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L’uomo e il fine

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gen 192018

Quando, in liceo, mi imbattei in una pagina filosofica nella quale si affermava che l’uomo è fine in sé o a sé ne rimasi subito urtato come ad un’empietà, ma più tardi, in tutt’altro contesto d’ampio discorso, lessi tra gli Atti del Concilio Vaticano II queste parole: “Dio ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il quale – in terra – è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stesso, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sicuro di sé”.

E’ evidente che “la terra” è solo una componente dell’universo creato del quale è detto: “omnia per Ipsum”, ossia per il “Logos”, “facta sunt”.

Ma limitatamente alle creature terrestri l’uomo ha una dignità unica perché capace d’Infinito tanto che il “Logos homo factus est”.

L’uomo, pertanto, è voluto per se stesso perché si realizza nel dono di sé, come Dio, e questo si attua pienamente nell’Uomo Gesù, il Logos Incarnato o Umanato.

Questo non significa che tutte le altre creature non siano volute da Dio proprio per quello che esse sono, somiglianti analogamente a Dio, nell’unità armonica dell’Universo coinvolto – tramite l’uomo – alla glorificazione (o divinizzazione, come dicevano i Padri) di cui il Logos Umanato è primizia.

Ogni essere dell’universo creato è voluto da Dio, ma ognuno in relazione con l’altro e questo plesso di relazioni reali è l’universo creato armonizzato nell’uomo capace di donare se stesso nella via del Logos Umanato.

Invece, quando si dice che ogni essere creato è assoluto senza riferirsi a Dio, si dice un’assurdità, come quando si dice che l’esistenza viene dal nulla o anche quando si dice che le perfezioni determinate vengono dall’Indeterminato.

Don Ennio Innocenti

gen 192018

Finché l’uomo si è osservato all’interno del suo universo (il giro delle stelle e del sole, della luna e delle stagioni) ha potuto pensare d’essere prigioniero d’un ciclo eterno di cui non ha potuto capire la ragione, il senso.

Proprio la morte gli ha fatto sospettare che il ciclo naturale dell’eterno ritorno era insostenibile. Si convinse della possibilità di un al di là, ossia d’un mondo al di là di questo, immaginandolo anzitutto simile a questo, ma poi sospettando che non fosse neppure questo, ma poi sospettando che non fosse neppure immaginabile, né spaziale né temporale.

Questo sospetto cominciò ad aprirsi un varco in Persia (a metà strada tra Cina ed Egitto), poi, chiamato resurrezione, si diffuse in Palestina e, infine, Gesù chiarì: nell’altro mondo si è uomini, ma come angeli, non ci si sposa affatto, si vive come in un matrimonio, ma solo nel senso che ognuno realizza il dono perfetto di sé a Dio; ci sarà un mutamento tale che questo universo finisce, nel senso che ci sarà una creazione completamente diversa.

Così dal concetto della storia come ciclo dell’eterno ritorno, siamo passati a un concetto della storia come corsa volontaria ad un traguardo divino.

Però questo secondo concetto supponeva il mediatore, Gesù, in grado di far da ponte.

Molti hanno tolto Gesù e così il traguardo non è più divino, la corsa volontaria è affidata a mezzi solo umani, tecnologici, e tende alla manipolazione (tecnologica) dell’uomo, la corsa del progresso, che oggi fa affidamento alla manipolazione genetica. Si ricade così nel ciclo dell’eterno ritorno, in cui ci si deve rassegnare al non senso, a non capire il perché dell’esistere, della fatica della storia.

Don Ennio Innocenti

gen 192018

Clima e distanze hanno indotto il formarsi tra gli uomini di nicchie ecologiche, ma queste non furono completamente chiuse, ci furono sempre comunicazioni, non solo tecniche ma anche ideali. Mi colpì – da giovane – la notizia, attinta dalle informazioni di missionari, che sia tra gli eschimesi che tra i pigmei fossero reperibili tracce di monoteismo trascendentalistico. Questo mi suggerì la ragionevolezza di questa ipotesi: l’arco, che parte dalle antiche popolazioni con il culto del Ciclo (Cina) e giunge alle (ugualmente antiche) genti con il culto del Sole (Egitto), è forse illuminato da un senso religioso simile, analogo a quello dei pigmei e degli eschimesi, originariamente monoteistico, anche se declinante verso un certo naturalismo panteistico e quindi idolatrico. Certamente il culto fa supporre l’idea di una comunicazione fra Dio e gli uomini e forse il culto dell’ospitalità, diffuso in tutto l’arco euroasiatico accennato, indica la credenza che Dio potesse apparire tra gli uomini.

Del resto la tradizione, che racconta il proposito di Abramo di partire dal centro di quell’arco per preservare puro quell’antico senso religioso, dice che questo gli era stato trasmesso dai suoi padri. E il fatto che Abramo abbia incontrato, nel suo cammino verso l’estremo occidentale di quell’arco, un sacerdote con il quale si è trovato unanime, dice che quell’antico senso religioso sussisteva anche lontano dalla Mesopotamia, ossia dall’Assiria mediatrice dalla Cina. Poi ci fu la svolta abramitica e mosaica del rapporto amichevole tra l’uomo e Dio e da quando questo rapporto è diventato intimo, con Gesù (umanizzazione di Dio), allora la comunicazione di tanta intimità si è servita di tutte le vie (ben oltre i fiumi e i mari, ben oltre le rotte del cielo) per moltiplicare l’intimità del rapporto che da umano diventa divino, allargando la rete fino all’estremo sud del mondo.

Don Ennio Innocenti

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gen 192018

Diritto e Territorialità

Molti animali terrestri hanno bisogno di occupare una porzione di territorio come proprio (e talvolta esclusivo) e hanno l’abitudine di segnarlo coi propri odori. Anche l’uomo ha fatto qualcosa di simile, soprattutto per difesa, soprattutto per respingere l’aggressività di bestie e di uomini. Perciò la sua volontà di organizzazione sociale (= diritto) è stata vincolata e limitata al territorio.

Anche la Chiesa (società religiosa terrestre) ha dovuto rendersi conto, ad un certo punto della sua evoluzione, che la protezione del suo centro promozionale, comunionale e decisionale aveva bisogno, nel quadro di determinate contingenze storiche, di un territorio e ne ha ottenuto il riconoscimento dalle altre società.

Tale bisogno sussiste ancor oggi, benché in misura molto ridotta, ma per il permanere di limitanti contingenze storiche.

Infatti le società politiche odierne hanno ereditato un concetto di sovranità che è temibile: se la coscienza “politica” fosse tutta davvero imperniata sulla volontà del Bene fraterno degli uomini e, quindi, esprimesse la coscienza della propria identità, in coerenza con tal principio, anche nei rapporti con le altre società e identità, ugualmente fraterne, non ci sarebbe bisogno di occupazioni esclusive di territori.

E’ vero che l’uomo è terrestre, ma basterebbe l’altrui fraterno riconoscimento per delimitare il rispetto anche verso il contingente supporto terrestre di azione.

Ovviamente sto parlando d’un’ipotesi utopica, ma con fondamento storico, come dimostra la genesi di grandi comunità politiche che al loro interno hanno fatto valere il diritto (=volontà spirituale) superando e armonizzando le limitazioni territoriali originarie.

E’ dunque ragionevole formulare l’ipotesi che, in un quadro generale di rispetto giuridico coinvolgente tutte le comunità politiche, anche il centro terrestre della Chiesa potrebbe attenuare la protezione del suo supporto territoriale, ancor più di quanto è stato fatto al presente con la recente costituzione dello Stato Città del Vaticano.

Don Ennio Innocenti

Cade proprio quest’anno l’ottantunesimo anniversario dell’anno decisivo della guerra di Spagna che fu vinta contro la violenza persecutrice dei comunisti sostenuti da Stalin.

L’Italia inviò aiuti e sostegni decisivi fin dal ’36, quando i comunisti incendiavano centinaia di chiese, sia trasportando i ribelli franchisti con navi ed aerei, sia assicurando ai ribelli le Baleari, sia affondando le navi che portavano armi ai persecutori. Militari italiani sostennero tutte le principali battaglie fino alla presa trionfale di Barcellona (ma furono ben presenti anche alla caduta di Madrid all’inizio del ’39).

Parteciparono 80.000 militari italiani (di cui morirono più di 2.500): molti furono decorati al valore da Franco (tra questi anche mio padre).

Il nostro corpo di spedizione rientrò trionfalmente a Napoli e Genova a cominciare dal 1938 ed ebbe la benedizione e la lode del Papa Pio XII, per aver difeso la civiltà cristiana.

Effettivamente i comunisti uccisero più di 6.000 sacerdoti (tra cui 10 vescovi) e distrussero più di 30.000 chiese, esibendo sulle piazze le fucilazioni delle statue di Gesù Cristo. Bombardarono anche il celebre santuario della Madonna del Pilar, centrandolo in pieno mentre era colmo di gente, ma la bomba non scoppiò.

Il vero miracolo lo fece Franco che, finita la guerra, riunì tutti i caduti, vincitori e vinti, in un unico cimitero nella pace di Cristo. Ricordo con commozione la mia Messa al cimitero dei militari italiani.

Don Ennio Innocenti

gen 172018

Il mio ultimo volume sul “confronto religioso” sta già suscitando frettolose perplessità. Qualcuno, infatti, subodora che sotto il paramento del confronto io favorisca il dialogo tra le religioni e così rinunci alla missione cristiana. Invece la mia intenzione è che attraverso il confronto sia possibile il dileguamento dell’equivoco e proprio questo renda inevitabile la scelta che Gesù perentoriamente esige: aut – aut, o con lui o contro di lui. Certamente il dialogo permette alle differenti culture di offrire le proprie ragioni, ma il confronto impone di far valere il principio di contraddizione. E’ innegabile che la maggior parte delle persone conservi un’attenzione religiosa, ma questa non può restare generica, deve ottenere risposte alle attese fondamentali, e queste risposte andranno giudicate: soddisfacenti? insoddisfacenti? Le prime sono da accettare, le altre sono da respingere, altrimenti ci sarebbe l’indifferenza per la verità e quest’indifferenza impedirebbe radicalmente la fede, la scelta, l’approdo della religiosità. Invece il confronto permette di fare emergere le verità decisive. Il missionario cristiano accende il confronto, mostra le ragioni dell’incomparabile perfezione di Gesù e delle verità da Lui insegnate e dissipa i dubbi che possono coprire la verità trasmessa da lui e dai suoi amici, finché si rende accettabile il suo vangelo, nel quale brilla il dovere di accettare la sua predicazione, che ha un carattere ultimativo e inappellabile.

Il confronto decisivo non verte sull’arte, sui simboli e sui sentimenti, ma sulle verità.

Solo la disperazione della verità può impedire la scelta, ma anche la disperazione è una scelta (arbitraria, per giunta senza sufficienti e valide ragioni).
Don Ennio Innocenti

gen 162018

Il Papa ha fatto capire chiaramente la sua prima preoccupazione: la pace. La gente percepisce tale timore papale come derivante soprattutto dalla situazione instabile del Medio Oriente e dal gradasso della Corea del Nord.

Secondo me il Papa (che non può appoggiarsi alla malferma Europa) non vede il modo di contribuire all’equilibrio delle tre vere potenze davvero temibili per la loro instabilità.

Anzitutto quella statunitense, che pretende un primato mondiale solo a causa d’una potenza militare, a più titoli incrinata. Poi la potenza russa, che rifiuta l’egemonia statunitense, ma può vantare solo la invidiabile compattezza del consenso popolare al suo Presidente (che sarà confermato a marzo), ma non è in condizioni economiche tali da reggere l’urto di grandi ostilità. Infine la potenza cinese, sovrastante la sua area orientale, ma con problemi enormi sia interni che esterni.

La superbia con cui il Presidente USA ribadisce continuamente “America Prima!” può diventare esagerata e tale da indurlo in definitivi errori di valutazione, insopportabili dai suoi antagonisti.

Don Ennio Innocenti

gen 112018

Cinquanta anni fa la psicoanalisi, la droga, la nuova musica, miscela condita con hegelismo, esistenzialismo e sessismo furono il vento sovversivo che travolse la gioventù, cambiò le scuole in bordelli, fermentò gli anni di piombo, dette inizio all’autodemolizione del cattolicesimo, di ogni autorità, minò le basi della famiglia, oscurò il senso civico.

Veleni africani, arabici, induisti accentuarono la perdita della coscienza della identità europea, maschile, perfino femminile.

Ritornò di moda la dissoluzione artistica del primo Novecento, si pretese il voto politico negli esami universitari, s’impose l’anarchia perfino nel lavoro.

Vent’anni dopo cadde il Muro e iniziò il “ritorno all’ordine”, quello della fine della storia, dell’imperialismo liberale, finanziario, tecnocratico, quello della produzione degli esseri umani per via di modificazione genetica, quello in cui si profila la scelta apocalittica: aut – aut.

Don Ennio Innocenti

gen 112018

Se le autorità politiche della Cina non tenessero unita quella marea di gente loro sottoposta, non solo sarebbero tragicamente travolte e sepolte, ma l’anarchia conseguente l’eventuale loro fallimento destabilizzerebbe l’intero Oriente e le ondate migratorie diventerebbero catastrofiche per l’Eurasia; per mantenere l’unitaria compagine di quelle genti devono assicurare loro un tollerabile livello di vita (dunque, di lavoro, di commerci, di solidarietà); di qui la necessità per esse di rapporti globali e perciò umani e civili; tuttavia la loro impresa non può ignorare enormi difficoltà. Infatti si sentono militarmente contenute dal semicerchio dello strapotere marittimo degli USA, si sentono obbligate alla necessità di mantenere aperti mercati di esportazione e di fonti di approvvigionamento, si sentono anche sollecitate ad alimentare tra le loro genti una cultura che dia loro ragioni per la fatica di vivere.

Tuttavia i dirigenti cinesi per assicurare al loro Paese una potenza militare adeguata sono costretti a spese enormi, le relazioni socio-economiche li spingono a favorire equilibri, le inevitabili osmosi culturali suggeriscono loro di superare antichi paralizzanti conservatorismi spirituali come anche moderni angusti ideologismi illuministici.

Se da una parte le nuove “vie della seta” promettono fondate speranze, dall’altra gli inquietanti fermenti islamici – sia interni che esterni – alla Cina non prospettano alcunché di rassicurante.

E’ possibile invece che proprio la connessione euroasiatica, mentre favorisce il necessario sviluppo tecnologico, suggerisca anche il superamento dell’ideologismo illuministico materialistico col recupero del proprio “ordine celeste”, che più volte, nella storia cinese, aveva dimostrato disponibilità spontanee di saldatura con il seme cristiano.

Don Ennio Innocenti

Gesù si interessò alla moneta romana. Anche ai Padri dei primi secoli non sfuggì il problema monetario, ma furono i teologi che assistettero al primo sviluppo del capitalismo medievale a trattare con logica serietà il vitale problema.

In epoca moderna ci fu, con l’iniziativa della Banca d’Inghilterra, il grande mutamento monetario e la grande abbuffata del tasso di interesse. La Santa sede ricordò che la moneta non poteva essere staccata dalla morale e dal lavoro, ma ormai era anch’essa nella grande rete dei banchieri internazionali. Leone XIII e Pio XI diedero l’allarme contro lo sfruttamento del lavoro a profitto dell’impero finanziario, ma la situazione peggiorò nel 1944 con l’impero mondiale del dollaro e la successiva anarchia dei banchieri.

Giovanni Paolo II ebbe il coraggio di nominare i principali responsabili dello strozzamento dello sviluppo, che sono la Banca Mondiale e il Fondo Monetario (mano destra e sinistra della Fed statunitense), ma dopo di lui… silenzio, o solo vaghe deprecazioni, anche perché il Vaticano stesso è prigioniero nella grande rete.

Eppure il difetto principale dell’economia attuale è monetario e anche la Banca Europea ne è prigioniera.

Si dice che i Russi stiano organizzando un nuovo sistema, ma non se ne sa molto.

Oggi bisogna urgentemente ribadire che:

1.  il valore della moneta dipende dal lavoro;

2.  il tasso d’interesse deve coprire solo spese dell’organizzazione e del rischio;

3.  l’inflazione è sempre una falsificazione;

4.  nessun deposito d’oro può coprire il fabbisogno di moneta per la produzione;

5.  l’emissione di moneta deve essere sempre relativa alla produzione di beni,

6.  la scienza monetaria deve dipendere da quella economica, questa dalla politica razionale e questa dalla morale.

Adesso controllate i trattati attuali di dottrina sociale della Chiesa.

Don Ennio Innocenti

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