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Parola e comunicazione

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ago 202018

La parola è dono, è amicizia (per questo la menzogna è, al contrario, odio assassino). Come tale essa è prodigiosamente profonda, in quanto comunicandosi si accresce.

Ciò che è evidente nell’amore (l’amore arricchisce sé nell’atto di amore) si verifica anche nella parola: comunicandosi si determina, esce dal vago potenziale, diventa potente e provoca nel recettore analoga ricchezza: ammirevole commercio, il “do ut des” diventa mutua crescita.

E’ anche evidente che la parola, diventando dialogica, ha interesse di ricevere una risposta altrettanto provocatoria. Se essa ritornasse com’è partita non feconderebbe, sarebbe opaca.

Questo è vero all’interno del soggetto stesso: la parola intima, pensata, ottiene dal patrimonio psichico acquisito risposte che l’arricchiscono ulteriormente (la meditazione).

Il dialogo fra soggetti è comunicazione di mondi che si arricchiscono sviluppando la comunicazione e il dono di sé.

Può darsi che le culture diverse trovino affinità e convergenze, ma il loro eventuale “matrimonio” non le uccide, le potenzia-

E qualora si accorgano di fondersi sugli stessi principi genetici, questa sarebbe una scoperta che darebbe ali ad ulteriori confidenze fraterne.

Don Ennio Innocenti

La parola

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ago 202018

La tradizione ci consegna Dio come Logos e l’uomo come parola: Dio comunicando sé rende l’uomo comunicante sé. La parola dell’uomo è mimica del volto (“incipe parve puer risu cognoscere matrem”, come ricorda Virgilio), è tono (musica) di voce, lampo dello sguardo, pudore del corpo, andatura del passo, indicazione della mano… e anche: parola scritta e detta… e anche: immagine, che comunque artefatta, sempre è comunicazione di sé.

Per questo la parola è rischiosa, in quanto sottoposta ad ermeneutica altrui. Inoltre la grandezza del suo contenuto (il sé!) la svela come parziale, non adeguata umanamente al contenuto (il sé è troppo ricco, essendo aperto all’infinito). Essa implica coraggio di esporsi, pazienza nel riproporsi, sforzo di adeguamento.

Essa impegna intelligenza e raziocinio, sentimento e fantasia, una grande spesa di doti native ed acquisite (si pensi all’arte della lettura).

La parola esprime la storia di chi la “pronuncia” (cominciando dalla storia del patrimonio genetico, che è già sociale) e anche del contesto del soggetto (cominciando dal clima geografico), contesto che ha contribuito allo sviluppo del soggetto.

Don Ennio Innocenti

ago 192018

Constato che molti stranieri desidererebbero imparare l’italiano. I Tedeschi lo imparano facilmente. Si dice che l’inglese eserciti un dominio mondiale, ma io dubito che lo sarà per sempre, mentre turismo, commercio e religione favoriranno l’italiano anche per il futuro.

Il fascino delle canzoni in inglese non ha potenti radici perché la gran maggioranza di queste canzoni non sono espressive di felicità, mentre la musica italiana viene accolta con più naturalezza.

L’attrazione della cultura rinascimentale italiana è molto forte e questa suggerisce a molti studenti esteri un crescente apprendimento, perfino nelle scuole.

Nel mondo l’italiano è la quinta lingua più studiata. Secondo la mia opinione la religiosità cattolica (che interessa un miliardo e trecento milioni di persone) favorisce l’attrazione per l’italiano, anche perché il Papa ne fa un uso prevalente.

Del resto anche l’elite ecclesiastica è reduce dagli studi romani e  rilanciano cultura e lingua dell’Italia.

Inoltre anche gli oriundi italiani, sparsi nel mondo, contribuiscono alla familiarità della nostra lingua.

Don Ennio Innocenti

Popolo e Missione

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ago 182018

Ogni tanto sulla scena del gran teatro del mondo compare un popolo che si infatua di sé e si mette in testa d’avere una speciale missione storica mondiale.

In tempi recenti, ci furono i Tedeschi  ad illudersi di poter diventare guida delle nazioni, forse in grazia del luteranesimo o dell’appartenenza ad una supposta “razza aria”; seguirono gli Statunitensi, anch’essi orgogliosi dell’eredità post-luterana o della loro assai discutibile democrazia; anche i Russi, eredi del mito della “Terza Roma”, si sono messi in testa d’essere la guida del mondo slavo, perché il popolo russo è speciale e perché la Santa Russia è destinata ad unire i popoli cristiani.

Spesso i cristiani russi si dimostrano anticattolici, accusati di essere eretici e soprattutto americanofili. Non è facile smontare tanti pregiudizi, anche se i vertici ecclesiastici hanno assunto posizioni più equilibrate.

Occorrerebbe una osmosi più viva e vissuta tra cattolici e ortodossi russi.

Attualmente le parrocchie cattoliche in Russia non sono neppure cinquecento, sparse in quattro grandi diocesi, ma vivono con non poche limitazioni, per volontà del Patriarcato di Mosca che teme la loro attrazione sulla popolazione ortodossa.

Secondo me gli ortodossi russi non hanno grandi opportunità d’accoglienza tra i popoli slavi, mentre potrebbero ottenere meno difficoltà in Cina.

Don Ennio Innocenti

ago 082018

La breve vicenda pubblica di Gesù, narratici dai quattro Vangeli, è costellata di significative presenze femminili: tra queste ce ne sono due che hanno colpito ogni attento lettore e specialmente gli artisti.

La prima di queste emerge da una famiglia di amici di Gesù, famiglia certamente importante, capeggiata da un esponente giudeo chiamato Lazzaro, convivente a Betania con due sorelle, Marta più estroversa e Maria più riflessiva e affascinata da Gesù.

L’Evangelista Giovanni racconta, nel cap. X, che Gesù ritenne maturo il momento di dichiarare pubblicamente nel Tempio la sua vera identità divina: questa dichiarazione suscita suprema avversione e Gesù si allontana in zona deserta. Ma proprio allora, Lazzaro si ammala mortalmente. Le sorelle mandano a chiamare Gesù, il quale è ormai ricercato per bestemmia. Gesù, superando la ragionevole opposizione dei suoi dodici apostoli, decide di andare a Betania, vicina a Gerusalemme, e lì, platealmente, risuscita Lazzaro, provocando emozione tra la gente, ma anche indignazione nei giudici del Tribunale Sacro.

Maria capisce che la sorte di Gesù è segnata e invitando Gesù ad una cena compie un rito tanto solenne quanto premonitore, adorando i piedi di Gesù con umiltà. Gesù capisce il senso del gesto: Maria anticipa come può l’onore della sepoltura di Gesù che sarà certamente ucciso, come Lui stesso aveva più volte predetto.

Tutto questo Giovanni narra nei capitoli 10, 11 e 12. Ed ecco che pochi giorni dopo è Gesù stesso che ordina una cena di lusso proprio in Gerusalemme, riservata ai discepoli, come Giovani racconta nel capitolo seguente, il 13. Durante la cena Gesù si china a lavare i piedi dei discepoli. Questi non capiscono del tutto quel segnale, che ancora oggi non è capito del tutto.

La seconda donna restata nel cuore degli artisti era una ricca signora dalla vita libera e gaudente, che scossa dalla predicazione misericordiosa di Gesù, lo adora inondandolo di profumo, ricevendone da Gesù esemplare riscatto spirituale.

Costei si mette, con altre ricche signore, al seguito di Gesù per sostenere economicamente la sua missione. Ebbene: è proprio questa innamorata che Gesù premia facendola apostola iniziale della sua resurrezione. Segnale importante che ancora oggi non è completamente compreso dai discepoli di Gesù.

Don Ennio Innocenti

L’uomo antico

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ago 032018

Quello che sappiamo sull’uomo antico lo attingiamo da due fonti.

La prima fonte è la scienza, che parte da alcuni antichi reperti di difficile datazione e attraverso complesse e ragionate ipotesi costruisce un’opinabile narrazione discussa tra gli scienziati. Il più antico reperto umano sarebbe quello detto di Naledi, che risalirebbe secondo alcuni scienziati a circa tre milioni di anni fa, secondo altri a trecentomila. Poi c’è la storia delle glaciazioni e di altre importanti variazioni climatiche, connessa con le migrazioni e le differenziazioni genetiche e culturali dell’uomo. Da questo punto di vista, le prime datazioni abbastanza sicure di importanti società umane ci permettono di risalire a diecimila anni.

L’altra fonte non è scientifica, è religiosa e tramanda antichissime tradizioni religiose: queste partono dalle più remote origine del mondo e dell’uomo e permettono anch’esse delle datazioni che risalgono a cinquemila anni.

La più accreditata fonte religiosa è quella che si rifà alla storia di Abramo, uomo religioso mesopotamico che si trasferisce verso il Mediterraneo; la sua progenie si stabilisce per qualche secolo in Egitto, donde evade per impiantarsi in Palestina, portando con sé la convinzione di Abramo d’un glorioso futuro coinvolgente l’intera umanità.

Da qui la storia di alcuni importanti re e sacerdoti che tramandano questa vocazione storica, ravvivata da famosi profeti (come Elia, Osea, Amos, Isaia, Geremia e, più vicini alla nostra epoca, Malachia, Daniele, Ezechiele). Questa tradizione di re e sacerdoti converge alla fine in Gesù, chiamato significativamente il Cristo, da cui inizia la tradizione religiosa chiamata cristianesimo, che oggi è impiantata in tutti i popoli della terra.

Questo trapianto ha lo scopo di accreditare presso tutti i popoli il messaggio di Gesù riguardante il futuro della umanità, basato sulla fraternità di tutti gli uomini, figli d’un unico Padre, Creatore dell’universo, benevolo per tutte le creature.

Anche il libro della scienza tenta di predire il futuro dell’umanità, ma limitato ai mezzi tecnici del vivere, in quanto la scienza è del tutto ignara delle ragioni del vivere.

Don Ennio Innocenti

Scalfari ci ripensa

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giu 242018

Abbiamo da tempo segnalato un cambiamento di tono negli scritti filosofici di Scalfari, più spirituale e ora quasi religioso.

Infatti in uno scritto del 17 giugno scorso riconosce che “le religioni forgiano una nascita e prefigurano un Aldilà che dà un senso alla vita. L’ateo respinge la religione come una verità che non vediamo”.

Affiora in tale scritto l’idea della creazione della vita in senso realistico, “il problema del dopo e quello del prima”, ossia dell’essere che sperimentiamo, “il mistero”, dice Scalfari, del principio e della fine.

Egli giunge così alle soglie del “mistero” che sembra fermo sull’idea dell’energia.

Forse Scalfari non sa che proprio Aristotile sblocca l’idea di energia con quella di Atto, sicché scambia consapevolmente energia e atto, ma quest0ultimo gli consente di concepire un’energia pura, che è solo energia, evidentemente ultramondana, che lo stesso Aristotele chiama Atto Puro, ossia perfezione assoluta di essere.

Questo è l’Aldilà, da cui viene l’aldiquà e perché mai se non perché affiori il desidero dell’Aldilà?

Scalfari dovrebbe porsi questa domanda: E se l’Aldilà si facesse lui avanti per attirare a sé l’aldiquà?.

Questo sì che sarebbe il vero mistero: che l’Infinito voglia amare ciò che ha seminato.

Don Ennio Innocenti

giu 232018

Esce in questi giorni la seconda edizione dell’opuscolo La crisi italiana da Wojtyla a Bergoglio, di Ennio Innocenti (la prima edizione si fermava a Ratzinger).

L’Autore ha trattato della crisi italiana in opere di respiro come Epopea Italica e Il Potere Temporale dei Papi, cui si è aggiunto recentemente Critica alla Carta Costituzionale.

Egli utilizza qui quel vasto affresco per una breve introduzione dell’opuscolo che si svolge poi in quattro parti.

Inquadra, dapprima, la matrice storico-culturale di Wojtyla e di Ratzinger per poi caratterizzare l’apporto papale al raddrizzamento spirituale italiano nell’epoca del crollo sovietico e del predominio statunitense.

Successivamente prende forma il profilo papale di Bergoglio, omettendo però ogni riferimento al suo periodo argentino.

E’ quasi un’analisi della discussa personalità del Pontefice ecumenista il quale non è ancora riuscito nel suo proposito di riformare il governo ecclesiastico, ma ha tentato uno speciale rapporto d’intesa col popolo.

L’Autore evoca la memoria dell’intesa realizzatasi tra papato e popolo al tempo del secolo XI – XII e sembra auspicare che si possa riprodurre (“mutatis mutandis”) in un prossimo futuro, qualora i Papi successivi a Bergoglio perseverino in questo progetto. Egli non vede altri motivi storici decisivi nella prospettiva del riscatto spirituale della nostra Nazione.

Alberto Fedeli

giu 212018

Con l’avanzata dell’eresia protestante e delle sue derivazioni, sostenute dal predominio statunitense, i Paesi che si qualificano cristiani sono progressivamente spariti, anche se sussistono resti dei popoli cristiani sia in America che in Europa. Questa sparizione non è al presente totale, in quanto nella regione iberoamericana spicca la professione di fede del Perù, mentre nella regione slava spicca la professione di fede cattolica della Polonia.

Sottolineo che questa professione è ufficiale, con documenti pubblici dei rispettivi Capi di Stato, concordanti sostanzialmente nel riconoscere il riferimento supremo del loro Paese in Gesù Cristo, supremo legislatore e Giudice.

Questo riconoscimento è l’esatto capovolgimento del principio fondativo del laicismo “superiorem non recognoscens”, equivalente alla sovranità soggettiva che la fede cattolica giudica empia.

Questo principio laicista è stato imposto ai popoli grazie al grimaldello di elezioni, spesso manipolate da oligarchie elitarie con metodi ampiamente criticati, e, soprattutto, grazie alla diffusione di una cultura idolatrica basata sul materialismo, che traspare dalla tecnocrazia e dal consumismo, con quest’ultimo che è la nuova veste della strategia “panem et circenses”.

Don Ennio Innocenti

giu 212018

Il Cantico dei Cantici, detto “la perla dell’Antico Testamento”, è stato ininterrottamente interpretato in senso allegorico-mistico dai rabbini, applicandolo alla storia del popolo israelitico, e dai Padri della Chiesa, applicandolo al “nuovo Israele” che aveva riconosciuto e accolto lo Sposo Mistico, il Messia, Gesù.

Neppure l’innovatore Rosmini si era sottratto a questa interpretazione. Solo Barzotti, nel Novecento, l’aveva attenuata con una coerente inquadratura facendo posto anche all’eros umano.

Perciò, nella mia ignoranza, pensavo di essere stato il solo ad insegnare che il Cantico è principalmente erotico, ma che nell’insieme può essere interpretato come sviluppo che dall’eros ascende alla caritas.

Ed ecco la sorpresa: anche Ricciotti, professore all’Università la Sapienza di Roma e celeberrimo autore, fra l’altro, della Vita di Gesù Cristo, libro anche tanto esaltato da Mussolini, aveva dato interpretazione analoga alla mia.

C’è però una differenza: lui fu molto malvisto dalle Autorità Ecclesiastiche per quella interpretazione, che fu soffocata con suo grande dispiacere, mentre io, che ho diffuso ben quattro edizioni della mia interpretazione, facendole anche illustrare da pittori di vario indirizzo, non ho ricevuto il minimo rimprovero dalla stessa Autorità. Evidentemente questa ha capito che l’interpretazione patristica non è sempre vincolante, perché l’allegorismo, pur lecito, è il prodotto di un lavoro umano, non privo di arbitrarietà soggettiva, ossia l’allegorismo è opinabile. Difatti la Commissione Teologica Internazionale (organo consultivo della Congregazione per la Dottrina della Fede) si è lamentata delle frequenti esagerazioni dell’interpretazione allegorica.

Don Ennio Innocenti

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