava la società di allora minacciata da vari pericoli: l’orgoglio che porta l’Uomo a ribellarsi a Dio; l’emancipazione della ragione dall’autorità divina; l’esaltazione della forza ai danni della giustizia; la depressione morale; la mancanza di fiducia in se stessi, verso il prossimo e verso il futuro a causa dell’indebolimento della fede.

Il 2 giugno 1948, il Papa invitò i responsabili delle Nazioni a promuovere un’Unione Europea senza indugi, anzi, aggiungendo “se non sia già troppo tardi” perché già si delineavano profonde fratture tra Est e Ovest europei. Egli mise in guardia contro il predominio economico di qualcuno, che avrebbe impedito sia l’iniziativa concorrenziale che il mutuo soccorso in vista di un’unità politica ed economica superiore. Inoltre, Pio XII poneva la “questione fondamentale” della situazione socio-politica ed economica sulla “base morale incrollabile” giudicando che: “all’irreligione questo continente è debitore delle sue rovine”. E precisava che non basta l’affermazione di una “comune eredità di civiltà cristiana”, ma il riconoscimento espresso dei diritti di Dio e della Sua legge, per lo meno dei diritti naturali.

Il 15 luglio 1950, il Papa invitò gli Stati europei ad armonizzare il diritto privato tra di loro andando oltre le frontiere, prendendo come criterio dell’interesse comune il rispetto dei diritti naturali dell’uomo, mai sacrificabili alle “ragioni di Stato”.

Il 15 settembre 1952, il Papa si dichiarò angosciato dal constatare che l’atmosfera spirituale tra i popoli durante l’unificazione degli Stati europei difettava a causa di indugi sulle presunte colpe del passato, invece di mirare alla reciproca uguaglianza nella giustizia irrinunciabile. Il Papa condannò lo spirito offensivo della “guerra fredda” come immorale e contrappose all’azione di innominate “potenze oscure” l’unione dei Cattolici ispirata dalla fede.

Il 15 marzo 1953, Il Papa esortò gli Europei a non restare impiantati a questioni economiche, al sacrificio, all’amicizia, all’aiuto reciproco, impresso dal Cristianesimo nei popoli, perché solo saldando la fede con la cultura, l’Europa avrebbe avuto la forza di mantenere i suoi ideali e la sua indipendenza.

Il 18 settembre 1955, il Papa parlò con le Associazioni Euro-Americane e le ammonì gravemente e profeticamente circa la concordia tra i popoli. Infatti il Papa disse che per avere una vera concordia occorrono il rispetto delle caratteristiche originali proprie di ciascun popolo e dei presupposti morali e spirituali, altro che mettere al primo posto il materialismo delle comodità. Inoltre, egli aggiunse che bisogna ricordare le verità cristiane fondamentali per contrastare la demoralizzazione e l’egoismo. E che occorre discernimento nel valutare le influenze nei rapporti tra Europa e le Americhe e che bisogna salvaguardare il vero volto dell’Uomo.

Il 30 settembre 1955, il Papa sottolineò l’importanza delle autentiche radici del concetto di Patria: famiglie e comunità locali. Infatti, è da esse che prendono le mosse la collaborazione tra gli uomini anche a livello internazionale. Quindi, vi è la responsabilità di salvaguardare il patrimonio culturale e religioso delle famiglie e delle comunità locali per nutrire l’idea europea, la quale è un patrimonio anteriore al concetto di Stato nazionale e sostanziale affinché lo Stato non diventi un meccanismo di oppressione.

Il 19 novembre 1956, egli lamentò davanti ai giovani europei di come gli ostacoli spirituali frenino la collaborazione europea e ricordò ad essi come solo il Cristianesimo è la via di salvezza, ammonendoli dal non seguire le filosofie distruttici dell’uomo, incapaci di fondare la libertà, l’autorità, il fondamento divino dell’esistenza.

Il 14 giugno 1957, Pio XII esortò gli Europei a proseguire sulla via dell’unità non solo economica, ma verso la solidarietà politica, la politica estera comune, mettendo in giusto rilievo i rapporti con l’Africa e la “missione storica” di essere fermento cristiano nelle strutture internazionali di cui il mondo si sarebbe dotato.

Un anno dopo, il Papa romano morì con questo sogno.

Don Ennio Innocenti         

La celebrazione eucaristica latina, centrata sul “canone” o “anafora”, è tutta visibile, invece quella orientale, completamente cantata, è riservata, sottratta alla vista.

La celebrazione latina invoca lo Spirito Santo sia prima sia dopo la formula consacratoria usata da Gesù, mentre quella orientale sottolinea l’importanza dell’invocazione allo Spirito Santo più della stessa formula usata da Gesù.

Considerando l’insieme dei due riti, il significato è lo stesso, tanto che noi Cattolici latini, se ci troviamo tra gli Orientali, possiamo accedere all’Eucarestia da loro celebrata.

Tutti e due i riti professano la fede che la celebrazione eucaristica opera un mutamento nel pane e nel vino che diventano, al di là delle apparenze, Gesù, tramite i ministri in successione apostolica, e che coloro che accedono a questi elementi trasformati si trasformano anch’essi nella Chiesa Corpo in missione apostolica.

Tra noi Latini il rito ha pochissime variazioni, mentre tra gli Orientali si verificano, fin dall’antichità, variazioni più accentuate, mantenendo tuttavia il significato unitario: Gesù si rende presente con la sua divina potenza santificatrice affinché chi a lui si offre e si affida impari gradualmente (si nutra) a vivere come Gesù, in unione con Lui in ogni sua attività.

Don Ennio Innocenti

mar 092019

Spesso alla radio o alla televisione si parla di Messa in ambiente protestante, ma questo è linguaggio del tutto improprio. Anzi i Luterani mostrarono nei riguardi della Messa, fin dall’inizio della loro separazione dalla Chiesa Cattolica, una avversione, che aumentò con i Calvinisti.

I Protestanti dissero di volere, sì, l’Eucarestia, che loro chiamarono Cena, ma senza i riti cattolici: la volevano soltanto per ricordare l’ultima cena pasquale di Gesù.

La confusione di linguaggio tra Messa e Cena si aggravò, poi, soprattutto a causa degli Anglicani che, da principio erano solo scismatici, ma successivamente abbracciarono il Calvinismo; tuttavia alcuni Anglicani vollero mantenere le cerimonie liturgiche cattoliche, sicché sembrò che celebrassero la Messa; questa, però, era solo un’apparenza per due motivi: anzitutto perché spesso non avevano più sacerdoti consacrati da Vescovi in successione apostolica; poi perché non avevano più la fede nella trasformazione eucaristica.

In genere i Protestanti ritengono che con le preghiere della celebrazione della Cena si faccia presente Gesù, ma escludono che si verifichi una trasformazione del pane e del vino (da noi Cattolici latini chiamata transustanziazione).

Noi Cattolici, invece, riteniamo che il rito comandato da Gesù possa essere celebrato soltanto da un ministro in successione apostolica e crediamo che esso comporti un mutamento sostanziale del pane e del vino: in essi Gesù si fa presente in modo sostanziale, anche se non fisico, non tale da occupare un luogo come qualunque corpo fisico; il pane e il vino consacrati hanno cambiato la loro identità, nonostante le loro apparenze; Gesù è presente in modo reale, anche se non toccabile, ma veramente offrentesi senza riserve.

Questa noi Latini chiamiamo Messa perché da questo dono viene la “missione” di portare Gesù nel mondo.

Don Ennio Innocenti

feb 262019

Gesù morì alle 3 del pomeriggio. Ci volle tempo per andare a chiedere il permesso della sepoltura, comprare i lini, i profumi, deporre la salma dalla croce e trasportala alla tomba. Il tramonto arrivò presto e gli uomini pietosi dovettero sbrigarsi: stesero il lenzuolo, coprirono con questo la salma, avvolgendola con gli altri lini; la testa, già rigida l’avvolsero in un panno formando quasi un turbante.

Quando Pietro e Giovanni entrarono nella tomba l’involucro della salma era afflosciato e il “turbante” che avvolgeva il capo, non più sostenuto dalla testa, era rimasto rigido, staccato dai lini. Osservarono e Giovanni capì, mentre Pietro era turbatissimo (ed ebbe bisogno di conferma personale).

San Girolamo aveva tradotto bene in latino dal greco di Giovanni, mentre i contemporanei hanno tradotto male in italiano, per far meglio di Girolamo.

Il risultato è una traduzione che in qualunque ufficiale di polizia susciterebbe non la conclusione di Giovanni, che “vide e credette”, bensì il ragionevole sospetto che la tomba fosse stata violata.

Ma l’errore è nella traduzione: il “turbante” era ripiegato in quanto avvolgeva la testa, ed era staccato dagli altri lini perché la testa irrigidita non c’era più.

Giovanni, che aveva assistito alla provvisoria inumazione, si rendeva ben conto che la salma era come evaporata dall’involucro dei lini che vedeva composto come l’aveva lasciato.

Don Ennio Innocenti

feb 262019

L’Unione Europea è nata nel 1957 come comunità economica tanto da diventare nel 1992 una comunità monetaria; ora ha una sola possibilità per evolversi nella linea prescelta: la moneta unica deve riflettere una solidale comunità di lavoro.

Si lavora insieme e si condivide insieme: se ci si discrimina sul lavoro, se ci si esclude sul lavoro, se si impedisce di lavorare non ci può essere comunità economica e la moneta unica è solo finzione o, forse, è lo strumento della discriminazione.

Infatti è l’imperialismo del denaro che impedisce di lavorare perché sia servito il maggiore valore del denaro. In altre parole: la disoccupazione è voluta, è programmata per mantenere bassi i costi del lavoro e alto il valore del denaro.

Per questo i Papi hanno detto che un’economia dove domina la finanza è assassina, per questo hanno invocato una razionalità del mercato ribadendo che la libertà è radicata nella razionalità.

L’Unione Europea credeva d’imboccare la scorciatoia dell’economia, invece deve partire dall’antropologia e dalla metafisica, domandarsi le ragioni di lavorare, di vivere.

I popoli non accetteranno Costituzioni che non riconoscano il diritto al lavoro perché proprio nel lavoro c’è la ragione di vivere per il bene proprio e altrui.

Don Ennio Innocenti

Transumanesimo

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feb 262019

Sostituire un braccio o una gamba è un sussidio, ma modificare il patrimonio genetico è cambiare l’uomo per ottenere l’animale che si vuole utilizzare.

Si progetta il robot soldato, il treno senza conduttore, l’aereo senza pilota e il robot chirurgico, ma questo è ancora poco: si mira a ottenere proprio uomini diversi da noi e, se ben trattati, perfino immortali, sicché non ci sia neppure più bisogno di generarne altri né per via sessuale né per via artificiale.

Così il transumanesimo è ben più che un superumanesimo, è un passaggio all’oltre uomo.

Io mi contento dell’umanesimo e accetto che l’entropia del divenire mi educhi a passare, sì, ad altra vita, ma quella mostrata da Gesù con la sua resurrezione, anticipo d’una trasformazione cosmica in cui la materia avrà ben altre leggi che le nostre. Che volete? M’hanno insegnato che il mondo non è fatto a caso, ma rispecchia un ordine che fa la spia dell’amore del Creatore, che non ama per distruggere ciò che ha creato con amore, ma per portarlo alla massima somiglianza con se stesso in collaborazione riconoscente delle creature, capaci anch’esse d’amare, come sono anch’io, appunto.

Questo insegnamento m’è parso bellissimo e preferibile a quello dei tecnocrati contemporanei i quali moriranno prima che i loro sogni transumani eliminino la necessità di generare e quindi di amare.

Don Ennio Innocenti

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